il cinema riTrovAto
Dopo le imbarazzanti secche dell’estate, a settembre l’Italia torna a essere un paese “cinematograficamente” civile. Ecco i registi, le tendenze, gli attori che segneranno la nuova stagione cinematografica.

Aria, acqUa, DiSneyland…
Le corazzate hollywoodiane d’autunno sono poche, ma capaci di segnare con i loro incassi l’intera annata. Il 1 settembre spicca il volo Superman Returns: Bryan Singer (I soliti sospetti e la saga di X-Men) orchestra il ritorno a Metropolis di Clark Kent, interpretato da Brandon Routh, un perfetto sconosciuto la cui filmografia conta soltanto qualche apparizione erratica in alcune serie televisive. Per effetto di Spider-man 2, l’intrigo è condizionato dalla storia d’amore tra Kent e Lois Lane anche se già sono scoppiate le polemiche dei fan per l’aspetto troppo effeminato del supereroe. Quello che stupisce, oltre agli effetti speciali, è l’incredibile mimetismo visivo con i fumetti e l’originale di Richard Donner del 1978. I pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma (13 settembre) invece, ha spopolato in patria più del primo episodio. Il successo delle nuove avventure del pirata punk Jack Sparrow (Johnny Depp), ispirate ad un’attrazione di Disneyland, confermano l’eterna fame di puro intrattenimento del pubblico americano (e di quello di tutto il mondo).
  
Un mondo fantastico! Le proSSime uscite
In tempi di realtà cupa e violenta, il genere fantastico, al suo meglio, cerca le giuste chiavi per leggere il presente. Un presente desolato e allucinato è quello decritto da Un oscuro scrutare (20 ottobre) di Richard Linklater: tratto dall’omonimo romanzo di Philip K. Dick e realizzato con la tecnica del Rotoscoping digitale, che trasforma gli attori in carne ed ossa in animazioni, descrive un mondo in preda alla paranoia e alla malattia dell’identità. Più misterioso ed etereo è The Lady in the Water (29 settembre), nuova film enigma di M. Night Shyamalan (Il sesto senso, The Village) che immagina una ninfa delle favole (Bryce Dallas Howard), imprigionata nella piscina di un complesso residenziale. Un esplosivo cortocircuito tra quotidiano e fantastico che diventa molto ambizioso in The Fountain (3 novembre), il ritorno al cinema di Darren Aronofsky, che racconta la storia di un uomo disposto a tutto (anche a viaggiare nel tempo alla ricerca della fonte della giovinezza), pur di salvare la moglie malata di cancro. I figli degli uomini (17 novembre) di Alfonso Cuarón è invece ambientato nel  2027, in un mondo letteralmente sterile: compito del protagonista è proteggere l’unica donna misteriosamente incinta. Più orientato alla pura evasione è invece Eragon (22 dicembre), un fantasy di giovani eroi e draghi, che tenterà di emulare i colpacci natalizi de Il signore degli anelli e de Le cronache di Narnia.    

Quando il genio puzza d’astuZia: giovani che fanno vendere. Il calendario
C’è una nuova generazione internazionale di registi, tra i trenta e i quaranta anni, provenienti degli ambiti più disparati (videoclip, animazione, commercials, famiglie importanti) che, etichettati geni al primo film, sembrano essere diventati i favoriti di tutta una nuova generazione di cinefili. Abili nel mescolare buone musiche, storie ad incastro e una visualità esuberante, accecano più che convincere ma intanto la critica esulta festosa. Di questa famiglia molto “cool” fanno parte il francese Michel Gondry (Se mi lasci ti cancello ma un passato da videomaker favorito di Bjork), che ne L’arte del sogno (uscita da definire) intona un peana alla fantasia del suo protagonista, Gael Garcia Bernal; Sofia Coppola, il cui Marie Antoniette (17 novembre) sulla regina della Francia rivoluzionaria, è un’opera rock più che storica; il coreano Kim-Ki-Duk (Ferro 3) che in Time (25 agosto) prolunga la sua poetica dell’amore neoromantico e neanche troppo sottilmente misogino; e soprattutto Alejandro Gonzàles Iñarritu, il più ambizioso di tutti, che dopo averci tolto la vita con il labirinto furbastro di 21 grammi, rincara la dose con Babel (27 ottobre), un mosaico di storie dolorose, divi bellissimi e un pizzico di attualità.

Last minute in Marocco e il “muccinismo”
Se la nuova stagione regalerà il ritorno di maestri vecchi e nuovi, veri e presunti (Mario Monicelli, Paolo Virzì, Gianni Amelio, Giuseppe Tornatore), quello che impressiona di più del nuovo corso del cinema italiano è il fenomeno del muccinismo (da Silvio e non Gabriele). Attori giovanissimi che grazie a un film adolescenziale diventano subito delle star: è successo al fenomeno Muccino, a Riccardo Scamarcio, quest’anno a Nicolas Vaporidis (Notte prima degli esami). E potrebbe succedere il prossimo ai protagonisti (Daniele De Angelis e Lorenzo Balducci, supportati da Vaporidis) di Last Minute in Marocco di Luca Falaschi o a Federico Costantini in Cardiofitness di Fabio Tagliavia. Una generazione di ventenni che sembra incarnare l’unica Italia che il nostro cinema vuole descrivere: quella degli adolescenti ricchi, inquieti e tormentati.

I magnifici 6 della stagione
E ora i film più attesi della stagione. Ognuno ha i suoi e io scelgo:
Miami Vice (11 agosto) di Michael Mann perché non si vedrà mai più un film tratto da una serie televisiva così scintillante e feroce.
The Departed (20 ottobre) di Martin Scorsese, perché quando il regista italo-americano incrocia il thriller, oltre agli occhi tremano le vene e i polsi.
Grizzly Man (15 novembre) di Werner Herzog, per lo sguardo curioso e folle di un regista visionario.
Black Dalia (novembre) di Brian De Palma, perché sarà il trionfo di due perversioni, quella del regista e quella dello scrittore più nero d’America (James Ellroy).
Flags of Our Fathers (27 ottobre), perché Clint Eastwood è un saggio delle emozioni, da ascoltare sempre.
Luci della sera (7 dicembre) di Aki Kaurismaki per i suoi silenzi d’oro e perché il finlandese è l’ultimo degli anarchici.
E infine Inland Empire (da definire) di David Lynch, per la splendida definizione data dallo stesso regista: “una donna in pericolo, ed è mistero”.


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