I marocchini? Gentili e raffinati
Un viaggio alla medina di Rabat ci fa scoprire una nuova faccia dei marocchini. Quella che non viene comunicata dai media e che è invece il quotidiano vivere tra le vie del suq…
La parola l’abbiamo trovata noi occidentali e colonizzatori durante l’occupazione del Maghreb (Marocco, Algeria e Tunisia) molto tempo prima dell’occupazione in Iraq. Vuol dire “città”, la città araba tradizionale; e io ho da poco visitato quella di Rabat, la capitale politica del Marocco. La Medina è cinta da mura medievali turrite lunghe oltre 5 chilometri, una specie di corona protettiva. L’ingresso alla medina può avvenire attraverso la “Bab el-Had” (la porta del mercato) sopra la quale nel XIX secolo venivano esposte le teste dei ribelli giustiziati, un modo veloce e pratico per ornare l’ingresso e dare un caloroso benvenuto. Oltrepassata la porta si ritrova la vita, la vita araba, quella chiassosa dei bambini onnipresenti, delle donne che discutono, dei commercianti che vendono...a proposito, la prima sensazione che ha il tipico turista occidentale è quella del fastidio per l’insistenza di alcuni commercianti che vogliono farti entrare nella loro bottega e il pensiero quando si contratta il prezzo che “ci vogliono fregare”. Certo, la convenienza del prezzo è la sintesi tra l’abilità del bottegaio e quella dell’acquirente, però vi assicuro che anche da noi, in molte boutique del centro d’alta moda ci “fregano” ugualmente, pur senza insistenza ma semplicemente mettendo una firma a un pezzo di stoffa (ci sono signore che collezionano più firme loro di Marco Pannella a un referendum!).

 

Ma torniamo alla medina e perdiamoci tra le vie del suq, del mercato sovraffollato, dove i nomi delle vie dipendono da quello che si vende: la via dei tessuti, dei tappeti, dell’artigianato, dell’oro...una toponomastica che ricorda quello che doveva essere il centro di alcune città italiane nel passato: “via dei Chiavari”, “via degli Orefici”, via dei Sellai”; infatti diciamolo subito, un viaggio in Marocco è anche un viaggio nel nostro passato. Le botteghe che più mi hanno ammaliata sono le botteghe delle spezie, collinette di polveri profumate dai colori fortissimi, da non confondersi con i cumuli bianchi di detersivi in polvere che qui si vendono sfusi.

Spesso si incrociano donne con l’impasto avvolto in un tovagliolo che portano a un forno per avere il pane caldo (il pane è buonissimo e lo si usa al posto del cucchiaio per mangiare il montone nelle “tajine”, il tipico recipiente in coccio con il coperchio conico). “Francaise?, Espanola?” senti domandare al tuo passaggio “No, Je suis italienne!” “Italienne....bela italia...Totti!” Appena dici che sei italiana ti dicono “Totti, spaghetti, Laura Pausini” ecco l’Italia conosciuta in Marocco! Altro che Garibaldi, Verdi, Dante!

Oh...che bella fontana! E’ la “Fontana Merinide” dell’adiacente Moschea di Moulay Sliman, una fontana per le abluzioni, decorata di “zellij”, piccole e coloratissime piastrelle di ceramica; tiro fuori la macchina fotografica e subito la gente si sposta per consentirmi di fare la foto. Il popolo della medina è protettivo, gentile, simpatico e quando un uomo ti sorride con la sua bocca carnosa tira fuori una dentatura d’avorio che mi viene un leggero attacco di tachicardia! Per il momento soddisfiamo almeno altri tipi di appetiti...cosa mangio? Mangio un ottimo “cuscus” al pollo e poi un tè alla menta, quella stessa menta dal profumo tonificante trasportata sul dorso dei muli.... ci mettono molto zucchero (d’altronde qui anche i dolci sono veramente dolci!) e l’acqua con cui la preparano è ottima (mi sono sempre rifiutata di credere che l’acqua sia incolore e insapore), il Marocco è molto ricco di falde acquifere nel sottosuolo.

Al tramonto la voce del “muezzin” invita alla preghiera dall’alto del minareto sul quale spesso nidificano le cicogne che in Marocco sono di casa. La vita araba: bambini, uomini e donne che almeno qui non vediamo dilaniati dalle bombe “intelligenti”!

 

In Marocco ad aprile

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