Scemi di guerra e cieli rotti
Il teatro di Ascanio Celestini e la danza di Julie Ann Anzilotti per raccontare con voci diverse il non-sense della guerra. E poi atmosfere on the road, esplorazioni dell’animo umano e il peso della vita che schiaccia corpi nudi e striscianti…

Scemo di guerra

 

Roma, 4 giugno 1944

Scemo di guerra, spettacolo affabulatorio del sempre più bravo Ascanio Celestini, consente una riflessione che prescinde o supera – fate voi – l’ordine narrativo del testo teatrale per entrare nelle ambiguità del palinsesto morale della nostra società. Tanto per capirci: è “scemo” chi fa la guerra o chi la subisce passivamente? Bisogna essere scemi per fare la guerra o si diventa scemi a causa della guerra? Che succede quando in guerra scemano le forze e cede l’intelletto che fino a poco prima le aveva governate? Tutto questo e molto altro in questo racconto costruito con una libera e coinvolgente sintassi dove la memoria individuale, tramandata oralmente di generazione in generazione, incontra le drammatiche condizioni di un presente ancora non liberato dalle guerre. Celestini si dimostra per quello che è: uno degli autori-registi più raffinati e intelligenti della nuova avanguardia teatrale italiana. Lo spettacolo è completamente dominato dalla sua presenza. Giacca nera, pantaloni un po’ fanè , pizzetto mefistofelico, occhi attenti, bocca aperta per lasciare uscire un fiume di parole che riportano lo spettatore indietro nel tempo, indietro a quel lontano 4 giugno 1944, pagina della storia italiana ma anche scrittura personale dell’autore intrisa di melanconia, di ricordo, di dolore. C’è in questo profluvio di parole verità e fantasia, orrore e sentimento; ci sono corpi straziati ma mai sulla scena. Celestini evoca con la voce ciò che il padre e il nonno gli dicevano e noi spettatori assenti di nuove tragedie mediatiche vediamo con gli occhi della mente, capiamo con il cuore ciò che le nostre orecchie non vorrebbero ascoltare. Poi fine, buio, sipario, lo scemo di guerra non c’è più. A casa si capirà il senso di questo teatro. Vi rimbalzeranno in testa le parole di Celestini: “mio padre diceva… mio nonno diceva… mio padre andava…” . forse era anche il nostro padre, il nostro nonno, il nostro avo. La storia è di tutti, la memoria è di tutti.

SCEMO DI GUERRA - Roma, 4 giugno 1944

Spettacolo di e con Ascanio Celestini

Teatro Vittoria, via Gramsci 4 -Torino

Info e prenotazioni: 0115176246; www.teatrostabiletorino.it

Dal 5 al 10 aprile 2005

Biglietti: da 13,00 a 10 Euro

 

The Busker’s Opera

Bertolt Brecht non immaginò neanche lontanamente quando la scrisse, che la sua Opera da tre soldi ispirata alla Begger’s Opera di John Gay (1728) sarebbe valsa nel tempo molto più di pochi spiccioli. Questa grandiosa epopea di poveracci e di “sfigate”, di disperati e delinquenti – modelli oggi tornati di gran moda anche in Italia grazie a un restyling letterario di natura un po’ esterofila che li definisce beautiful oltre che loosers (belli e perdenti, per chi non sapesse l’inglese) – è uno dei testi più saccheggiati della storia del teatro. Ce la ripropone – e ve la consigliamo alla grande – il canadese Robert Lepage, cogliendone l’aspetto più interessante, cioè la vita di strada. Vi chiederete perché è interessante? Semplice: la strada è la radice della cultura letteraria angloamericana degli ultimi cinquant’anni ed è anche una delle matrici fondamentali del teatro. Tutte e due sono ottime ragioni per vedere questo spettacolo, senza contare che on the road sono nati i generi musicali più sorprendenti della storia della canzone: dal jazz al blues, dallo ska al rap. Magnifico ritrovarli a teatro in questa produzione, che oltre all’indagine antropologica offre anche un bello spaccato di vita da mainstream. Si ironizza sullo star system tritatutto e sul potere dell’immagine mediatica. Quanto vale l’operato di un artista quando viene svenduto sullo schermo televisivo? Non me ne intendo, ma credo più di tre soldi!

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The Busker’s Opera
ispirato a The Beggar’s Opera di John Gay
ideato e diretto da Robert Lepage
direttore musicale Martin Bélanger

drammaturgo Kevin McCoy
Produzione Ex Machina, in coproduzione con Festival Montréal en Lumière, La Filature, Scène Nationale de Mulhouse, Maison des Arts, Créteil, UCLA Live, University of California, Los Angeles, Robert and Margrit Mondavi Center for Performing Arts, UC Davis, spielzeiteuropa I Berliner Festspiele, Berlin, Théâtre de Caen, Théâtre Royal de la Monnaie, Brussels, Change Performing Arts, Milano

Teatro Strehler, Milano
6–10 aprile 2005
bliglietti platea: da 35,00 a 20,00 Euro; balconata: da 27,00 a 17,00 Euro
Per informazioni e prenotazioni, tel. 02/72333222

Camus, lo straniero

Quando uscì nel 1942 in piena guerra, il premio Nobel di origine algerina Albert Camus, ebbe a scrivere in una prefazione a un’edizione americana del suo celeberrimo e duro Lo straniero: “è una verità ancora negativa senza la quale però nessuna conquista di sé e del mondo sarà mai possibile”. Tradotto in soldoni e attualizzato: guardate che se non accettiamo il marcio che abita nelle nostre schifiltose e un po’ snob coscienze occidentali non si va da nessuna parte. Tanto nel testo originario che in questa pièce teatrale ben interpretata da Valeriano Gialli e dai suoi compagni di scena, il protagonista è Meursault, un modesto e apatico impiegato che vive ad Algeri in uno stato di indifferenza e di estraneità a se stesso e al mondo. Un giorno senza sapere perché e per come l’uomo uccide un arabo. Viene arrestato e spontaneamente confessa, affronta il processo e viene condannato a morte. Il punctum del testo e anche dello spettacolo è la sua reazione. Meursault è un eroe dell’assurdo; non cerca giustificazioni, difese o menzogne; la sua lucida coscienza del reale gli consente di giungere attraverso una logica esasperata alla verità di essere e di sentire. Nello spettacolo anche noi spettatori prendiamo lentamente coscienza di quell’aspetto terribile e disumano che abita talora in noi, sentiamo che in fondo dovremmo accettare l’altro, il diverso, il fratello di un altro colore o di un’altra bandiera ma non riusciamo perché il vero alieno è l’io, l’ego, il nostro corpo. È allora soffriamo, come è giusto che sia, insieme a Meursault, sperando di evolvere e di trovare finalmente un po’ di pace.

CAMUS, LO STRANIERO

Da Lo Straniero di A. Camus

Con Valeriano Gialli, Rosalba Piras, Giovanni Loi Marcello Enardu, Tiziano Polese, Elisabetta Podda.

Regia: Lelio Lecis

Musiche: Simone Pilai

In Progetto Rettilario

Teatro juvarra, via Juvarra, 15 – Torino

1 – 3 aprile 2005

biglietti: da 10 a 8 Euro

info e prenotazioni: 011540675


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