Deejay: satana o clown?
Prima demonizzato come ispiratore di irreparabili tossicodipendenze o spericolate acrobazie sulle autostrade, ora ridicolizzato nei reality show come figura jolly per salvare l’audience… Povero diggei!

Mi succede sempre più spesso di provare insofferenza verso certa tv e certa stampa che si occupi di DJ. So benissimo che potrei dare una impressione ipocrita. Perché conquistare spazi di interesse del pubblico è sempre stata una “sana” ambizione da parte di chi, come me, lavorando in penombra (quasi al buio), non disdegna l’esposizione a mezzo stampa o radio o tv, non fosse altro per la testimonianza del buon lavoro fatto. Ma da un po’ di tempo, da quando i DEEJAY si accalcano nei reality show in tv con quell’aria da simpatico cazzone buono per tutte le minestre, la cosa mi sta preoccupando. Fino a oggi, a parte l’essere ignorati dal punto di vista lavorativo (al contrario che nei paesi anglo-sassoni dove il mestiere di deejay ha una dignità professionale da anni) il peggio che potesse capitare, e a me è capitato più volte, era essere interpellati dai mass-media nei malauguratissimi avvenimenti di nera dovuti alle droghe o agli incidenti stradali. Perfino sulle baby-gang hanno cercato il punto di vista del deejay “immerso nell’immaginario giovanile”. Addirittura, non credevo alle mie orecchie quando un paio di mesi fa, la redazione di “Buona Domenica” mi avrebbe voluto in studio a dibattere i perché e i percome dell’allagamento del Liceo Parini; io… che conosco tanto bene i giovani!

Rispondendo loro che “più che di un DJ forse avete bisogno di un idraulico…”, ho riparato col sarcasmo alla frustrazione di essere sempre associati, noi poveri gira-dischi, a eventi catastrofici dell’universo giovanile. Qualcosa di simile credo l’abbia provata anche il mio amico Albertino che ascoltando l’improbabile voce fuori-campo di Lucignolo (già involontaria citazione di un Jack Folla il quale a sua volta non era altro che la versione intellettuale di Lupo Solitario, il radio-dj di American Graffiti…) deve aver sublimato il tutto facendone una geniale parodia (mitica) nel suo programma a RADIODEEJAY. Pensavo fossimo al culmine… e invece DJ FRANCESCO va “sull’isola” e per tutti diventa noto con il vezzeggiativo di “DIGGEI”, contemporaneamente il GRANDE FRATELLO ingoia un vero collega, pleonastico farne il nome, e lo trasforma in un ingrediente buono per ogni pietanza televisiva a botte di trenini e “jamme jamme”...  Una vera débacle! Tanti anni impiegati a costruire un minimo di rispettabilità, tanti amici e maestri tra i pionieri della club culture italiana che con il loro intuito e la loro creatività hanno fatto della attività di DJ il punto di partenza per mete molto più alte: cito Carlo Massarini, Roberto D’Agostino (imperdibili le sue performance new-romantic al PIPER anni ’80) fino a Claudio Cecchetto o Andrea Pellizzari. Adesso devo spiegare perché non porto anch’io i calzini diversi e mezzo quintale di spillette addosso.

 

www.claudiococcoluto.com


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