V COME VENDETTA
Old Boy, il quinto film del coreano Park Chan-wook, è un iperbolico diluvio d’immagini. Ma quando la forma oscura il quadro, non resta che abbandonarsi al virtuosismo della messa in scena

Alcuni registi amano esplorare la struttura del genere per affinare lo stile o inserire varianti personali al sistema delle norme e dei topoi tradizionali. Park Chan-wook, nello sfarzoso Sympathy for Mr Vengeance (2002) aveva stupito per l’abilità di condurre il thriller sul terreno della lotta di classe. Con Old Boy, adattamento del manga eponimo, il cineasta abborda con grande dispendio formale il tema della manipolazione narrativa attraverso una vendetta crudelmente orchestrata. Il film si apre su un uomo lesto di forchetta e di bottiglia. Di ritorno da un giro notturno con il fratello, Oh Dae-soo si appresta a tornare a casa dalla moglie e dalla figlia quando sparisce improvvisamente. Rapito. Imprigionato in una cella senza motivo. Unico contatto con il mondo esterno è la televisione, da cui apprende l’omicidio della moglie, il suo statuto di sospetto numero 1 e assiste alla marcia forzata del suo paese verso la transizione democratica. Se questa lunga carcerazione lo conduce a un passo dalla follia, la prospettiva della vendetta lo tiene però in vita. Dopo circa 15 anni ritrova la libertà, rintraccia rapidamente i responsabili, ma deve comprendere ancora le ragioni della sua ingiusta punizione. Lee Woo-jin, il mandante, lo invita a scoprirle per mezzo di un macabro gioco.

Ai “contenutisti” Old Boy sembra non dire granché: classico esercizio di stile un po’ mascalzone eseguito da un regista dotato che offre i suoi talenti agli studios. Ma il film di Park Chan-wook seduce grazie al virtuosismo di una messa in scena esplosiva, alla rappresentazione cruda, ma spoglia del vouyerismo della violenza. Se il suo film precedente si affidava a una macchina da presa mobilissima quest’opera riposa invece su un montaggio flamboyant, ma le immagini survoltate non impediscono mai a Park di ritrarre magnificamente l’interpretazione allucinata di Choi Min-sik, un attore completamente posseduto dal suo personaggio.

Old Boy insomma si iscrive nella vena migliore del cinema spettacolare coreano. E’ dalle parti del videogioco e del fumetto che trova la sua ispirazione ma, al contrario della maggior parte delle grasse trasposizioni hollywoodiane, riesce ad affrancarsi dal modello e ad affermarsi come  opera autonoma. Così tra il cinema d’autore e il blockbuster, Park Chan-wook ci regala un film di grande spettacolo e pura gioia visiva. Pare che la vendetta sia un piatto da mangiare freddo, in Old Boy si divora con furore.

 

Un paese doppio - Intervista a Park Chan-Wook

Benché abbia cominciato a girare nel 1992, Park Chan-wook fa parte della nuova generazione dei registi coreani, protetta economicamente, che si è fatta conoscere in Europa a partire dal 1997. Joint Security Area (2000) e poi Simpathy for Mr. Vengeance gli hanno già regalato un’identità forte, attraversata da temi nazionali e ossessioni personali, rinsaldata da Old Boy, Gran Premio della Giuria a Cannes 2004.       

La tematica della reclusione ha un retrogusto molto pessimista. Ha a che fare con il clima politico coreano?

All’epoca di Join Security Area ho conosciuto la dittatura, la vita urbana con la sua oppressione, le manifestazioni degli studenti, la tortura, il servizio militare obbligatorio. Anche a casa, per paura, si parlava di politica soltanto sottovoce, perché temevamo di venire spiati. A mio padre, che era abbonato al Time, una volta venne recapitata una copia della rivista con tutti gli articoli che parlavano male della Corea sottolineati. Era stata la censura. C’era un clima di terrore e si viveva segregati, in un paese doppio, apparentemente normale ma assolutamente soggiogato.

Ma nel film l’unica uscita da questa situazione sembra essere la via della violenza…

E’ il clima generale. Old Boy non è un film politico, piuttosto l’espressione di un sentimento personale. In Corea le piccole rivoluzioni sono sempre molto violente e, in genere, sono seguite da repressioni durissime.

Ti piace lavorare all’interno della struttura del genere?

I film che ho fatto s’iscrivono in generi diversi e non sono affatto settario sull’argomento. Quando realizzo qualcosa, cerco sempre di inserire degli elementi di mistero, dei criminali, uno stato d’allerta costante. Non ho il desiderio di ridurmi a un genere specifico, anche se spesso affronto un tema criminale. Inconsciamente è presente in tutti i miei film.

Old boy sembra più controllato nella regia di Sympathy for Mr. Vengeance?

Sono due storie molto diverse, trattate con uno stile appropriato, e non mi interessano i progressi tra un film e l’altro. Join Security Area era sicuramente un passo avanti rispetto ai film precedenti e Simpathy più riuscito di Join. Ma credo che troppo controllo sia nocivo. Un pizzico di azzardo e inconsapevolezza danno energia a un film.

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