Occidente e Islam: uno scambio fruttuoso
Dal ‘Maometto cristiano eretico’ all’Islam ‘religione diabolica’; dal ‘feroce Saladino’ al ‘Turco nemico della croce’, i rapporti tra Europa e Islam sono sempre stati pensati alla luce di un preconcetto ostile. Naturalmente sbagliando…
Ad esempio durante il medioevo, e fino all’inizio dell’età moderna, le leggi musulmane erano molto più tolleranti di quelle cristiane. Basta leggere i saggi del grande storico inglese Bernard Lewis, per accorgersi che nei secoli XV, XVI, XVII, i territori sotto il dominio musulmano, in Africa o in Medio Oriente, erano un rifugio per gli europei perseguitati. In quanti lo sanno?

Ecco, ho fatto questo semplice esempio per rendere l’idea di come sia persino facile cadere nei pregiudizi, di come la storia dei rapporti plurisecolari tra Occidente e Islam sia in realtà più complessa e non si presti ai facili schematismi in voga oggi.

Ma soprattutto per sottolineare come persistano purtroppo reciproci fraintendimenti storiografici, e questo naturalmente avvelena le relazioni. Che però fruttificano. Anzi. Proprio oggi, a partire dalla ricca Europa, sono più feconde che mai. Nel senso: sei milioni di immigrati musulmani residenti in Francia non rappresentano solo un problema di ordine pubblico. Piuttosto: è tutto un mondo culturale e valoriale che centrifuga la pancia della società francese contaminandola dal di dentro. E lo stesso vale per gli Stati Uniti, per l’Inghilterra, la Germania e, a seguire, per tutte le altre nazioni europee, seppur in misura minore. Insomma è qualcosa che penetra sottopelle, una massa di rottura enorme. Basti solo dire del fenomeno arabo degli ultimi 2- 3 anni e delle sue implicazioni sociologiche: parliamo della tv Al Jazeera, che almeno a partire dall’11 settembre sta oscurando i grandi network occidentali. Bene. Oggi le news del network del Qatar entrano nelle rassegne stampa di mezzo mondo e nelle mazzette che contano, dando vita a un fenomeno di circolazione di notizie “al contrario” che non è ancora stato discusso a dovere. La rivoluzione in punta di parabola satellitare.

Altri esempi? Dal punto di vista culturale ci sono due posti che stanno diventando sempre più tappe obbligate per tutti coloro che vogliono farsi un’idea un po’ meno stereotipata del medio oriente odierno: l’Istituto del mondo arabo a Parigi e la grande e avveniristica biblioteca di Alessandria d’Egitto. Andateci, vale la pena.

Poi c’è la musica, veicolo di contaminazione popolare per eccellenza. In particolare tre album, nell’ultimo scorcio del 2003, hanno sbancato le classifiche di mezza Europa: Utopie D’Occaz degli Zebda, algerini di Tolosa, il cui linguaggio sta cambiando letteralmente il vocabolario francese; Arabesque di Jane Birkin, che canta i successi del marito Serge Gainsbourg con arrangiamenti arabeggianti, e Le Pas De Chat Noir del liutista tunisino Anwar Brahem, ricercatissimo nel raffinato mondo del jazz. Mentre a Londra, l’irachena Zaha Hadid, è l’architetto donna più celebre d’Inghilterra. Alcuni dicono del mondo.

Cosa significa tutto questo? Semplice. Che sotto la crosta delle rispettive diffidenze qualcosa si muove. La cultura e il simbolismo arabo si mescolano con il nostro mondo e gettano ponti, aprono filoni nuovi e originali. La contaminazione è scattata. Prendiamone atto. Anche questa è globalizzazione, no?

in libreria
Per saperne di più dei rapporti secolari Occidente – Islam, o anche solo per gustare la splendida letteratura mediorientale contemporanea. Qualche suggerimento dalle librerie italiane: Bernard Lewis: L’Europa e l’Islam (Laterza) Franco Cardini: Europa e Islam, storia di un malinteso (Laterza) Edward Said: Orientalismo (Feltrinelli) Paul Smail: Alì il Magnifico (Feltrinelli) Yasmina Khadra: Le rondini di Kabul (Mondadori) Orhan Pamuk: Il mio nome è rosso (Einaudi) Aziz Chouaki: La stella d’Algeri (E/O)

nel tempo libero
Cinema, hobby, tempo libero. Anche in Italia sta prendendo piede la cultura araba. Recentemente, infatti, c’è stata una doppia affermazione di registi arabi nel Belpaese: l’algerina Yamina Bachir Chouikh ha vinto il premio del cinema africano a Milano con il film Rachida, storia di una maestra algerina in pieno terrorismo islamico. Mentre la tunisina Raja Amari, con la pellicola Satin Rouge, ha vinto il festival di Torino. Sempre a Milano, poi, sta diventando di gran moda frequentare il bagno turco o arabo (hammam) di viale Abruzzi oppure andare a cena al ristorante libanese Ali Babà in zona piazza Marinai d’Italia.

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