Eufemismi e cancro
In Italia certe parole fanno paura. Cancro è una di queste. Preferiamo sostituirla con “brutto male”. In America invece cancro si dice. Risultato? Fa meno paura

La nostra cultura e il nostro linguaggio producono un gran numero di eufemismi. Gli eufemismi sono frasi o giri di parole usati per evitare altre parole considerate sconvenienti o tabù. Nora Galli de’ Paratesi ha scritto un bel libro sull’eufemismo (Le brutte parole. Semantica dell’eufemismo, Milano, Mondadori, 1969) che è un piccolo classico ancora da leggere.

Questa premessa sull’eufemismo è necessaria perché voglio affrontare la questione del cancro. Qui da noi la parola suscita sensazioni negative, di indicibile fastidio, addirittura scongiuri. Si cerca di evitarla e si preferisce dire “un brutto male”, o “un male incurabile”, un “malaccio”, una “lunga malattia”. Questi eufemismi nascondono paure profonde di destini dolorosi. E sembrano più diffusi nei paesi cattolici che negli altri.

In America, cancro si dice: anzi, si ripete con insistenza e frequenza. Non c’è programma televisivo che non ne parli. Non c’è telegiornale che non abbia una rubrica sul cancro. Dalle 5 della mattina alle 10 di sera, i cittadini americani che guardano la televisione – cioè tutti - ascoltano per centinaia di volte la parola cancro. Che, alla fine, sembra fare meno paura.

Ecco qualche esempio, tratto dalle trasmissioni dei grandi network televisivi in una città come Chicago. La ABC (www.abc7chicago.com) ha una rubrica fissa sulla Cancer Awareness, i cui contributi più recenti sono sul cancro gastrointestinale – con consigli alimentari e di comportamento – e sui sintomi del cancro alle ovaie, con video sullo stress provocato dal cancro e sulla difesa della qualità della vita per i malati di cancro. La catena CBS (www.cbs2chicago.com) ha a Chicago in Mary Ann Childers una giornalista che dedica alla lotta contro il cancro tutte le sue energie parlando quotidianamente di rischi e terapie con informazioni aggiornate tratte costantemente dalle pubblicazioni specialistiche. La NBC (www.nbc5.com) ha un Cancer Center che affronta i problemi della sopravvivenza al cancro con realismo e serietà: discute dei problemi psicologici, come di quelli finanziari, legati al costo delle terapie, vissuti dai cittadini americani.

La questione va al di là della differenza di culture e di linguaggi. In un panorama sociale come quello americano, nel quale le questioni della sanità pubblica sgangherata e della sanità privata per soli ricchi suscitano molte critiche, colpisce positivamente l’atteggiamento fermo, sereno, puntiglioso sul rapporto fra individuo, salute e malattia. Ai malati di cancro viene sempre impietosamente detta la verità, anche quando è spiacevole, e a volte lo si fa addirittura con ruvido candore. I mass media sono della partita e martellano i cittadini sulla prevenzione del cancro, informano sulle cure del cancro, danno speranza presentando i sopravvissuti del cancro. Da anni, le ricerche degli studiosi hanno messo in luce che la consapevolezza di essere malati di cancro produce stress, ma che questo stress può essere guidato e controllato allo scopo di aiutare la terapia. La cattiva informazione produce raramente dei buoni risultati. Le cose stanno cambiando anche da noi, ma in America la parola non è più sostituita da eufemismi da molti decenni.

Bisogna aggiungere che dietro le campagne dei mass media americani c’è anche l’interesse delle compagnie farmaceutiche, che finanziano, sollecitano, insistono sul tema della trattazione pubblica della malattia. La pubblicità continua e massiccia dei medicinali in televisione che a partire dal 1997 è ricominciata senza freni è molto fastidiosa. Pillole per qualunque malattia, allergie, medicine per ogni parte del corpo, chemioterapie e difese dalle chemioterapie affollano gli schermi televisivi con la stessa intensità e frequenza della pubblicità delle automobili. Ma, nell’insieme, in America c’è un atteggiamento più laico e razionale del nostro nei confronti della malattia, più moderno. Non è con le vecchie paure e con gli eufemismi che si vincono le battaglie della salute, ma semmai con l’informazione, con la partecipazione consapevole dei malati alla lotta contro la loro malattia. Anche con lo stress, se necessario, ma mai col silenzio.


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