PomPieri
Un mito che nasce dalla storia. Dall'esperienza. Dalla cultura. E in Italia? Provate a dare del "pompiere" a qualcuno...

A Sacramento, in California, una mamma prepara la festa di compleanno per il suo bambino che compie quattro anni. Sentiamo che cosa fa.

“Abbiamo scelto il tema dei pompieri”, dice. “Ho telefonato ai pompieri e ho chiesto se potevano venire alla festa, magari per mostrare ai bambini qualche esempio di procedure di emergenza o in cambio di un piccolo contributo in denaro. Hanno subito accettato con entusiasmo. Ho preparato gli inviti e la torta con l’immagine dell’autopompa rossa. I bambini si sono messi a giocare a palla finché non hanno visto, sulla strada, arrivare rombante l’autopompa. Quando i pompieri sono arrivati i bambini hanno potuto giocare con gli idranti, mettere il cappello dei pompieri, usare la radio di bordo, far funzionare le sirene e le luci. Credo che i genitori fossero eccitati tanto quanto i bambini…”.
Inutile dire che la festa sembra una tipica festa all’americana. Ma bisogna aggiungere che i pompieri, in America, sono una istituzione straordinariamente popolare e indissolubilmente legata all’identità e ai sentimenti nazionali.
Cerchiamo di capire perché.
Tanto per cominciare, il fuoco è una grande calamità in quel paese. Non solo perché ogni stagione gli incendi bruciano milioni di alberi in uno scenario apocalittico di grandi foreste e di venti impetuosi moltiplicato dai media, non solo perché bruciano le case nelle città e nelle periferie dove muoiono anziani, bambini, adulti, bianchi, neri (soprattutto neri, soprattutto poveri). Ma anche perché così è sempre stato.
Il grande incendio di Chicago, scoppiato l’8 ottobre 1871, all’indomani di un’estate calda e arida, distrusse tutta la città.

Nelle settimane precedenti c’era stata una media di due incendi al giorno; e venti incendi solo nella settimana dal 1° al 7 ottobre 1871. Furono distrutti diciottomila edifici, e più di centomila cittadini persero la loro casa. Cento anni prima, nel cuore della guerra di indipendenza, il 21 settembre 1776, New York prese fuoco, mentre le truppe di George Washington l’abbandonavano. Anche lì, stessi scenari infernali, stessi risultati catastrofici. In Europa, la memoria dei grandi incendi è più limitata e bisogna andare nella Londra del 1666 per trovare avvenimenti di portata paragonabile.
Oggi, le cose non sono cambiate che in parte. La grande disponibilità di risorse idriche ha consentito a tutte le grandi città, e poi anche a quelle più piccole, di dotarsi di reti antincendio capillari ed efficienti; ma l’edilizia privata, nonostante i moderni sistemi di controllo e di allarme, è rimasta in gran parte esposta al rischio. Fra il 1995 e il 2004, secondo le statistiche dell’United States Fire Administration sono morte 42.676 persone in incendi in tutto il paese, e i feriti e gli ustionati sono stati cinque volte tanti.
Il fatto è che in America – come nell’Europa del Nord, del resto – il legno rimane il principale materiale per l’edilizia: il + a buon mercato, il più flessibile, il più bello. Le case sono nella maggior parte costruite attorno a strutture di legno, spesso il legno è usato anche per l’esterno e anche i grandi grattacieli in vetro e cemento hanno, al loro interno, nervature e pareti divisorie di legno. Ma il calore e la semplicità del legno sono anche all’origine di rischi terribili.
Dalle “bucket brigades” del XVIII secolo, quando tutti i cittadini abili erano chiamati a svolgere compiti di sorveglianza e a rispondere agli appelli passandosi di mano in mano i secchi pieni d’acqua, fino al cuore del XX secolo con le sue immagini metropolitane gremite di scale antincendio, il fuoco rimane un punto chiave nelle paure e nelle solidarietà collettive degli americani. Si dice che per far accorrere qualcuno, per esempio nel caso di un’aggressione o di una rapina, non si deve gridare “Aiuto!”, ma “Al fuoco! Al fuoco!”.
E’ in questo panorama che i pompieri sono da sempre gli eroi senza macchia e senza paura: più di un milione di persone, fra volontari e professionisti, continuano la tradizione dei servizi cittadini nei quali la soliderietà e l’organizzazione hanno finito col far consolidare sentimenti di gratitudine e di rispetto. 341 pompieri sono morti nell’attacco al World Trade Center, e negli anni precedenti migliaia di loro hanno perso la vita per salvare altri uomini.
Non c’è violenza, nel lavoro dei pompieri; non c’è corruzione, perché le sole risorse che vengono scambiate sono il coraggio e la salvezza; non ci si arricchisce a fare il pompiere, mentre si rischia la vita.
Ma al tempo stesso l’ esistenza dei pompieri è ricca di tutti gli elementi simbolici che attraggono la fantasia e l’interesse dei cittadini: le divise, i caschi speciali a larghe falde, le autopompe rosse e cromate, la colonna su cui si lasciano scivolare. E’ per questo che da sempre, in America, i pompieri sono un elemento amato del panorama nazionale. Ed è per questo che i genitori americani sono contenti se i loro bambini – quelli buoni e generosi – sognano di fare i pompieri.
Pensate alla differenza: da noi, nel linguaggio simbolico della politica, la metafora del “pompiere” ha finito con l’assumere un significato negativo: si dice che “fa il pompiere” di uno che getta l’acqua sul fuoco e che spegne polemiche e ardori considerati positivi e legittimi, o di chi  addolscisce artificialmente lotte e conflitti considerati sacrosanti e lo fa in modo appariscente e dozzinale.
La nostra lingua è una spia della nostra cultura. Francamente, preferisco il mito dei pompieri.


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