caPItolo V: Diurno a Slaugh
Sono tornata presto...
cap V
“Sono tornata presto. Non sei contento?”
La donna occupava l’intero scenario dell’ingresso, la casa sembrava incorniciarla come un palcoscenico. Sam era una attrice nata. Indossava un sari di raso rosso come i suoi capelli. “Certo.”
Sam guardava Howard, sospettosa. In un altro tempo avevano esplorato un altro mondo. Le spalle, le erano sempre piaciute le sue spalle, erano curve sotto una specie di peso atlantideo. La mappa che lei vedeva disegnarsi sul viso dell’altro era fatta di piccole rughe e del solco della bocca, sottile e convesso. Conosceva l’espressione. Conosceva quasi tutto del suo uomo. Le parole potevano essere superflue, se non fosse per il loro potere catartico e apotropaico. Erano simboli. Di simboli si può vivere. Il simbolo non è ricordo. Il ricordo è passato, è dolce, è aspro, è mantello, è lama. Il simbolo è presente, è vivido, è martello, è trapano. La scenografia di pensieri inquadrava Howard, con le sue lunghe gambe a sostenere il suo tronco esile ma pingue e le sue spalle, quelle si, larghe e squadrate, e la sua testa lunga su cui i capelli corti e chiari sembravano spigolature di grano frettolosamente tagliato e dimenticato.
Howard non guardava. Sapeva perfettamente quale forma avrebbe assunto la bocca di lei. Aveva il viso conico, mento piccolo e fronte spaziosa, il taglio dei capelli ricci, gonfio e pieno. Avrebbe contratto la guancia destra, che avrebbe spostato il mento di lato, e anche la testa sarebbe stata reclinata leggermente, cosicché il collo avrebbe assunto l’aspetto del gambo rotto di un calice colmo di spumante rosé.
“Dammi la giacca, caro e vai a lavarti un po’.”
Si lasciò spogliare, come uno scolaro. Si chiuse in bagno e inondò la faccia di schizzi. Si ripresentò in soggiorno con un paio di pantaloni puliti e un vecchio maglione. Lei lo aspettava con un bicchiere di scotch, che cercò di rifiutare ma lei fu dolcemente categorica.
Seduta sul divano la pelle nuda dei fianchi formava due pieghe adipose ma non spiacevoli. La pancia era magra come dieci anni prima, merito della dieta thai, diceva lei. Era una bella giovane signora e forse lo tradiva. - Perché no- Pensò lui mentre beveva: è piacente, è intelligente, è calda.... E invece no! - Perché la sua pelle chiarissima e lentigginosa gli ricordava le spiagge libere della Costa Azzurra, perché su quella pelle aveva dormito e sudato, perché il tenero mostro siamese del loro essere insieme non meritava una separazione così squallida e misera. Non lo tradiva, decise.
Cenarono in cucina: 2 candele e una bottiglia di chardonnay australiano. Parlarono poco, bevvero di più. Entrambi sembravano incapaci di estrarre dalla memoria recente le parole giuste. Entrarono in camera da letto nella luce monca dell’imbrunire. Lui si sfilò il maglione goffamente, lei lasciò cadere la gonna rossa e lunga con un gesto distratto. Fecero l’amore una sola, impegnativa, volta e poi giacquero ansimando nel buio ormai profondo della sera. Lei si coprì, lui si voltò. La luce che filtrava nella camera azzurrava tutto. I mobili, le pareti, il copriletto, l’aria stessa aveva assunto l’identità liquida dell’acqua di una piscina.
“Dovremmo andare a Parigi.” Sam disse.
“Perché?” Pensò Howard, ma disse: “Mi sembra una buona idea.”
“Non mi chiedi perché?” Aggiunse timida.
“Mi legge nel pensiero?” Immaginò lui. “Dovrei chiedertelo?” disse invece.
“Credo che sia il caso che noi due stiamo un po’ insieme.” Gravemente.
“Insieme?” Preoccupato.
“Non ne senti il bisogno? Non senti che ci stiamo perdendo.” Dolorosamente.
“Non ti sembra di esagerare?” Insinuante.
“No, non mi sembra di esagerare. A te sembra che io esageri?” Focosamente.
“Io penso che qualche problema ci sia.” Colpevole.
“Questo mi pare chiaro....”Saccentemente”...Ma la domanda è un’altra.” Seriamente.
“Quale?” Terrorizzato.
Sam si tirò a sedere con un cuscino dietro la schiena, issò le coperte per coprirsi e accese la lampada sul comodino. Howard si rimise supino.
“La domanda è...” Sam soffocava singhiozzi.” Vogliamo provare a ritrovarci?”
Howard respirò tutta l’aria della stanza, poi si scoprì e uscì nudo in corridoio. Di spalle, sulla porta disse: “Non lo so.”
Restò in soggiorno finché sentì una mano calda appoggiarsi al gelo delle sue spalle. Trasalì, ma era Sam, in camicia da notte che gli aveva portato un plaid.
“Vieni a letto?”
Howard sentì il calore piacevole della coperta a quadri e contemporaneamente il fastidio delle fibre pungenti sulla pelle nuda. Accettò entrambi, come nella vita.
“Lo sai che Pembrock, il mio collega, è sparito. Nessuno sa dove sia andato?”
“Davvero?”
Lei sembrava seriamente preoccupata. Si accorse che dopo mesi le aveva parlato di se.
“Abbiamo preso una birra insieme qualche giorno fa. Dovevamo andare ad una conferenza a Reading e lui non si è presentato. Da allora non ho sue notizie.”
“Possiamo fare qualcosa?”
Howard sorrise asimmetricamente a quel plurale. Liberò il braccio destro dalla coperta e accarezzò il suo viso.
“Vedremo.”

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