Capitolo VIII: GIORNO TROPICO - CACCIA GROSSA

Caccia Grossa

 

Alberto non perse tempo in pudicizia. Trascinò Artemio nella propria stanza senza alcuna delicatezza. Artemio come d’abitudine sudava.

Meccanicamente il grasso consulente pose mano alla tasca posteriore dei calzoni, ma non trovò nè il portafoglio, nè i calzoni. L’incertezza se voltarsi e cercare il danaro o rimandare non fu percepita dal cameriere. Le mani si appesero ai fianchi e, dalla visuale della finestra al di là dal letto, i due sembravano una scopa vestita da inserviente al cospetto del Biebendum Michelin nella sua trionfale posizione.

“Allora?” L’impazienza non era il suo forte ma il momento pareva richiederne diverse mani.

“Il señor mi aveva chiesto del señor elvetico, ricorda? Quello che ha preso a nolo la macchina.”

Dacovica non rispose. Si limitò ad agitare la mano destra, ruotandola velocemente, come se mimasse un registratore in azione fast forward.

“Da poco il señor svizzero è tornato ora con la macchina tutta ammaccata.”

La mano si bloccò.

“E lui?”

“Lui è il solito, non bene non male, come sempre.”

Se un cervello potesse emettere un sospiro di sollievo quello di Alberto l’avrebbe fatto. Il suo corpo invece restò in tensione.

“Hai detto tutta ammaccata. Ti sembrava fosse reduce da un incidente?”

“Io non say. Lo svizzero così ha detto al banco.”

“Ha detto cosa, esattamente?”

Artemio indugiò cercando di mettere insieme parole straniere in una frase convincente.

“Ha detto....Ha detto se qualcuno riconsegnava la macchina lui avrebbe pagato tutti i danni.”

“E basta?”

“Nada mas. Ha preso la sua chiave e poi è salito. Io sono venuto subito.”

Alberto non riusciva a capire. Ma non era quello il momento. Era venuto il momento di ricompensare l’informatore.

Artemio, congedato, richiuse la porta intascando la somma. Silenzio.

Alberto non si placò. Infilò in fretta dei bermuda stropicciati e il suo oceanico camiciotto rosso fragola. Il soggetto non avrebbe messo la testa fuori dalla camera fino a sera almeno, ma il suo istinto aveva fallito già una volta e per oggi poteva essere sufficiente.

Scese, senza fretta, verso il basso, seguendo la gravità del suo sguardo. Aveva bisogno urgente di due cose. La prima era una quantità di cibo sufficiente a placare la sua serotonina, la seconda era una bella porzione di autostima. Poteva recuperarle entrambe nella sala da pranzo che,oltre a custodire il buffet internazionale, permetteva un agevole controllo dell’ingresso.

Alberto si sedette pesantemente ad un tavolo in posizione dominante nella veranda. Ottimo punto di osservazione sulla hall e sull’esterno della porta.  Respirò pesantemente. Un attimo dopo, con insospettata agilità era nel giardino dell’albergo. Guardò in alto, livello secondo piano, verso la finestra di Felix.

 

La luce è accesa, i vetri aperti.

Interno. Rapida sequenza porta, letto, bagno. Nessuno. Poi, lentamente, verso la finestra aperta. Un corpo magro appoggiato al davanzale. La pelle è bianca, le braccia sono tranciate dall’abbronzatura t-shirt. Una sottile T bianca, un negativo riconvertito, attende segnali. I peli della nuca si rizzano. Felix non riesce a decidere se l’attesa è vana. L’aria profuma di mare e di vegetazione calpestata. Lo distrae.  Qualcosa lo tiene lontano dalla consapevolezza di sé. Una entità estranea non permette al suo corpo di esternare. Lo schermo deve essere fisico, corporale.  Guarda dall’alto un volume enorme color fragola che si aggira indifferente ma insistente nel giardino sotto la finestra.

 

Da sotto Alberto rialzò lo sguardo. Vide Felix a torso nudo; gli sembrava di cogliere un fremito ma nel quasi buio la figura era solo un’ombra attraverso la luce. Lo scoprì magro. Lo immaginò trasparente. Distolse lo sguardo, ormai inutile. Alberto sprofondò le mani nelle tasche dei bermuda e rientrò lentamente verso il buffet.

 

Felix chiude la finestra. Non consuma energie per farsi domande. Non è in quel luogo per immaginare quesiti ma per cercare risposte. È la prima volta nella sua vita che sente la necessità di risposte dal mondo. Qualcosa di estraneo e che il suo corpo non può comunicare. Un colpo di gelo tra le scapole lo irrigidisce. Pensa: Non sono stato professionale. Non quella volta.

Il corpo pallido rientra dal vano della finestra, come se volesse nascondere pensieri pesanti. 

Il lavoro è lì, fotografato in ogni dettaglio, dentro la sua testa. Un lavoro perfetto, come sempre. Ma era stato dopo che qualcosa non era andato come avrebbe dovuto. La regola, la sua regola, era di instradare gli oggetti immediatamente. Invece, aveva deciso di trattenere quell’oggetto per più tempo del dovuto e quello, subdolo, lo aveva affascinato. Ancora lo affascinava. Una forma anonima, un pezzo strano, quasi orgoglioso della propria imperfezione. Un reliquiario di argento, cilindrico, con una decorazione a disco sopra l’urna della reliquia. Un sostegno massiccio e un piedistallo lo tenevano ritto, in modo che dal disco potessero emanarsi le freccie d’argento dei raggi di una specie di sole, solo lontanamente celeste. Sul fondo si scorgeva una incisione strana, un serpente inalberato trafitto da una freccia. Lontano da ogni forma artistica restava lì, appiccicato alla sua persona.  Felix pensa che forse era riuscito a colloquare direttamente col suo corpo, escludendolo. Minimo arcano, in qualche modo era riuscito ad ammaliarlo.

Astrid l’aveva detto. Anche il giorno del loro tardivo addio. Aveva detto, che presto il suo corpo avrebbe preso il sopravvento sulla sua volontà.

Soltanto dopo alcuni giorni lo aveva consegnato come pattuito, forzando i rimorsi. Appena staccatosene, un vuoto pneumatico l’aveva cinto e vecchi segnali fisiologici lo avevano ricontattato. Il suo corpo aveva ricominciato a parlare con lui ma soltanto per ricordargli l’oggetto perduto.

Felix all’interno della camera ripensa che si trova su un tropico insignificante soltanto per un motivo. Avava deciso non di seguirlo ma di anticiparlo.

Una reazione piuttosto anomala. E pericolosa.


AIUTACI

PATROCINI E PARTNERS


Co-edizioni cartacee Bazarsaggi e Bazarcollection


  :: chi siamo
:: contatti
Direttore Responsabile
Eugenia Romanelli
Responsabile News
Alessandra Caiulo
Responsabile Finanziario
Cristiana Scoppa
Graphic Designer
Cristina Manfucci
Web Master
Elisa Barbini
Powered by
i-node