Capitolo VII: GIORNO TROPICO - PARETI NEL BOSCO

Pareti nel bosco

 

La faccia è schiacciata contro il sedile di pelle profumata di nuovo.

Almeno sono ancora vivo.

Felix ascolta la grossa automobile viaggiare per strade sterrate. Una grossa mano nera lo tiene immobile. Le mani sono legate dietro la schiena. Non vede nulla. Percepisce l’odore di essere umano oltre a quello della selleria. È odore di ormoni, di sudore, di vestiti usati. I rumori sono di foglie, alberi, uccelli. Nella macchina nessuno parla. Il tragitto è breve. Il motore resta acceso mentre il guidatore scende. L’altro non molla la presa sulla testa di Felix. Si sentono voci, forse altre auto. Il guidatore risale e il viaggio continua. Si procede lentamente, la penombra è quasi completa. È questione di qualche minuto, poi in rapida successione, una frenata, la portiera si apre, il carceriere estrae di peso Felix, lo trascina fuori. La luce è poca. Si vedono dei muri ma non il soffitto. C’è un tavolo, ci sono tre o quattro creoli, uno ha la barba bianca. Il luogo è una specie di sala ma la foresta ne ha preso completo possesso. Alberi e cespugli crescono dentro la stanza e attraverso le finestre. Si vede soltanto il verde. La visione laterale mostra l’uomo con la barba seduto su un tavolo di assi, due altre persone in piedi, Felix sorretto da dietro dal negro gigantesco. Felix non sente più una mano, le gambe sono anchilosate. Guarda l’uomo con la barba. Lui ricambia. Lo scruta cercando di trovare qualcosa, qualcosa che non trova. Uno dei due al suo fianco lo perquisisce. Spunta il passaporto della confederazione elvetica. L’uomo con la barba lo apre e lo controlla.

“Tutto in ordine, signor Wim?”

Felix scuote la testa.

“Un passaporto perfetto. Come se lo è procurato?”

Felix respira profondamente prima di parlare.

“Potrei aver libere le mani?”

L’uomo con la barba sorride.

“Tutto a suo tempo. Tutto a suo tempo.”

Felix alza le spalle si sgranchisce il collo e intanto osserva in giro. L’uomo con la barba lo inchioda.

“Posso avere la sua attenzione, signor Wim? Veniamo al dunque. Perché sorvegliava la tenuta?”

Felix cerca il tono più adatto.

“Quale tenuta?”

“Il signor Wim vuole giocare.” Con un gesto l’uomo con la barba libera il gigante che riprende Felix per il laccio dei polsi e lo solleva.

“Le rifaccio la domanda. Perché sorvegliava la tenuta?”

Felix è appeso alle proprie braccia legate dietro la schiena. I piedi toccano a stento il terreno. Gli occhi sono chiusi. Il dolore è molto forte.

“Io... Volevo incontrare il signor Heidsieck.” Il gigante abbassa il braccio. La sensazione è quella di avere due spalle slogate. Felix cade sulle ginocchia.

“Aveva un appuntamento?”

“Ho cercato il numero sull’elenco ma non c’era.”

L’uomo con la barba sorride ancora.

“Forse monsieur Heidsieck non vuole seccatori.”

“Me ne sono accorto.”

“Perché vuole parlare con monsieur Heidsieck, se non sono indiscreto?”

“So che è un grande collezionista, volevo intervistarlo.”

“Non mi dica che lei, signor Wim, è un giornalista.”

“Si.”

“Mai sentita una scusa più ridicola. Non può fare di meglio?”

Felix raccoglie le forze e si rialza. Vuole capire quanto la sua vita sia in pericolo. Legge soltanto fastidio e indifferenza. In quel momento la foresta si muove. Si voltano tutti. Un giovane caraibico si avvicina all’uomo con la barba. Si allontanano insieme. In quel momento Felix sente tutto il peso dal proprio corpo. Le sue membra mute, urlano solo dissonanti messaggi di sofferenza. Troppe sensazioni confondono le sinapsi della razionalità. Nessun messaggio dal corpo. Ma il ragazzo... Il viso del ragazzo creolo era da qualche parte nella sua memoria. Non riesce a collegarlo. Chi era? Astrid. Perché adesso Astrid? Non mi amavi più, quando sei partita. Non mi amavi, eppure piangevi. Il pianto. Un viso di donna che piange. Un viso di donna...Ecco chi è il ragazzo.

I due tornano verso il tavolo. Un gesto dell’uomo con la barba e i tre svaniscono. Si avvicina al prigioniero. Gli scioglie le mani. Da un cespuglio compare una vecchia sedia. Gli viene offerta con garbo.

“È mio nipote.” Indica il ragazzo. Felix prova a salutarlo con la mano. Il sangue gli ribolle nell’estremità. Si accontenta di inclinare la testa e sorridere.

“Mi ha detto che non l’ha denunciato alla polizia.”

“Non sono una spia.”

L’uomo con la barba annuisce.

“Può andare, signor Wim. Le restituisco il favore.”

“La ringrazio. Vorrei lo stesso chiedere un appuntamento al signor Heidsieck.”

Lo zio del ragazzo rimurgina tra sé e la sua barba.

“Monsieur Heidsieck non concede interviste.” Dice.

“Le chiedo soltanto di provare. Lo faccia per suo nipote.”

“Mio nipote non c’entra in questa storia. Lei lo ha fatto scappare e la ringrazio. Anche lui la ringrazia, anche se non ha capito, e nemmeno io, perché lo ha fatto.”

“Diciamo che non ho simpatia per la polizia.”

Una pausa di silenzio complice.

“Diciamo allora che proverò a parlare con monsieur Heidsieck.”

Felix si alza dalla sedia. Barcolla. Il ragazzo e l’uomo lo accompagnano fuori. Nello spiazzo c’è una sola auto, una vecchio pick-up Toyota. Il tragitto nella foresta è tortuoso. Felix è disorientato.  Giungono sul luogo dello scontro da un sentiero invisibile. Il faro del fuoristrada bianco era stato rimontato e il parafango riattaccato con abbondante fil di ferro. Felix  apprezza il pensiero.

“Le do un consiglio, signor Wim.” L’uomo con la barba è serio. “Stia bene attento a non girare troppo da solo da queste parti. Potrei non essere io a trovarla.”

Felix smonta dalla vettura.

L’uomo continua. “Aspetti mie notizie. Saprò io come fargliele avere. Nel frattempo dimentichi questa giornata.”

“Non chiedo altro.”

Si scrocchia le ossa della mano e si massaggia le braccia. Il pick-up sparisce nel folto.

 

Pochi minuti dopo il ghiaccio era finito e i piedi di Alberto erano sempre gonfi e azzurrati. Una mano bussò alla porta.

Aprì con i piedi gocciolanti, ancora vestito soltanto di carte da gioco. Era Artemio.

“Ho notizie per lei.” Disse.

Dacovica annuì. Si grattò sul fante di cuori e nella sua testa un registratore di cassa si preparò ad emettere un nuovo scontrino in dollari giamaicani.


AIUTACI

PATROCINI E PARTNERS


Co-edizioni cartacee Bazarsaggi e Bazarcollection


  :: chi siamo
:: contatti
Direttore Responsabile
Eugenia Romanelli
Responsabile News
Alessandra Caiulo
Responsabile Finanziario
Cristiana Scoppa
Graphic Designer
Cristina Manfucci
Web Master
Elisa Barbini
Powered by
i-node