Capitolo III: PESSIMA NOTTE
Si vestì in fretta, si pettinò, scese le scale...
La notte trascorse insolita. Felix dormì male ma profondamente. Non fu la luce a svegliarlo, ma il rumore di una fitta pioggia. Erano le 10 passate e tranquille cascate rimbalzavano sulle foglie delle palme. Si vestì in fretta, si pettinò, scese le scale. Nella sala i camerieri stavano ritirando il buffet della colazione. Si fece lasciare caffè, pane, succo di pompelmo e un uovo sodo. Si ritirò in un angolo e mangiò con una certa fretta. Nella hall si fece portare un elenco telefonico e cercò un nome. Non c’era.
Si rassegnò ad uscire. Immediatamente prima della porta ruotò lo sguardo e inquadrò il bancone della reception. Il portiere non se ne accorse, apparentemente. Quando gli fu di fronte, l’impiegato alzò cortesemente la testa.
“Posso fare qualcosa per lei, mr. Wim?”
“In effetti, sì. Sto cercando una persona. ”
Di lato scricchiolî regolari e pesanti. Dalla scala stava scendendo Dacovica.
“Quale persona stava cercando, mr. Wim?”
Ancora qualche secondo di attesa. Uno scalpiccio di gomma compressa da un peso enorme su mattonelle attestò che la discesa era finita. Istintivamente Felix si irrigidì.
 “Signor Felix, buongiorno!” Sentì in italiano.
Felix inchinò il capo.
“Di poche parole stamani, il nostro amico, vero Murray.”
Il concierge attese impassibile la replica di Felix. Due spalle pingui si alzarono e la massa ondeggiante di carne italiana sfilò verso l’uscita.
“Murray, vero?”
Il portiere annuì.
“Murray, dicevo, è stato lei a fornire al signore il mio nome?”
“Le posso assicurare che al signore io e, sono sicuro anche i miei colleghi, non abbiamo fornito nulla del genere.”
“Chissà come lo avrà saputo.” Felix pensò; evidentemente lo disse anche perché gli fu risposto.
“Lo sapeva già.”
“Come dice?”
“Io non ho fiatato, mr. Wim.”
Uno sciame di punture alla base della nuca lo assalì.
“Non ha detto nulla?”
“No, mr. Wim, anzi se vuole dirmi chi è la persona che stava cercando...”
Le fitte diventavano sempre più forti.
“Io... Può chiamarmi il facchino che mi portò le valigie in camera al mio arrivo? Un uomo abbastanza anziano.”
“Vuol dire Artemio, signore?”
“Mi sembra che si chiamasse proprio così. Lo aspetterò sulla veranda.”
Felix planò all’aperto e lo stomaco incominciò a contrarsi. Dovette sedersi. Attese che la percezione del dolore svanisse ma i secondi passavano e lo spasmo sopravviveva.
Socchiuse gli occhi ed emerse il ricordo del mattino del giorno precedente.

Tutte le abitazioni del villaggio si affacciano sullo spazio rettilineo di una via. I locali si spostano con lenta frenesia in tutte le direzioni. I bambini giocano nella polvere. Si fa mercato. Felix è solo. I rurali, carichi di pesi, lo scansano. Qualcuno gli sfiora la maglietta. Felix si sposta; si gira; si accorge. Quello che sembra un ragazzo, corre e si rifugia dietro un angolo vicino. Felix lo segue. Oltre, nessuno. Nessuno è dietro la casa; nessuno verso l’entroterra; nessuno verso il mercato; nessuno, per caso, dietro di lui. Felix si sfila gli occhiali. Avverte il caldo e l’odore che lo circonda. La vita del villaggio oltre le baracche continua rumorosamente. Dietro la fila delle casupole, il silenzio è magico. Animali razzolano lontani. Uccelli invisibili lanciano versi che si rifrangono sugli alberi. Il tetto di foglie è profondo. Cammina e arriva al limite del villaggio, per un sentiero inesistente parallelo all’unica via. Bisogna tornare indietro. Fulmineo da una delle prime baracche, scaturisce un grido. Il ragazzo di prima - è poco più di un bambino - esce da una finestra laterale. Felix se lo ritrova davanti per un attimo. Fugge. Lo sguardo perde il ragazzo e indugia nella capanna.  A terra si intuisce un corpo maschile sdraiato. Una chiazza rossa sgocciola sui gradini. Una donna piangente urla battendosi le tempie. Ella non lo guarda. Felix immediatamante ruota e torna tra la gente. Cerca di appiattirsi contro una delle casupole. Compaiono due poliziotti neri ed enormi, gemmati dal terreno. La gente sfoltisce. Sul portico della casa colpita a morte, un agente scrolla un uomo come un sacchetto di semi. Egli fa cenno con le mani e il poliziotto lo abbandona. Il gesto è nella direzione di Felix Wim. Piano, impassibile, Felix scivola verso l’altro capo del villaggio. Uno dei poliziotti, senza fretta, lo segue. Una mano nerissima sulla spalla conclude la fuga. L’agente chiede, in inglese, il nome a Felix, che, in tedesco, dice di non capire l’inglese. Il volto pingue del poliziotto si contrae e ripete in francese la richiesta. Felix, indeciso, risponde. Le braccia enormi della polizia giamaicana continuano l’interrogatorio francofono. Felix risponde a tutto. Principalmente di no. L’agente riprova, scandendo, a chiedere se avesse visto qualcuno uscire dalla capanna. Felix si sente, giustamente, in trappola. Risponde, scandendo, che no, non aveva visto nessuno uscire dalla capanna. L’agente nero, dubbioso, allontana la testa dalla conversazione. Immediatamente, le terminazioni del collo di Felix si accendono di una fitta pungente.

Lo stomaco cominciò lentamente a dare tregua. Aprì lentamente gli occhi. Artemio era in piedi, di fronte a lui, incerto se chiamare un’ambulanza o un esorcista. Felix alzò una mano.
 “Non si preoccupi, Artemio.” Tossì teatralmente. “Sto bene.” Artemio non si convinse ma tacque.
 “Mi ascolti, Artemio. Ho bisogno di una informazione.”
Artemio ascoltò sudando.
“Le darò cento dollari americani.”
Artemio sorrise sudando.
“Vorrei delle notizie su un certo monsieur Heidsieck.”
Artemio cercò di allontanarsi. Felix lo trattenne. Sudava.
“Le darò altri cento dollari americani se poi dimenticherà di avermi parlato.”
Artemio incerto sudava.
“Nessuno saprà nulla. Nessuno.”
Felix estrasse dalla tasca interna fogli verdi piegati in due.
“Trecento.”
Artemio passò la manica bianca dell’uniforme sulla fronte.

Felix rientrò nella hall tranquillo. Il portiere gli chiese se Artemio lo avesse trovato. Gli rispose che voleva sapere se si ricordasse quante valigie gli avesse portato in camera al suo arrivo.
“Ha perduto del bagaglio? Posso chiamare l’aeroporto?”
“Non sarà necessario, ci andrò personalmente. Piuttosto, posso chiederle di procurarmi una vettura in affitto?”
“Absolutely, mr. Wim. Ha delle preferenze?”
“Uno di quei piccoli fuoristrada. Ho intenzione di fare anche un piccolo giro nell’isola.”
Il portiere annuì.
“Posso avere una cartina, prego.” 

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