capitOlo I: ultimi appunti su SigisMondo di LuSsemburgo
La classe era in attesa... la lezione di storia aveva il tipico torpore...Poi il rumore di una porta sbattuta lo fece sussultare... Un istante di terrore!

" Curiosamente, quindi, una categoria apparentemente così importante come quella dei contadini non entra mai nella storia, se non per essere citata come massa inerte, immobile, vittima di scorrerie, di invasione, sfruttata da signori locali e da re interessati soltanto alle decime o serbatoio di soldati per guerre più o meno comprensibili ". 

Howard diede un rapido sguardo all'orologio da polso penzolante dal corpo semiassopito dello studentello in prima fila. Ora: le 10 e tre quarti di un mattina insolitamente luminosa, considerato che la primavera avrebbe sicuramente sonnecchiato ancora sotto 2 mesi di letargo invernale. 

"Tranne" a tono più alto e il braccio con orologio sussultò. Howard sorrise. "Tranne", modulato a riprendere il giusto ritmo, "per pochi e limitati esempi che la storia tramanda: uno dei quali coinvolse un gruppo di contadini delle pianure dell'Europa centrale, gli Ussiti".
" Gli Ussiti "...
- I pensieri + strani nascono dal desiderio inconscio di liberare la parte più nascosta dell'io immaginifico dell'uomo e lo costringono spesso a interrompere un processo qualunque, di verbalizzazione, di comprensione o di apprendimento per lasciare al libero sfogo, al torrente di impulsi che queste visioni provocano, senza che i freni inibitori che normalmente lo accompagnano possano o riescano a fermarlo o a indirizzarlo. Howard si guardò in giro richiudendo le proprie labbra.
La classe lo circondava in attesa, immersa nel tipico torpore da lezione di storia. Si tranquillizzò. Non aveva pronunciato parola o nessuno se ne era accorto.
Quindi in un caso e nell’altro la situazione era sotto controllo.
"Dove eravamo arrivati?" Disse con la naturalezza che immaginava di possedere. "Agli Ussiti, signor professore". "Grazie Sarah".- L'unica che stava ascoltando -  pensò - Meno male -. 
La finestra non dava in direzione di Reding ma in quell'istante, circa alle 10 e 50 della mattina insolitamente luminosa, Reding era dovunque e non era nemmeno di mattina ma pomeriggio inoltrato e la conferenza era appena iniziata. 
"Gli Ussiti presero il nome da Jan Huss, teologo ceco che fu arso sul rogo a causa delle proprie idee contrarie alla dottrina della chiesa di Roma ". 
Continuò Howard dissociando completamente la mente dalle parole. Soltanto il fruscio della giacca troppo stretta, mossa goffamente in seconda fila da Huddintong, rotondo ragazzetto di provincia, si accavallò sulla futile realtà di quel tenace ricorso mentale. 

La figura bianca, quasi confusa con la stoffa dell'abito, bianco anch'esso e con i capelli biondi.... o biondi o chiari, ma che importa, era li! Era immobile, e vicina eppure impercettibile e leggera. È strano, lo so, non si sentiva il respiro, o un battito di ciglia....

Il rumore ovattato di una porta sbattuta in qualche lontano corridoio lo fece sussultare. Howard fu colto da un istante di terrore. Si guardò in giro con circospezione. L’orologio, la giacca stretta di Huddington, Sarah, tutti stavano aspettando le idee di Jan Huss o più facilmente il permesso di prepararsi per l’uscita e lui, Howard T. Caxton, stimato docente di storia stava pensando ad una donna. Sorrise e socchiuse le labbra.
- Buon segno - pensò. Le probabilità che fosse rimasta chiusa e lui non avesse composto elegie ad alta voce era piuttosto alta. Il discorso appeso alla Riforma era penzolante e Howard, come i suoi allievi, sperò nel tempismo del bidello. Per fortuna di tutti la campanella liberò gli uni e l’altro. In sincronia perfetta i ragazzi uscirono, Sarah per ultima, e il professore si sedette. Con un vago movimento depose nella cartella Jan Huss e la rivolta dei contadini, con i loro carrozzoni lenti e pesanti ma imbottiti di alabarde e colubrine mentre reggono gli assalti sdegnosamente suicidi dei cavalieri di Sigismondo di Lussemburgo, bardati di lucenti armature e vanità cavalleresca, addobbati di scudi fiammeggianti e drappi multicolori, che increduli vanno a cozzare contro il muro di lunghe picche che i contadini spianano davanti alle loro cariche e cadono aprendosi come pesanti angurie mature mentre altri rozzi contadini con il viso piatto e tozzo affondato sotto un elmo largo come una ruota di pane li sgusciano e li trafiggono con brutale semplicità. Essi, la nobiltà a cavallo, abituati a confondere la marmaglia con lo sterco dei loro destrieri, utile ma sempre sterco, svogliatamente pronti a disperdere la masnada dei fanti con il semplice fragore degli zoccoli di un fronte alla carica, oggi perforati dalle palle di piombo di quelle diavolerie esplosive, osservano stupiti il proprio sangue, vergognosamente rosso, colare sui colori delle vesti e delle bardature sommersi dalla forza indolente delle armi contro cui opporre il titolo non ha alcuna utilità, investiti dallo scorrere vischioso di mani contadine brunite dalla terra e bruciate dalla polvere pirica.
Lo scatto della  serratura ricucì lo squarcio temporale: la cavalleria era finita.
 

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