Brughiera
capiTolo XI

Le briciole dei biscotti avevano granulato la superficie della scrivania, quasi completamente glaSSata di fogli bianchi. Il libro giaceva in un angolo, con il suo segnalibro di velluto diligentemente inserito tra le pagine tra cui era stato rinvenuto.
Sam era quasi addormentata. Sul suo viso diafano si stampavano i riflessi catodici della televisione, accesa, muta e periferica. Howard rigirava tra le mani il sacchetto di carta, ormai svuotato, dei biscotti fatti in casa. I tentativi di astrarre una logica dagli elementi schierati sul tavolo erano falliti. Ogni proiezione mostrava lo sberleffo del fondo di un vicolo cieco. Poco sembrava collegarsi e nulla mostrava il più misero appiglio per continuare il percorso. L’incubo dei marinai di Colombo di riuscire a dimostrare che la terra fosse piatta, cadendo nel vuoto avendone superato il bordo, non sembrava così assurdo, visto dalla prospettiva anomala di una impotente immobilità. Howard cominciò a elaborare la strategia della sconfitta, immaginandosi che l’attesa dovesse essere non un accidente ma la soluzione. Forse sarebbe arrivato il bordo del mondo, oppure sarebbe arrivato l’indizio decisivo. 
Raccolse l’estremità del sacchetto di carta, ci soffiò dentro, strinse l’apertura. Ottenne una palla quasi sferica. Ripensò alla terra e intravide una timida speranza. Bloccò l’apertura con un fermaglio e acceNNò ad un palleggio. La terra cadde e si sgonfiò, rilasciando le ultime briciole. Uno scontrino dimenticato, leggiadro svolazzò.
Howard trasalì.
Si alzò calpestò la terra di carta sgonfia, sbatté la sedia, incespicò, blaterò maledizioni, uscì dalla stanza. 
Sam riemerse dal torpore e quando si affacciò sulla porta della cucina, si trovò al cospetto di una comica apocalisse. Immondizia giaceva sul pavimento; Howard rovistava e rovesciava il contenuto della pattumiera.
Alzò la testa. “Dov’è la carta del pacco, cara?”

Alla fine l’involucro e lo spago si decisero a ritornare sul palcoscenico, per il meritato applauso del pubblico. Sam, attentissima, aspettava il colpo di scena. Howard, macchiato e puzzolente, sperava che il vaudeville non si esaurisse con un imbarazzante cartello: “Risate”.

“Guarda, qui, sotto la piega, c’è scritto qualcosa!”
Effettivamente una scritta nemmeno tanto piccola spuntava, senza nessun evidente tentativo di occultazione, dalla piega rivolta all’interno del pacchetto. Qualcuno, probabilmente Pembrock, l’aveva lasciata ben in vista.
Con due dita Howard consegnò l’involucro a Sam e corse in bagno a ripulirsi. Quando tornò nello studio, Sam sorrideva a piena bocca.
“E’ un dove e un quando!”
Lui guardò i numeri trascritti.

51°31'46.42"N † 0°44'47.98"W

OCT-12-05

Un punto topografico ed una data.

“E adesso?” L’eccitazione sbatteva ripetutamente contro il realismo.

“Dobbiamo procurarci una mappa, un atlante, un topografo militare....”

“Perchè non proviamo su internet?”

Come al solito, Sam aveva una risposta per tutto.

Partirono verso l’appartamento di Sam immediatamente. Mentre l’utilitaria scivolava nella luce della sera, Howard guardò i capelli di lei oscillare al ritmo della corsa. Provò un abnorme senso di tenerezza per quella sana follia, per una volta complice, spontanea. Pura.

Nel volgere di quell’istante, visse l’attimo di uno stato di grazia.
Indugiò per fissarlo meglio nella memoria, per serbarne il ricordo in futuri pomeriggi di pioggia e noia.
Per potersi ricordare, un giorno, che in quell’attimo senza difetti, senza passato e futuro, senza null’altro che una scheggia di perfezione, lui c’era ma, curiosamente, c’era anche lei.  

Installarono Google Earth (freeware) e poche strisciate di mouse dopo erano in giro per la superficie terrestre, con un bel cursore che roteava tra oceani e continenti. Trascinarono il mondo verso l’Europa.
Indugiarono sulle isole Britanniche, che si dilatarono, stiracchiando sullo schermo i dettagli della bassa Inghilterra poi del Berkshire. Le foto satellitari si ricostruivano a pannelli, rivelando particolari sempre più fini e netti. Al massimo dettaglio di Reading, Howard riconobbe il tetto della casa di suo padre e Sam il cortile interno del suo condominio, con l’aiuola solcata dall’ombra dell’edificio. Ritornarono a schermata piena e smisero di giocherellare. Inquadrarono il punto, inserendo comodamente le coordinate in una graziosa finestrella in alto a sinistra.
Il globo si animò con velocità crescente, precipitando con realistico senso di vertigine verso un punto qualunque tra Maidenhead e Pinkneys Green, dove l’intersezione di periferie incide in quella che un tempo doveva essere libera brughiera. Oggi stava tra una strada principale e case di un arco residenziale, un centro commerciale e, più lontano, campi sportivi. Cercarono riferimenti. Riconobbero la strada e il tetto di ufficio pubblico. L’accesso dalla club house del centro sportivo, anche se più lontana, appariva, tutto sommato, quella più innocua.

Guardarono contemporaneamente fuori. Era buio. Era la sera del 10 Ottobre 2005.


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