La cerCa
capitoLo X

Monsieur Dourado era sparito dietro una cassetta di legno antica. Ne aveva sollevato il coperchio ed era tornato.

Nelle mani di Howard si materializzò un piccolo involto. Dourado glielo offerse con deferenza, Howard lo sostenne con timorosa cautela. La carta da pacchi e lo spago di canapa annullavano ogni forma.

Sam, nel frattempo, era rinvenuta e fissava alternativamente il pacchetto, Howard e gli occhiali dell’antiquario. Faticava a trattenere l’attenzione su uno dei particolari che si affastellavano rimbalzando senza trovare collocazione.

La scena si rivelò imprevedibilmente statica. Nessuno sembrava in grado di prendere l’iniziativa e rompere la simmetria di figure di un orologio animato chiuse nelle posizioni di attesa, innaturali e oscure, in attesa dello scoccare delle ore.

Un clack improvviso della serratura sbloccò il meccanismo. La porta si aprì colpendo il campanello. Ding. Monsieur Dourado si voltò, abbandonò il pacchetto nelle mani di Howard che se lo portò al grembo, Sam fece un mezzo giro e prese sotto braccio Howard. Camminarono oscillando come figure automatiche verso la porta. 10 passi in apnea stroboscopica. La porta e poi: ding. Erano fuori e lo spettacolo era finito.

Howard avrebbe voluto dire – Tutto qui?- ma l’antiquario, rimasto all’interno del suo universo, aveva voltato le spalle. Qualche altro cliente era entrato. Evidentemente la risposta doveva essere – Si. -

I due si inoltrarono nella notte fluida e popolare, improvvisamente stranieri. Non dissero nulla, nessuno li disturbò. Così, malati di inquieto stordimento raggiunsero la Gare du Nord.

Un imprecisato intervallo di tempo e di spazio oltre, Howard era a casa. Proveniva da un lungo sonno senza sogni. Emergeva, è proprio il caso di dirlo, dalla vita di un altro essere umano, che era stato a Parigi perché aveva avuto una intuizione e aveva convinto la propria compagna, che non era Sam, a seguirlo. Non le aveva detto nulla ma lei, da buona donna del Berkshire, perché anche questa seconda donna era una rossa femmina del Berkshire, aveva capito che qualcosa non andava, che si erano trovati in un posto per ricevere qualcosa che li aspettava senza sapere quando sarebbero arrivati.

L’uomo e la donna, senza domande, avrebbero preso l’oggetto e, come se niente fosse, l’avrebbero svelato, e avrebbero capito tutto quello che c’era da capire.   

Ma quei due non erano Howard e Sam, pensò Howard in terza persona. Perchè Howard e Sam avevano aperto il pacchetto nello scompartimento del treno per Londra e nessuno dei due aveva capito nulla.

Era una copia di una edizione dei “Works of late E.A. Poe – vol.1 Tales ” di Edgard Allan Poe. del 1853, editore J. S. Redfield, Clinton Hall New York. Un segnalibro damascato era piazzato alla penultima pagina del racconto “Berenice”.   

Se c’era qualche traccia da capire, era leziosamente nascosta.

Sullo scrittoio di Howard il libro, chiuso, giaceva impastato con i fogli trafugati dalla casella personale di Martin Pembrock. Sam era nel suo appartamento, ancora immersa nel sonno o in una vasca da bagno; o forse tutte e due. Howard aveva esaminato il libro, lo aveva sfogliato, lo aveva leggiucchiato, lo aveva scrollato e libro aveva sbuffato una nuvola di polvere e di antiche afrore. Egli l’aveva annusato, come se stesse analizzando un vino rosso e vecchio. La copertina di pelle prugna era ormai quasi nera e il cartone del dorso si incurvava leggermente verso le punte. Non era una prima edizione, come l’introvabile del 1845, e quindi il valore commerciale dell’oggetto non poteva giustificare la scomparsa del collega gallese.  Poi c’era il segnalibro. Un segnalibro rigido, coperto di un velluto damascato verde e oro, al momento sottobosco e oro antico. Niente scritte, niente messaggi, niente mappe. Niente.

La stanchezza affiorò fluttuando, e con essa pensò alla frustrazione che doveva aver provato Parcival ormai vecchio, nel monastero che ospitava il suo declino, rendersi conto che, moltissimi anni prima,  nel castello di Cobernico aveva visto il Graal nascosto sotto un panno ma non aveva saputo riconoscerlo.

Se quel libro fosse davvero un Graal o soltanto lo specchio di un mistero minore, non era dato saperlo. Eppure qualcosa doveva esistere, se un collega, neppure troppo intimo, lascia a Parigi un pacco per te e prima di darti istruzioni sparisce nel nulla.

“Ma io ci sono andato lo stesso a Parigi!” disse ad alta voce, srotolando la serie di eventi irrazionali che si erano susseguiti. In qualche modo il libro era un messaggio, un codice cifrato e non ne aveva la chiave. Riesaminò il segnalibro. Non poteva essere del 1850 ma non era nemmeno nuovo. Una specie di ricordo di famiglia, qualcosa che si trova in tutte le case che hanno racchiuso una vita vissuta. A parte questo l’oggetto era muto.

Un rumore oltre la porta lo distrasse. Rapido sguardo dalla finestra. Qualcosa appare. Pochi passi verso la porta. L’apre. E’ Sam.

Per un attimo la percezione di Howard aveva immaginato qualcos’altro, qualcun’altra. Sam portava biscotti caldi. Non era esattamente questo che avrebbe voluto.


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