CApITOlo VI: investigAZIONI privATe
la mattina fu teNera...
La mattina fu tenera. Si svegliarono e si ritrovarono al tavolo della cucina, smemorati e di buon umore. Si riappropriarono di antiche ritualità, di the forte al latte, di muesli e yogurt, di succo d’arancia, panini al miele e uova fritte. Per un intervallo di circa 40 minuti erano riusciti a non pensare. Al quarantunesimo minuto scattarono i meccanismi di sicurezza. Istantaneamente e parallelamente ricordarono tutto e si scontrarono in bagno per eleggere chi fosse più in ritardo. Vinse Sam. Ci vollero soltanto altri otto minuti affinché entrambi sbattessero in sequenza la porta della casa di Howard, diretti verso i rispettivi mondi. Si baciarono e questa fu l’unica attiguità.
Howard camminò lentamente per recuperare la consapevolezza di essere in forte anticipo sull’inizio delle lezioni. Pensava che Sam, nella sua utilitaria stesse cercando di realizzare analoghi risultati. La immaginò a un semaforo giallo, completamente deserto, ferma a lasciar scoccare secondi inutili. Si presentò a scuola poco dopo le sette e quaranta. I corridoi risuonavano cavi e la sala insegnanti era deserta. Lentamente si riformò nel suo cervello il nome di Pembrock. Il suo cassetto non era chiuso a chiave. Howard si guardò in giro e poi lo aprì. Sotto i registri era accampato un sottobosco di penne e cartoleria varia. In mezzo al caos di cancelleria trovò una micro agendina nera, una specie di riproduzione in miniatura di un quaderno in stile anni quaranta. Uno scalpicciare di passi gli fece chiudere il cassetto automaticamente. L’agendina gli rimase colpevolmente in mano. La nascose in una delle tasche della giacca proprio nell’attimo in cui la signora Hurtwriter, collega di letteratura, varcava la soglia della stanza.
Fu elegantemente gioviale e si offerse di preparare una tazza di the alla signora cinquantenne che accettò, schernendosi come una collegiale. Si unirono ai due gli altri colleghi delle prime ore. L’atmosfera si rilassò piacevolmente e Howard si dimenticò del furto che aveva perpetrato nella solitudine dell’alba. Si portò imprudentemente il corpo del reato a tutte le lezioni. La mattina transitò regolarmente attraverso tutte le ore previste. Gli studenti entravano, qualcuno salutava, simulavano attenzione e poi scivolavano nel torpore, per essere miracolosamente ridestati dal trillo sguaiato della campanella. Quella mattina Howard si guardò bene dall'interrogare, sapeva fin troppo bene che, in quel caso, avrebbe dovuto accendere un barlume di presenza verso argomenti che sentiva totalmente estranei. Quella della sua vita era l’unica storia che avesse importanza in quel momento insieme, forse, a quella della sorte di Pembroke. Inanellò una serie di spiegazioni di routine, automatiche e soporifere. Nemmeno la signorina Doe tentò di intervenire. La magra cronaca della controriforma non lasciva scampo a nessuna fantasia. Al definitivo rintocco elettrico lasciò sfilare l’ultima classe, si alzò, chiuse la porta dell’aula e riprese il filo che aveva interrotto quella mattina presto. Lo fece senza creare gradini, semplicemente riprendendo da dove aveva lasciato, immergendo distrattamente la mano nella tasca della giacca ed estraendo il librino nero. Sfogliò le pagine con difficoltà. Erano scritte fitte fitte con nomi, simboli, sequenze di numeri. L’aspetto era quello di certi riassunti che gli studenti preparano per i compiti in classe e che consultano in provvidenziali visite ai bagni. Non sembrava qualcosa di schematico, piuttosto una serie di elementi aggiunti nel tempo, come capitavano, esattamente come argomenti di un programma scolastico. Soltanto non erano matematica, non erano formule di fisica o chimica e non erano sicuramente le opere di Shakespeare o le battaglie di Napoleone. C’erano delle date e dei riferimenti tipo “Avvistato tipo A” oppure “Fenomeno inspiegato”. Verso la fine erano elencati anche luoghi, come anse del Tamigi, piccoli villaggi, nomi di tenute della zona. Era riportata persino una piccola mappa con alcune croci di segnalazione. Più entrava in quegli appunti, più gli sembravano il resoconto di una ricerca, o meglio di una caccia al tesoro. Nella controcopertina era riportata una lista di parole, scritte con penne diverse o con matite. Erano tutte cancellate tranne una, l’ultima: Rufus1640.
Il professore sbirciò le pagine senza costrutto, saltando pezzi, al contrario. Cercava l’ispirazione che gli mancava. Non riusciva a trovare il filo logico, sempre che ci fosse, che univa quegli elementi. Riguardò alcune pagine e capì che erano numeri di telefono ma privi di nominativo. La contemplazione finì bruscamente quando il bidello comparve con secchi, stracci e scopone. Il libricino fu occultato e il bidello salutato.
Howard scese al piano terra e telefonò a Sam. Lei rispose sbrigativa; non amava essere chiamata al lavoro. Le disse che sarebbe andato a casa sua ad aspettarla. Lei fece precedere un –Va bene- da quattro secondi di vaga incredulità.
libroAperto

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