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L'Italia ha bisogno di una legge sul libro

Di seguito tre articoli sulla problematica che avvolge il nostro paese. Il libro da sempre è tenuta in scarsa considerazione e a
farne le spese sono in primo luogo proprio gli scrittori che non trovano spazi perchè il mercato è povero (e reso ancora più povero proprio dalla mancanza di una legge specifica di settore). Per questo crediamo che proprio gli "ultimi" della filiera dell'editoria debbano essere i primi a muoversi.

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Per il libro, il prezzo unico

In Francia esiste dal 10 agosto del 1981. In Germania dal 1888. E' la legge che regolamenta il costo dei libri e che stabilisce il prezzo unico. Negli anni ottanta il ministro francese della cultura Lang, dopo aver osservato l'andamento librario della Germania e di altri paesi europei ha scritto la legge che di fatto tutela il libro dall'uso consumistico.
In sostanza la legge Lang evita infatti che il libro si trasformi "in oggetto commerciale soggetto a rincari che avrebbero messo i librai in una condizione di inferiorità rispetto alla grande distribuzione". Di questo aspetto ce ne parla il giornalista francese Audrey Levy che prosegue nel suo intervento ricordando che questo decreto è sorto con lo scopo preciso di "proteggere dalla concorrenza questo prodotto culturale". La legge Lang è stata studiata da altri legislatori europei e in pochi anni anche la Grecia e il Portogallo hanno seguito l'esempio francese andando ad ingrossare le fila dei paesi europei - che oggi sono dieci - dotati di una legge che tutela il libro attraverso il prezzo fisso di vendita.
Il primo risultato di queste leggi è stato la difesa della pluralità del mondo dell'editoria e il mantenimento delle reti di librerie indipendenti. Dunque non occorre molto per iniziare a lavorare alla tutela del prodotto librario. Basta osservare l'Europa.

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La legge 62 tra luci e ombre

Esaminando la legge n. 62 del 7 marzo 2001 si pone in risalto, fin dai primi articoli, il fatto che per "editoria" si contemplano tutti gli aspetti del sistema editoriale. E dunque, anche con altre leggi e decreti leggi, si affrontano le questioni che riguardano l'editoria di giornali (Legge n. 416 del 5 agosto 1981), il mondo delle imprese radiofoniche (Legge n. 250 del 7 agosto 1990), del sistema radiotelevisivo (D.L. n. 323 del 27 agosto 1993), lasciando di fatto senza una specifica legge il mondo dell'editoria libraria. Oggettivamente il legislatore ha nella legge n. 62 del 7 marzo 2001 inserito alcuni elementi che sembrano avvicinarsi a questo sistema, ma alla fine in concreto poco si è fatto per tutelare le imprese e gli operatori del sistema libro.
In dettaglio fin dall'articolo 1, che definisce il soggetto del provvedimento stesso, si legge "Per «prodotto editoriale», ai fini della presente legge, si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici. "
Si evidenzia nella frase "ivi compreso il libro" tutta la marginalità del libro.
Scorrendo poi tra articoli e comma troviamo riferimenti a imprese editrici di giornali; a erogazioni in favore dell'editoria italiana all'estero (attraverso la teletrasmissione in facsimile delle testate con una tiratura superiore alle 10.000 copie); ai fondi destinati alle cooperative di giornalisti; al trattamento straordinario di integrazione salariale per impiegati, giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti dipendenti da imprese editrici di giornali; a esodi e prepensionamenti ai giornalisti iscritti all'INPGI (la cassa di previdenza del settore); al fondo per la mobilità e la riqualificazione professionale dei giornalisti e la diffusione della lettura dei giornali.
Dunque una forte e solida vicinanza all'editoria di giornali che in ogni caso lamenta carenze strutturali e bisogno di sostegno e aiuti. E anche per questo motivo si devono separare le molteplici e differenti anime del sistema editoria giungendo a studiare e promulgare provvedimenti per il mondo dei giornali, per quello della radiodiffusione, e soprattutto per quello del libro. La contaminazione tra i diversi soggetti alla fine infatti rischia di scontentare tutti e non risolvere seriamente i problemi che affliggono e avvolgono l'intero mondo dell'informazione.
Proseguendo nella lettura vorremmo però soffermarci su due articoli che meglio accendono la nostra attenzione. L'articolo 9 che contempla il fondo per la promozione del libro e dei prodotti editoriali di elevato valore culturale e l'articolo 19 per gli interventi a sostegno della lettura nelle scuole.
Per quanto riguarda l'articolo 9 al comma 2 si legge che possono accedere ai contributi "gli editori che intendono realizzare e commercializzare prodotti editoriali di elevato valore culturale e scientifico; e i soggetti che presentano piani di esportazione e commercializzazione di prodotti editoriali italiani all'estero". E ci viene spontaneo chiedere come mai da una parte si finanzia - o si intende farlo - il libro italiano fuori dal nostro paese e si pone un ostacolo così grave al sostegno dei libri inserendo la frase "di elevato valore culturale". In pratica non si parla e non si costruisce la promozione del libro in Italia e comunque quando si tenta di farlo la si grava dell'etichetta di "elevato valore culturale". Questo articolo poi contiene la norma per le librerie delle province di Trento e Bolzano che dallo stato italiano ricevono risorse per l'apertura e la ristrutturazione. E anche in questo caso una legge italiana crea un ottimo modello di sviluppo e di aiuto alle librerie ma lo applica solo a due province del nostro paese privando tutto il resto di uno strumento valido.
Per quanto riguarda l'articolo 19 invece sottolinea che si devono attuare azioni a sostegno della lettura tra gli studendi, ma poi termina che per raggiungere tale obiettivo di deve "favorire la diffusione della lettura dei giornali quotidiani nelle scuole." Ebbene siamo felici che si decida di leggere il quotidiano in classe, ma i libri dove li mettiamo?

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Per una legge sul libro: proposte di lavoro

La legge 62 contiene alcuni spunti che rafforzati ed estesi a tutto il territorio nazionale possono rappresentare un embrione di legge sul libro. I primi due punti esaminati riguardano l'agevolazione di credito e il credito di imposta per tutte le realtà che compongono la filiera dell'editoria libraria.
Dunque istituire presso il Dipartimento per l'informazione e l'editoria (posto sotto il controllo diretto della Presidenza del Consiglio dei Ministri) un fondo distinto dedicato solo agli operatori librari. Editori, librai e distributori, potranno dunque disporre di canali privilegiati in base alle necessità e alle progettualità contemplate dal nuovo provvedimento.
Si potrebbe dunque stabilire il credito di imposta sugli investimenti di ammodernamento, di ristrutturazione tecnico-produttiva, ampliamento e modifica degli impianti, di miglioramento della distribuzione, di formazione professionale.
In merito alle librerie la legge in vigore contiene l'articolo 9 che di fatto, se esteso a tutto il territorio italiano, può rappresentare la vera rivoluzione della tutela delle librerie indipendenti.
Al comma 4 leggiamo: "Ai fini indicati al comma 1, il Ministero per i beni e le attività culturali conferisce alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano parte delle risorse del fondo istituito ai sensi del medesimo comma: a) per l'apertura di librerie nei comuni o nelle circoscrizioni comunali che ne sono privi, e nei quali il servizio di vendita al pubblico è inadeguato, in relazione alla popolazione residente; b) nei casi diversi da quelli indicati alla lettera a), per la ristrutturazione di librerie o per lapertura di nuove librerie, caratterizzate da innovazione tecnologica o dalla specializzazione delle opere editoriali commercializzate o da formule commerciali innovative". Per quanto riguarda il prezzo del libro l'articolo 11 della legge 62 stabilisce una percentuale non superiore al 10 per cento (tranne per i libri per bibliofili, libri d'arte, libri antichi, libri usati, libri posti fuori catalogo dagli editori). Ebbene basta stabilire come in molti paesi europei la disciplina del prezzo fisso dei libri. Un libro nasce pertanto con un prezzo e con quel prezzo vive in tutte le librerie. Dalle catene alle librerie indipendenti.
La nuova legge sul libro potrebbe poi colmare il vuoto di lettori del nostro paese sostenendo la lettura nelle scuole attraverso
l'applicazione dell'articolo 19 della legge esistente, ma convertendo l'attenzione dai giornali ai libri.

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