20 01 2011
Gli studenti LUISS raccontano il loro viaggio nell'integrazione.
 

IL BEL PAESE, UNA (CON)FUSIONE DI SUONI E SAPORI

Sembra strano che ancora oggi, nel secondo millennio, in un epoca di globalizzazione e omologazione, ci si trovi a parlare del problema dell’integrazione culturale. Noi ci siamo interessati all’argomento e lo abbiamo voluto affrontare, cercando di capire come le influenze etniche modifichino ed arricchiscano il panorama gastronomico e musicale italiano. Partendo dalla macro area, Gastronomia, siamo andati a cercare, in tutta Italia, quei ristoranti, quelle Associazioni, quei Festival che fossero rappresentativi degli sforzi che vengono affrontati da tanti per riuscire ad integrarsi e per far conoscere la propria cultura. Ci siamo resi conto di come, nonostante spesso cerchiamo di rimanere chiusi nel nostro piccolo mondo, sempre più siamo proprio noi, gli italiani stessi, ad entrare nelle altre culture. Ne sono un esempio il ristorante multietnico Paladar di Firenze, nel quale abbiamo realizzato un intervista video con la disponibilissima Signora Francisca, cuoca e responsabile insieme ad altre due donne della società Delicias, “progetto che fa della diversità la sua maggiore ricchezza perché attraverso il cibo si conosce, si parla e si costruisce”, e il ristorante Go Thai di Roma, in cui lo chef, Ren Francesco Liang, che ci ha dimostrato grande disponibilità rispondendo alle nostre domande direttamente da Shangai, è sempre alla ricerca di una combinazione giusta fra raffinati cibi asiatici e grandi vini italiani. Abbiamo anche avuto il piacere e l’onore d’intervistare una delle chef più affermate di Roma, Cristina Bowerman, che nella sua Glass Hostaria, ci ha fatto apprezzare la sua capacità di unire sapori provenienti da tutto il mondo, e Noda Kotaro, chef giapponese che nell’ Enoteca la Torre, ci ha fatto provare il gusto della cucina viterbese, completamente riletta però in chiave internazionale. Per quanto riguarda Festival e Associazioni ci siamo interessati al Cous cous Fest di San Vito Lo Capo, festival internazionale dell’integrazione culturale, che coinvolge tutti i paesi dell’area euro-mediterranea e all’Associazione Sold-Out di Vallermosa, paese in provincia di Cagliari, che ha promosso la manifestazione Sapori del Mondo con l’intento di valorizzare e favorire l'integrazione degli  immigrati che vivono nel paese proponendo un esposizione di piatti tipici tradizionali della propria terra di provenienza.

Per quanto riguarda invece la macro area Musica, abbiamo parlato con artisti, musicisti e ballerini, e ci siamo anche resi conto di quanto numerose siano le Associazioni costruite sul principio che la musica è un modo di partecipare, condividere e stare insieme. Tommaso Zanello, in arte Piotta, ci ha concesso un’intervista video in cui ci ha spiegato questa sua evoluzione musicale che lo ha portato verso la multiculturalità con i dischi come S(u)ono diverso e Multi culti. Ci siamo interessati all’ Associazione SINITAH, fondata da artisti africani, cubani e italiani con la volontà di diffondere la loro cultura e tradizione sul nostro territorio.

Nell’ambito della danza siamo andati a parlare con la fondatrice e docente dell’Associazione culturale Arte Encuentro Flamenco, Reina Lopez, ballerina professionista di grande esperienza, che è riuscita a creare un centro di diffusione e confronto tra le danze popolari di vari paesi.

Infine abbiamo avuto modo di parlare, con Attilio di Sanza, insegnante elementare, del Coro multietnico Se…sta voce, di cui è direttore insieme a Susanna Serpe, e del Coro multietnico Romolo Balzani, nato nel 2009.

A chiusura della nostra inchiesta abbiamo voluto parlare delle due orchestre dell’Esquilino; l’ormai nota a tutti Orchestra di Piazza Vittorio, messa in piedi con entusiasmo dal direttore Mario Tronco e dall’Associazione Apollo 11, e l’Esquilino Young Orchestra, nata nel 2010, la prima orchestra teatrale musicale giovanile in Italia.

Entrambi esempi di fusione tra culture, sono la testimonianza di come la musica possa essere un reale mezzo di integrazione (insieme alla gastronomia) e di come la condivisione possa diventare valore e ricchezza per tutti.

Ludovica Meo

 

CIBI ASIATICI E VINI ITALIANI: LA COMBINAZIONE GIUSTA FRA CULTURA E GUSTO

Ren Francesco Liang, chef di origine cinese, nato e vissuto a Roma,  oggi vive tra l’Italia e la Cina, diviso sempre fra i suoi due locali, uno a Shangai, la perla d’Oriente, e uno a Roma, la città eterna. Egli stesso trade union tra due culture, amante dei vini italiani, è sempre alla ricerca, con la sua sapiente capacità culinaria, di una combinazione giusta fra la cucina orientale e quella italiana, fra i grandi vini italiani ed i raffinati cibi asiatici. Alla domanda “In che modo è riuscito a realizzare questo incontro di sapori?” ha risposto dicendo che trovandosi a viaggiare spesso all’estero, ed avendo una buona conoscenza dei sapori italiani e della cucina vietnamita, è riuscito a trovare un buon connubio fra questi, “facendo molta pratica e trascorrendo molte ore in cucina, tra successi ed insuccessi, ma sopratutto osando osando osando!”.

Ludovica Meo

 

CRISTINA BOWERMAN: IL MELTING POT DELLA SUA CUCINA

Tornata da 4 anni in Italia dopo un soggiorno statunitense di 15 anni, Cristina Bowerman è una degli chef più affermati di Roma grazie soprattutto alla sua abilità di preparare piatti mescolando ed unendo tradizioni culinarie provenienti da tutto il mondo. La Glass Hostaria, situata in Trastevere, è stata inserita fra i 35 migliori esempi di Restaurant design nel 2006 da Frame. Ed è proprio nella sua Hostaria che ho avuto il piacere di incontrarla.

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Dando un occhiata al menù di oggi quali esempi si posso trovare di fusione multiculturale?

Praticamente tutto. Dagli antipasti, ai primi, ai secondi piatti fino ad arrivare al dolce, tutto risente della mia formazione multiculturale. Posso prendere come esempio l’antipasto di gamberi rossi crudi al sesamo, melone invernale, sedano, crema di bottarga, spaghetti di soba e croccante bric. Puoi notare come il piatto contiene dei gamberi e della frutta (accostare un frutto con un pesce è tipico delle Hawaii e di tutto il centro-America) ma viene servito con dei spaghetti soba giapponesi.

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Secondo te questa  moderna ondata multiculturale gastronomica , che ha portato al boom del sushi giapponese o alla nuova abitudine di sostituire la pizza col kebab turco  è solo una moda passeggera?

Limitare un cuoco alla sua stessa  cultura sarebbe solo controproducente e anacronistico. Oggi il mondo si basa sulla circolazione di informazioni e culture. Una volta un cliente mi disse che dovevo utilizzare solo prodotti italiani, io risposi “ bhè allora tu perché non ti togli la maglietta inglese che indossi? ”. Questa moderna ondata multiculturale gastronomica non è una moda, al contrario è il futuro.

Alessio Barragato

 

NODA KOTARO: QUANDO L’ORIENTE NON SI LIMITA A COPIARE L’OCCIDENTE        

Noda Kotaro , chef giapponese ormai indissolubilmente legato all’Italia, ha iniziato a lavorare come lavapiatti in Giappone e oggi è considerato un cuoco di fama mondiale. Premiato dal Gambero Rosso con una stella, lavora al Ristorante Enoteca La Torre di Viterbo. Lo chef giapponese, che lavora in Italia 11 anni, sa esprimere al meglio la cucina viterbese, completamente riletta in chiave internazionale.

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Durante i tuoi primi anni in Italia come hai cercato di integrarti professionalmente nella nostra cultura?

Durante i miei primi anni ho cercato di imitare la cucina italiana ed in particolare quella laziale, non mi discostavo troppo dalle ricette tradizionali. Era il modo migliore per integrarsi e soprattutto per poter lavorare. Alla fine quando mangi degli spaghetti cacio e pepe come fai a sapere che chi li ha preparati è uno chef giapponese?

Ora invece sei libero di inventare?

Diciamo che ora con la mia esperienza ho un bagaglio culturale che mi permette di mescolare più elementi di diversi Paesi. Attualmente sto usando molto la cucina cinese, thailandese e quella francese, oltre alla cucina italiana e giapponese ovviamente. Non c’è un limite, utilizzo spezie provenienti da tutto il mondo.

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Per quanto riguarda l’arredamento del tuo locale , ci sono dei richiami ad altre culture o degli elementi multietnici?

Annualmente ospitiamo delle mostre di quadri di artisti contemporanei all’ interno del nostro Ristorante. I clienti si trovano letteralmente immersi nella cultura.

Alessio Barragato

                                    

COUS COUS FEST DI SAN VITO LO CAPO

Nel paese di San Vito Lo Capo, da 14 anni, si svolge un “gustoso” evento, il Cous cous Fest, festival internazionale dell’integrazione culturale, che coinvolge tutti i paesi dell’area euro-mediterranea e che rappresenta un momento di festa e di approfondimento. Protagonista indiscusso dell’evento è il cous cous, piatto ricco di storia ed elemento di sintesi tra culture, simbolo di apertura, meticciato e contaminazione. Alimento tipico del Nord Africa e della Sicilia orientale, costituito da granelli di semola cotti al vapore, è stato ribattezzato, a San Vito Lo Capo, piatto della pace, e diventa il pretesto per far dialogare i popoli, per un confronto a tavola che è, prima di tutto, un confronto culturale che valorizza le differenze.

La prossima edizione della manifestazione si terrà a San Vito Lo Capo dal 20 al 25 settembre 2011.

Francesca Spatuzza

 

SAPORI DAL MONDO

L'integrazione può passare anche attraverso la conoscenza delle tradizioni culinarie dei popoli.

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L'Associazione culturale Sold-Out di Vallermosa, in proposito, promuove la manifestazione Sapori del Mondo che nasce con l'intenzione di valorizzare e favorire l'integrazione degli  immigrati che vivono nel paese,  proponendo un esposizione di piatti tipici tradizionali della propria terra di provenienza.

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Il Direttore artistico dell'Associazione Sold-Out, Angelo Montis, ha dato gentilmente la sua disponibilità per una breve intervista.

Da quale situazione  sociale è scaturita l'esigenza di organizzare la manifestazione Sapori  del mondo?

È un dato di fatto che a Vallermosa vivano moltissime persone provenienti dall'estero, e in realtà molti di loro vivono il paese in modo molto marginale, non per problemi di discriminazione sociale o altro, ma semplicemente per una questione culturale.

Serviva quindi uno stimolo per favorire questa integrazione, una spinta che li coinvolgesse in una manifestazione che li vede protagonisti.

L’integrazione è un processo bilaterale dove la parola chiave è “conoscersi a vicenda”, condividere e confrontarsi.

E quale miglior modo del mangiare insieme per iniziare a conoscersi?                                                

Quali e quanti Paesi verranno rappresentanti nella  manifestazione che si terrà il 2 Aprile?

Sapori dal mondo è nata  per promuovere l’integrazione degli immigrati di Vallermosa ma  l’obiettivo è quello di farla crescere e renderla un punto di incontro tra chi sceglie di vivere nella nostra terra e noi che ci viviamo da sempre.

Oltre ai paesi con i quali abbiamo iniziato questa esperienza (Marocco, Senegal, Belgio, Germania, Francia), già da quest'anno abbiamo dato la possibilità di proporre piatti tipici anche ai residenti provenienti dalle altre regioni d'Italia (oltre alla Sardegna, la Liguria, il Friuli, la Toscana, l'Emilia Romagna, la Campania).

Nella prossima edizione pensiamo di ospitare anche altri immigrati residenti nell'hinterland, chiunque insomma voglia portare i sapori della propria terra qui a Sapori Dal Mondo!

Eleonora Savona

 

SINITAH: DOVE LE CULTURE MUSICALI SI FONDONO

Milano, centro della più vasta area metropolitana d'Italia, rappresenta  uno scenario urbano in cui si possono incontrare varie e diverse etnie, ma affinché si riesca a godere delle potenzialità culturali altrui, è necessario trovare dei punti d'incontro. Da sempre l'arte, e in particolar modo la musica, è stata l'anello di congiunzione di diversi popoli, permettendo la scoperta e l'integrazione di varie culture, senza cancellarne l'identità.

Un'Associazione che opera in questi termini è l’Associazione SINITAH, fondata da 8 artisti, africani, cubani ed italiani, nata a Milano nel Maggio 2003. Le attività che porta avanti sono principalmente di tipo artistico e culturale, pertanto vengono organizzati corsi di musica, canto e danza tradizionale sia del Burkina Faso (Africa Occidentale) che di Cuba, oltre a laboratori teatrali e per l’infanzia.

Inoltre i fondatori hanno costituito un gruppo musicale dove tutte queste culture si fondono a testimonianza del fatto che la musica non ha confini ed è un linguaggio universale.

Eleonora Savona

 

L'ASSOCIAZIONE CULTURALE ARTE ENCUENTRO FLAMENCO

L'Associazione Culturale Arte Encuentro Flamenco è nata nel 1993, con lo scopo di diffondere le danze etniche. Fondatrice e docente dell' Associazione è Reina Lopez, ballerina professionista di grande esperienza, che, chiamando a collaborare maestri di fama internazionale, è riuscita a creare un polo per la diffusione e il confronto delle danze popolari di vari paesi. Arrivate per assistere ad una lezione di flamenco, un po' disorientate, siamo state guidate nella giusta direzione dall'eco dei tacchi.

Conclusa la lezione ci tratteniamo con Reina Lopez, che gentilmente si è resa disponibile per rispondere a qualche domanda.

Come mai hai deciso di aprire questa scuola in Italia?

Io sono una ballerina italiana però sono cresciuta in spagna. Ho imparato a ballare dai miei vicini di casa, in modo diciamo selvaggio, anche se al giorno d’oggi non è più così. In seguito la mia famiglia si è ritrasferita in Italia e io ho avuto la fortuna di trovare un’insegnante spagnola nel nord Italia che aveva aperto una scuola di danza. Ho iniziato a prendere lezioni da lei, e durante il corso, le mie compagne hanno iniziato a chiedermi ripetizioni e, alla fine, ho deciso di aprire io stessa una scuola. Sono arrivata a Roma grazie a un concorso dell’accademia nazionale di danza.

Secondo te l’integrazione può passare anche attraverso la danza? La danza può essere un elemento di integrazione culturale?

Certo. Io penso di fare opera di propaganda culturale nel senso che il flamenco non è solo anarchia ma anche rigore. Basta pensare a quanto si deve andare a tempo matematico sulla ritmica e al fatto che si deve seguire per forza chi canta o chi suona. Il  flamenco porta un senso di comunità perché da soli non lo si può ballare. Anche soltanto accingersi a ballarlo è  integrazione  perché si impara a ballarlo in gruppo. L’integrazione non ha bandiere. Il flamenco è fusione sia a livello di nascita che di sviluppo. Il primo messaggio del flamenco è che, oltre alla ballerina ci deve essere anche una persona che canta, una persona che suona, serve insomma tutto un mondo intorno.                                                                                                                              

Eleonora Savona

Francesca Spatuzza

 

UN LABORATORIO PER LA CREAZIONE DI IDENTITÀ MULTIPLE

Attilio di Sanza e Susanna Serpe, entrambi insegnanti elementari, operano in una realtà in cui la presenza di alunni stranieri e Rom è considerevole. Mirata al loro inserimento, è stato realizzato nel 2001 un coro interclasse, che è divenuto realtà stabile già nel 2002 col nome di  Coro multietnico Se…sta voce. Omonima è l’Associazione di volontariato, nata nel 2007, che opera esclusivamente per fini di solidarietà sociale.

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Nel 2009 è nato anche il Coro multietnico Romolo Balzani che vede la partecipazione di cittadini appartenenti a diverse culture e in cui lo scambio è sentito da tutti come una ricchezza.

Sul tema della musica, come fattore di integrazione culturale, abbiamo parlato con Attilio di Sanza.

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Vincere pregiudizi e superare steccati è secondo voi la vera sfida che anche la musica deve affrontare ?

La musica è superamento di barriere e pregiudizi, di per sé abbatte steccati e unisce. Nel nostro campo la scommessa è rappresentata dalla considerazione che ciascuna voce in un coro rappresenta la personale identità che viene messa in gioco: ciascuna voce/identità DEVE confrontarsi con le altre, DEVE appoggiarsi alle altre per cercare l’armonia, per non stonare. In questo modo ognuno rafforza la propria identità, e contribuisce a crearne una di gruppo in cui si riconosce, chiede e dà rispetto. In questo modo spontaneo si sviluppa la piena considerazione e rispetto di sé, degli altri, dagli altri.

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Nella canzone Tanti modi di mangiare cantate tanti modi di mangiare vi faremo ora vedere, tanti modi di mangiare vi faremo ora ascoltare. Secondo voi la musica e la gastronomia sono due mondi che vanno di pari passo nella costruzione di una condivisione sociale?

Assolutamente si! Il mangiare e' ritmo, scansione, rituale; come la musica che esprime stati d'animo e bisogno di condivisione e conforto; spesso la musica ha bisogno della parola così come il cibo ha bisogno del gusto.

Musica (arte in generale) e gastronomia vanno di pari passo; si può ricorrere all'equivalenza: il canto ben eseguito sta all'accordo come il buon cibo sta all'equilibrio dei giusti ingredienti.

Penso che si debba trovare in ogni attività l' "accordo/gusto", la tonalità giusta e perfetta, il piacere che genera progresso e curiosità', quindi conoscenza. La conoscenza reciproca nasce anche assaporando i differenti cibi, e' indispensabile per una sopravvivenza pacifica e interattiva, si teme e si ha paura di ciò che non si conosce, e l'altro/cibo va conosciuto altrimenti nascono e si consolidano i pregiudizi .

Ludovica Meo

 

L' ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO E L'ESQUILINO YOUNG ORCHESTRA

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L’Orchestra di Piazza Vittorio è nata nell’estate del 2002 grazie al direttore Mario Tronco e al gruppo di Apollo 11 che hanno trovato nel quartiere multietnico dell’Esquilino una grande ricchezza di suoni e musicisti. Prima orchestra multietnica d’Europa a proporre un repertorio originale, è composta da 16 musicisti provenienti da 11 paesi diversi.

Grazie all’Associazione Apollo 11 è nato anche, nel 2010, il progetto dell’Esquilino Young Orchestra. Quella dell’Esquilino è la prima orchestra teatrale musicale giovanile in Italia, composta da ragazze e ragazzi provenienti da diverse culture, migranti e figli di migranti.

Dina Capozio, dell’Associazione Apollo 11, ha gentilmente risposto ad alcune domande sul progetto del suo gruppo.

Come è nata l’idea di formare l’Esquilino Young Orchestra?

L’idea di dar vita a una formazione di giovani musicisti era già balenata ad alcuni esponenti dell’Associazione Apollo 11, avendo alle spalle la formazione e il gran successo dell’Orchestra di Piazza Vittorio. Si è maggiormente concretizzata su sollecitazione della Fondazione Vodafone Italia che è molto impegnata nel promuovere progetti di recupero per adolescenti con esperienze di vita difficili e complesse.

Secondo voi l’integrazione può passare anche attraverso la musica?

La musica, si sa, è un linguaggio universale, fa star bene, rallegra e rende sereni. È di per sé un veicolo straordinario d’incanto e gioia.

Francesca Spatuzza


INTERVISTA A TOMMASO ZANELLO (PIOTTA)


INTERVISTA A FRANCISCA FRIAS


 


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