24 02 2012
Inchiesta a cura di A cura di: Giuseppe Cassarà, Benedetta Giangrande, Giulia Bellalbero, Cristina Gessica Gaudino, Chiara Ragosta
 

Il primo “Web Series Festival” italiano avrà luogo a Roma, nel 2012.

Chi sono i protagonisti di questo nuovo, dilagante fenomeno?


IL CORAGGIO E LA CREATIVITÀ.

Affollano la rete e guadagnano popolarità. Sono le web series, arrivate (in ritardo) dagli USA. 


Quando se ne sentì parlare per la prima volta, nelle nostre case troneggiava ancora il Windows '95, strumento di lavoro dei nostri padri, che guardavamo con ammirazione mentre con fare da esperti (che non erano), timidamente cliccavano sull'icona di Internet. Solo dieci anni dopo, nel 2005, Youtube sarebbe entrato nelle nostre vite e le web series, dopo una lunga traversata oceanica, sarebbero approdate nel nostro paese. Quasi in contemporanea con la nascita del sito di broadcasting più grande e cliccato al mondo, cominciò a fiorire quel che a oggi è una vera giungla, e sembra che chiunque abbia qualcosa da raccontare necessiti solo di una telecamera e un paio di click. E il talento? Quello c'è, ma bisogna saper cercare. Perché il rischio è sempre lo stesso, squisitamente moderno: credere che sia così facile. Non lo è. Anzi, il web è un mare ancor più tempestoso degli altri, proprio perché più grande, quasi infinito. Ci vuole un grande coraggio per entrare nel mondo di internet, per mettersi in gioco di fronte allo spietato anonimato di miliardi di navigatori. Ma è la creatività che ti dona coraggio. E se a dirlo è Ferdinando Carcavallo, coautore di “Travel Companions”, vincitore del Los Angeles Web Series Festival, tanto vale credergli. Se il talento ce l'hai, quel che deve venire verrà: - Internet in qualche modo ti protegge. Ci vuole molto più coraggio per salire su un palco davanti 20 persone che per pubblicare un video solo potenzialmente visibile da milioni di persone – continua a dire Ferdinando. Il suo è uno dei pochi esempi di web serie italiane giunte con successo oltreoceano. Ma il web italiano ha ancora da offrire? Lo vedremo. E il Web Series Festival, che si terrà a Roma il prossimo anno, sarà un ottimo modo per scoprirlo. Noi, intanto, ci mettiamo comodi dinanzi al pc e stiamo a guardare.


Giuseppe Cassarà


“WEB SERIES FESTIVAL”, LA PAROLA ALL'ART DIRECTOR.

Parla Edoardo Campanale, che ha portato il festival nel nostro paese. E che ci spiega cosa significa, in Italia, lavorare sulle serie web.


In occasione del Web Series Festival che si terrà a Roma nel corso del 2012 abbiamo incontrato l’Art Director del festival Edoardo Campanale che nel rispondere alle nostre domande ci ha portato nel mondo di questo nuovo ma efficace mezzo di intrattenimento che coinvolge giovani e adulti. Si tratta di piccoli sketch, cortometraggi, in Italia spesso di genere comico, realizzati da giovani e inesperti attori, spesso studenti.

Ci ha appena detto che il WSF si terrà a Roma, come pensate di organizzare le tre giornate del festival?

L’obiettivo principale è fare in modo che questo festival sia un trampolino di lancio per i talenti del web e per i registi che si dedicano al genere, motivo per cui abbiamo scelto di assegnare un premio al vincitore che non sia simbolico, ma, appunto, “di lancio”. Saranno tre giorni all’insegna di workshop, incontri con i vari registi e attori, esibizioni dei molti talenti del web.


Come vi finanzierete?

Prevalentemente attraverso sponsor, che siano, però, il più vicino possibile al mondo dei giovani che fanno pratica in questo settore. Qualcosa, insomma, che li aiuti ad affinare la tecnica, a scoprire nuove forme e strategie di realizzazione di una web serie.


In cosa si differenziano le web series Italiane da quelle USA?

In Usa le web series hanno fatto il loro primo ingresso nel 1997, in Italia, invece, è un fenomeno ancora recente, poco conosciuto: non ci sono gli stessi investimenti che si fanno oltreoceano. Lo storico ritardo che soffre il nostro Paese nello sperimentare e nell'investire è alla base di questa fatica nell’affermazione del fenomeno. Comunque sia, noi confidiamo nei giovani e nelle loro capacità.


Si aspetta un gran seguito a questo festival?

Mi auguro di sì, in genere tutto ciò che riguarda il web e le nuove frontiere della tecnologia esercita un gran fascino soprattutto sui giovani.

Non ha paura che questo fenomeno rimanga ancorato ad un target di pubblico troppo giovane?

Inizialmente nasce come un motivo di svago e intrattenimento prevalentemente giovanile, ma in molti casi le web series sono realizzate da un target più adulto. Dunque si presuppone che anche il suo pubblico si allarghi sempre di più fino a comprendere spettatori di ogni età. Oggi posso dire con certezza che al fenomeno corrisponde una fascia di spettatori che va dai 15 ai 40 anni.


Pensa che il genere comico delle attuali web series rimarrà l’unico di successo oppure si prospettano dei cambiamenti anche sotto questo aspetto?

Non si può negare che lo stile umoristico sia tipico dell'entertainment italiano, ma noi cerchiamo anche un prodotto innovativo, più impegnato. E il fatto che il pubblico delle web series non sia quello della TV è, tutto sommato, un aspetto positivo, perché si spera che non guardi solo al genere comico ma anche a qualcosa di più serio o comunque diverso.


Pensa che la nuova frontiera della “TV a puntate” sia sul web? Quali sono gli aspetti che la caratterizzano rispetto a quella tradizionale?

R: Credo che il web sia davvero una fonte inesauribile di notizie, ma anche di fruizione di contenuti, video e servizi. Sebbene spesso la frenesia degli utenti lasci poco tempo all'approfondimento; una web serie spesso riesce ad avvicinare il target di chi la realizza a quello di chi la fruisce. Le sue caratteristiche principali sono, infatti, la brevità, la gratuità, la disponibilità e la sua capacità di rispecchiare i gusti di molti. Al momento stiamo lavorando alla realizzazione di un sito ufficiale che possa diventare punto di riferimento tanto per gli autori che per il pubblico. Il nostro obiettivo è quello di contribuire allo sviluppo e alla diffusione di un fenomeno che riteniamo essere uno dei più efficaci per il pubblico dei nostri giorni, un pubblico insomma che vive il web a 360°.


Benedetta Giangrande


WEB CELEBRITIES & WEB SERIES: QUAL è IL SEGRETO DELLA LORO POPOLARITÀ? 

Web celebrity, Youtubers, ragazzi talentuosi accomunati dalla stessa passione, hanno creato un prodotto seriale, “Freaks!”: un grande successo che ha letteralmente spopolato sul web, ricevendo dalle 416 alle 800 mila visualizzazioni a puntata.  

Guglielmo Scilla (Willwoosh), Claudio Di Biagio (NonApriteQuestoTubo), Matteo Bruno (Canesecco), e Giampaolo Speziale (leader degli About Wayne e compositore della colonna sonora), hanno investito soltanto 500 euro nella realizzazione del progetto; il soggetto, ideato da Claudio, ha in seguito coinvolto gli altri, tutti romani e con una non troppo velata passione per il videomaking e per Youtube.

La ragione del forte consenso risiede da un lato nel fatto che i noti  protagonisti scandivano l’uscita di ogni puntata con avvisi e countdown sui rispettivi canali, suscitando curiosità e interesse nei loro già accaniti seguaci, dall’altro nell’originalità della trama sul panorama italiano; telefilm quali “Heroes”, “Misfits”e “Lost” hanno fornito loro l’ispirazione per creare un tale prodotto adattandolo allo spettatore italiano e in modo particolare del web.

“Skypocalypse” è un altro esempio di web series il cui successo è assicurato dalla cooperazione di emergenti web celebrities italiane: Karim Musa, in arte Yotobi, ideatore del concept della serie, celebre sul web grazie a divertenti recensioni cinematografiche,  Mattia Ferrari (VictorLazslo88) e Mattia Pozzoli (Matioski) che invece si sono occupati della sceneggiatura, e  altri bloggers promettenti, come Pallonw e Cimdpr. E’ una serie unica nel suo genere, i cui protagonisti  sono dei “nerd” sopravvissuti ad un’apocalisse zombie, che comunicano in gruppo tramite skype, utilizzando un linguaggio che strizza l’occhio ad un pubblico di omonimi geeks in grado di apprezzare le raffinate citazioni;il tempo passa a recuperando puntate di famosi telefilm e leggendo fumetti, il tutto inframmezzato da enigmi da risolvere e  da spunti interessanti.

“Facce da scuola”, astro nascente delle web series italiane, prodotto da un gruppo di giovani youtubers tarantini registrati con il nome “Nirkiop”, già conosciuti grazie a sketch e parodie, in tema scolastico e non, che hanno  fruttato loro 11 milioni di visualizzazioni nel giro di due anni.  Il filo conduttore della serie è il riassunto dell’ultimo anno di liceo di un bizzarro gruppo di studenti alle prese con le disavventure di tutti i giorni, sadici professori e un improbabile bidella. 

Operando un confronto con il resto del mondo, una  popolare web star oltreoceano è Shane Dawson, con all’attivo due canali su Youtube, il quale sfrutta  la stessa formula che ha condotto sulla vetta i nostri bloggers più apprezzati, il già citato Willwoosh e Daniele Doesn’t Matter, ossia video di satira della società,  i quali  enfatizzano e portano all’attenzione del pubblico situazioni e comportamenti quotidiani dalle straordinarie potenzialità umoristiche. Shane è accomunato al noto blogger romano Willwoosh dall’innegabile bravura dimostrata in stravaganti travestimenti femminili, tanto amati dagli accaniti followers, e dalle collaborazioni che i due youtubers attuano insieme ad altri big del web in divertenti parodie occasionali. Un’ altra nota web celebrity americana è Ray William Johnson il quale con “Equals 3” uno show dal duplice appuntamento settimanale, commenta in modo ironico le stramberie rintracciate sul web, scalando le classifiche dei video più cliccati e collezionando più di 5 milioni di iscritti sul suo canale.

L’ingrediente essenziale per raggiungere il successo che caratterizza tanto l’esperienza italiana quanto quella americana è l’interazione del  pubblico con le web stars, tramite i social networks, che accorciano le distanze rendendo le star accessibili e dando l’impressione al pubblico di intrattenere con i loro idoli un rapporto di amicizia.


Giulia Bellalbero


LE WEB SERIES TRA PASSATO E FUTURO.


Dalle origini americane alle ultime novità.


Quando nascono le web series? Il primo “webisode” fu prodotto dalla Bullseye Art, società newyorkese, nel 1995 e negli anni successivi nascono una miriade di web series, più o meno famose.

Non tardano ad arrivare gli eventi volti a premiarle e incentivarle: dal 1995 il “Webby Awards” premia le migliori web series nelle diverse categorie: comedy, drama e reality e nel 2008 viene istituita  la  “International Academy of Web Television” (IAWT), dedicata allo sviluppo della web tv,  che assegna gli Streamy Awards (chiamati anche "Streamys"). Il Los Angeles Web Series Festival nasce nel 2010 ed è il primo evento al mondo dedicato esclusivamente alle web series, cui segue il primo festival europeo: il Marseille WebFest nel 2011.

Anche l’Italia fa sentire la sua voce, tanto che attendiamo nella nostra capitale il Web Series Fest

Ma cosa differenzia le web series made in Italy da quelle americane? Principalmente la composizione del cast: nel nostro paese, nella maggior parte dei casi, a realizzarle sono utenti comuni che hanno acquisito un po’ di notorietà attraverso blog, canali YouTube, ecc, e la serie “Freaks” ne è l’esempio perfetto. Tutt’altro accade oltreoceano, dove dal 2007 gli investimenti dei vari studios di Hollywood si sono col tempo intensificati e la presenza di star del piccolo e del grande schermo è quindi assicurata: basti pensare a “Web Therapy”, ora trasmesso anche in tv visto il successo riscontrato, la cui protagonista è Lisa Kudrow, la Phoebe del telefilm “Friends”. 

Intanto il mondo imprenditoriale non tarda a scorgere le potenzialità del fenomeno per pubblicizzare il proprio marchio: è il caso di aziende come IKEA che si è lanciata nell’ideazione e nella produzione della serie “Easy to assemble?" o la nostra FIAT che ha promosso la Grande Punto MY 2008, con il web serial on the road “8 in punto”.


Social web series: quando la fiction diventa interattiva.


Quale è la vera rivoluzione del web? Nulla è statico, tutto è in evoluzione. Potremmo dire che nessuna opera pubblicata online possa considerarsi conclusa, in quanto qualunque utente con un suo commento vi partecipa: è proprio questo il concetto alla base delle “social web series”.

Ci riferiamo a serie web come: “l’Altra” di Riccardo Milanesi, o  alla prima serie in diretta su Facebook, “Lost in google” che potremmo definire “scritta dagli utenti” in quanto sono i commenti dei fan a svilupparne la trama, o ancora a “Aim High” prodotta dalla Warner Bros e diretta da McG (regista di Charlie’s Angels, Terminator Salvation ). Quest’ultima, che vede Jackson Rathbone (meglio noto come Jasper in “Twilight”) nei panni del protagonista, è distribuita in esclusiva su Facebook e l’elemento “social” è dato da un’applicazione che rileva i dati dei profili degli spettatori così che nel corso delle puntate gli utenti possano vedere una loro foto tra le mura della scuola dove è girata la serie o ascoltare in sottofondo le canzoni della propria playlist. Insomma anche l’ “intimità” dell’utente è catapultata nella fiction, e sebbene potremmo chiederci dove siano finite le regole sulla privacy, di sicuro è di grande effetto!

Sembra chiaro che d’ora in poi le web series punteranno sempre più sul carattere partecipativo, tentando di non essere semplici trasposizioni di fiction tv nel web. Nell’attesa delle novità future l'importante è non restare fermi: il bello del web consiste nell'accendere la propria creatività. Chiunque con un po’ di fantasia, una webcam e un social network potrebbe essere l’artefice di un’idea che farà scalpore nel world wild web.


Cristina Gessica Gaudino


“LOST IN GOOGLE”, L'ULTIMA TROVATA DEI “THE JACKAL”.

Il gruppo napoletano, capitanato da Francesco Capaldo, alias Francesco Ebbasta, presenta l'ultima fatica. Ed è proprio Ebbasta che ce ne parla.

“Lost in Google” è la prima serie interattiva italiana apparsa sul web: sono gli utenti, con i loro commenti che, di volta in volta, danno consigli per sviluppare la storia: i più apprezzati sono “trasformati in realtà” dai video makers del gruppo “the Jackal”. Una web serie inedita, che ha conquistato in poco tempo l’interesse e la curiosità dei visitatori del loro canale di YouTube. Per saperne di più, abbiamo contattato il regista di questo successo, Francesco Capaldo/Ebbasta.

 Quanto hai investito per produrre la serie Lost in Google?

Difficile fare una stima dei costi: essa viene svolta mese per mese, in base a ciò che scrivono gli utenti e che noi decidiamo di realizzare. Comunque, la serie è autoprodotta: avevamo provato a cercare degli sponsor ed alcuni erano anche molto interessati, ma si sono tirati indietro perché spaventati dall’idea di investire sul Web. L’interesse c’è, ma c’è poca fiducia nel mezzo Internet.

 Com'è nata l'idea di “Lost in Google”?

Concettualmente, è da tanto che pensavamo ad un modo di tirare in ballo gli utenti per creare qualcosa. L’idea propria di Lost in Google è nata dopo una riunione di YouTubers a Milano: un po’ per scherzo (ridevamo tra di noi sulla possibilità di venir rapiti dai membri dell’incontro), un po’ per prendere in giro una leggenda metropolitana che gira da tanto tempo in Internet (scrivere “Google” su Google per vedere aprire una finestra su un’altra dimensione).

 Perché hai scelto di lavorare sul web e non tentare in televisione?

Perché siamo partiti a lavorare sul Web e continueremo qui. Quello della tv è un mondo a parte. E poi sarebbe stato improbabile proporre in tv una serie su Google.

Come e quando è stato creato il gruppo “The Jackal”?

Ci conosciamo dalle elementari, alcuni anche dall’asilo. Abbiamo iniziato e fare video per scherzo, per divertirci. Nel 2005 abbiamo creato il canale su YouTube e visti i commenti positivi da parte degli visitatori, abbiamo deciso di farne una professione. Da aprile/maggio siamo una società di produzione. Ci chiamiamo “The Jackal”, lo sciacallo, perché, quando abbiamo iniziato, facevamo parodie di film, altri video…

 In che modo portate avanti i vostri progetti?

Abbiamo un quartier generale dove ci riuniamo ogni giorno. È un lavoro collettivo, perciò le idee si discutono insieme. Da poco collaboriamo anche con sceneggiatori esterni.

 Pensi che il successo di “Lost in Google” sia dovuto al fatto che eravate già conosciuti per altri video su YouTube? O per la novità del format?

“Credo sia dovuto ad entrambi. Dopo “Freaks!”, c’è stato un boom di web series, quasi tutte sul suo stesso stile però. “Lost in Google” è un prodotto alternativo: il suo successo non è dovuto solo al fatto che vi sono delle “star” di YouTube come attori, ma anche all’idea diversa, nuova che c’è dietro, che è piaciuta agli utenti. Subito dopo aver caricato l’episodio pilota, abbiamo ricevuto tantissimi commenti positivi e consigli su come continuare la storia: siamo molto contenti per questo.”

 Cosa ti piacerebbe girare in futuro?

Mi piacerebbe girare un film. Per quanto riguarda le serie, dopo averne girate una drammatica (avendo collaborato a “Freaks!”) e una sperimentale come “Lost in Google”, ora vorremmo cimentarci con un telefilm vero e proprio, fatto bene, con una produzione rilevante dietro. Il risultato deve essere ottimo, ma, come ho già detto, c’è ancora poca fiducia in Internet e gli sponsor preferiscono la tv. 


Chiara Ragosta


TRAVEL COMPANIONS: UN VIAGGIO IN AUTO È QUALCOSA DI PIÙ.


In youtube, si sa, troviamo di tutto; ma navigando con pazienza e un po' fuori rotta, ci imbattiamo, di tanto in tanto, in qualcosa di diverso dal solito. Solo la voglia di ridere, di raccontare, alle volte solo di giocare. Nessuna pretesa: Travel Companions colpisce per la sua semplicità: una macchina, due attori, una telecamera. Così lo possono fare tutti, direbbe qualcuno. E invece lo fanno loro, Ferdinando Carcavallo e Luca Napoletano. E lo fanno anche bene, senza esagerare: tre minuti a puntata, battuta pronta, qualche guest star, colleghi perlopiù. E la semplicità spesso ti premia. E Ferdinando, che abbiamo incontrato, di questo è molto soddisfatto: - all'inizio - ci dice - Travel Companions non era una web serie. Quello che volevamo era solo condividere con gli amici qualche momento di ilarità in rete. L'idea è venuta dopo, quando abbiamo ricevuto riscontri positivi di sconosciuti e proposte di collaborazione per la grafica e la parte musicale - . Niente folle oceaniche di fans, dunque, almeno in Italia. Nel nostro paese Travel Companions rimane in un angolo, cede il posto in prima fila a chi ha più successo, se il successo si misura in visualizzazioni. Il web è l'universo dei giovani, ma TC non è per loro: - Travel Companions resta ancora oggi un prodotto per la fascia di età tra i 35 e i 50 anni, persone che conoscono il mondo del lavoro, lo stress cittadino e le dinamiche di quel microcosmo che è l'azienda - . E per il futuro? - Di Travel Companions abbiamo realizzato già due stagioni (premiate al Web Series Festival di Los Angeles) e siamo stati molto in dubbio se continuare ancora con lo stesso format o innovarlo. Alla fine abbiamo deciso che se dovevamo farlo ancora conveniva farlo uguale, o almeno con pochissime novità. Quindi stiamo per pubblicare una nuova serie di puntate che si chiamerà "Bassa stagione"-. Saranno solo sei puntate, ci comunica Ferdinando. - avevamo poco tempo per un' “alta stagione” - . Vi aspettiamo allora. Anche noi giovani:  di problemi di lavoro ne abbiamo di già e tanti altri ne affronteremo. Meglio che cominciamo subito a riderci su.


Giuseppe Cassarà



Link:


Sito ufficiale WSF italiano: http://www.webseriesfest.it/


Sito ufficiale Los Angeles WSF: http://lawebfest.com/


Sito ufficiale Marseille WSF: http://www.marseillewebfest.com/


Sito ufficiale di Freaks: http://www.freakstheseries.com/


Sito ufficiale The Jackal: http://www.thejackalweb.it/


Sito ufficiale Travel Companions: http://www.travelcompanions.it/






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