01 02 2012
“DITE ADDIO ALLA PIZZA”. A parlare è il cinema, che con l’anno nuovo ha raggiunto quota 50% di sale digitali. Il sorpasso segna l’abbandono della pellicola e delle “pizze”, quelle bobine di 35mm che pesano quanto un italiano medio al ritorno dalle feste. E mentre il vecchio proiettore è in fase terminale (in gergo switch-off), lo spettatore non sa nemmeno di passare al nuovo digitale (switch-on). Ma d’altronde un cambiamento che avviene alle nostre spalle (il proiettore lì sta!) non sempre si fa riconoscere. Eppure la guerra fredda del cinema sta per esplodere. Il 2011 è stato l’anno della corsa agli armamenti, ora il muro che separava il cinema dai video e da internet si sta assottigliando. Distributori, produttori, registi, indipendenti sono pronti a schierarsi lungo una sottile linea rossa, i grandi per salvare i diritti, i piccoli per salvare la pelle. Il nemico è alle porte e Lassie ancora non è ancora tornata a casa. Il cinema di nicchia, indipendente e giovane spera in un futuro roseo, armato di produzioni a basso costo, economia di coda lunga e digitale. Ha fatto a se stesso tante promesse. Anzi otto buoni propositi per sopravvivere all’inverno. E il letargo non è un’opzione.
 

IL CINEMA AI TEMPI DELLO SWITCH OFF

DITE ADDIO ALLA PIZZA”. A parlare è il cinema, che con l’anno nuovo ha raggiunto quota 50% di sale digitali. Il sorpasso segna l’abbandono della pellicola e delle “pizze”, quelle bobine di 35mm che pesano quanto un italiano medio al ritorno dalle feste. E mentre il vecchio proiettore è in fase terminale (in gergo switch-off), lo spettatore non sa nemmeno di passare al nuovo digitale (switch-on). Ma d’altronde un cambiamento che avviene alle nostre spalle (il proiettore lì sta!) non sempre si fa riconoscere. Eppure la guerra fredda del cinema sta per esplodere. Il 2011 è stato l’anno della corsa agli armamenti, ora il muro che separava il cinema dai video e da internet si sta assottigliando. Distributori, produttori, registi, indipendenti sono pronti a schierarsi lungo una sottile linea rossa, i grandi per salvare i diritti, i piccoli per salvare la pelle. Il nemico è alle porte e Lassie ancora non è ancora tornata a casa. Il cinema di nicchia, indipendente e giovane spera in un futuro roseo, armato di produzioni a basso costo, economia di coda lunga e digitale. Ha fatto a se stesso tante promesse. Anzi otto buoni propositi per sopravvivere all’inverno. E il letargo non è un’opzione.

Agnese Curti

Proposito 1: Mai dire “che 2K…” al cinema. Lo schermo potrebbe offendersi

Gli schermi digitali si distinguono in 2K e 4K secondo la risoluzione. Proposito 1Sono preposti alla riproduzione sia di film 2D e 3D che girati direttamente in digitale o riconvertiti da pellicola. Il 2K è lo standard utilizzato dai proiettori digitali tradizionali (2048×1080 pixel), mentre il 4K (4096×2160 pixel) permette una risoluzione quattro volte maggiore ed è utilizzato per i grandissimi schermi (superiori ai 14-15m di lunghezza). Film distribuiti in formato 4K possono essere riprodotti anche su proiettori 2K e viceversa (anche se solo cinema dotati di sistemi di proiezione a 4K riescono a riprodurre film 4K alla massima qualità). Esistono schermi con risoluzione ancora maggiore, sono i sistemi di proiezione a 8K, che, tuttavia, sono poco utilizzati.

Invece, il film digitale 3D si basa sull’invio allo spettatore di immagini diverse per ciascuno dei suoi occhi; obiettivo raggiunto inizialmente con l’uso di due proiettori, recentemente utilizzando un solo proiettore digitale che alterna immagini per l’occhio destro e sinistro così velocemente (144 volte al secondo) che il cervello umano non ne percepisce la successione. L’esperienza visiva sarà certamente unica, tuttavia, si fanno sempre più consistenti le critiche e le voci di abbandono che provengono da Hollywood.

Lorenzo Siggillino e Rebecca Lazzoni

Proposito 2: Prendi i soldi e scappa

A Bruxelles, i parlamentari della Commissione Cultura hanno approvato all’unanimità una risoluzione che invita a sostenere lo switch-off delle sale cinematografiche con finanziamenti sia pubblici sia privati. L’Unione Europea stessa dovrebbe favorire il processo di digitalizzazione dei cinema del continente con apposite risorse, sottolineando la rilevanza che il settore cinema ha a livello culturale, industriale, occupazionale. Tuttavia, questo percorso non si mostra affatto semplice: per dotare i cinema di proiettori digitali servono 100.000 per schermo. Ad oggi, in Europa quelli digitali sono 8700, cifra modica se si pensa che il totale degli schermi sfiora i 30.000. I co-finanziamenti UE però, completano l’apporto finanziario dei richiedenti e/o gli aiuti nazionali, regionali o privati precedentemente ottenuti. I candidati possono domandare un supporto per la digitalizzazione fino a 3 schermi per un contributo massimo di 20.000 € ciascuno.

Il passaggio al digitale si palesa come necessità per le sale di tutto il mondo - le copie dei film non saranno più disponibili su pellicole 35mm nel giro di pochi anni. Il rischio però, è che le sale incapaci di adeguarsi, per mancanza di risorse o per non aver ricevuto i finanziamenti, saranno costrette a chiudere.

In Italia per ottenere fondi ci si può rivolgere anche alle Film Commissions (FC), cioè quelle autorità amministrative indipendenti cui compito principale è il reperimento dei fondi per produzioni cinematografiche ed audiovisive da parte delle Regioni, attuando un programma di studio per stabilire le opportunità e le ricadute della produzione sul territorio. Le più importanti sono la Friuli Venezia Giulia Film Commission con 101 produzioni assistite, tra film, fiction, videoclip e spot e la Film Commission Torino e Piemonte con quasi 500 produzioni realizzate tra documentari, spot, videoclip, fiction TV. Per quel che riguarda la Regione Lazio, il neonato Fondo Unico Regionale per il cinema attivato a dicembre 2011 è pari a 15 milioni di euro (10 per il cinema e 5 per l’audiovisivo). Da notare che la reazione delle Regioni alla digitalizzazione delle sale è stata pronta: molte si sono adeguate, conformando gli interventi normativi alla nuova esigenza di trascinare il cinema nella modernità della volontà europea.

Claudia Cavaliere

Proposito 3: Conoscere la Storia, del cinema.

Il 19 marzo 1895, i parigini videro per la prima volta volti umani muoversi sulle mura del Grand Café. uguste e Louis Lumière avevano incantato il pubblico con uno spettacolo mai visto. Se le immagini in movimento erano già state realizzate con lanterne magiche, i Lumière crearono una nuova forma di intrattenimento collettivo. Il cinema fu presto una delle attrazioni preferite dalla borghesia occidentale. I teatri furono adibiti alla proiezione e divennero cinematografi; poi il cinema, inizialmente pura arte visiva, richiese un accompagnamento musicale dal vivo. Con i capolavori del cinema muto, da Griffith a Ejzenstejn, il mondo intero fu sedotto dalla settima arte.

Il sonoro e il colore giunsero con la consacrazione a fenomeno di massa. I rumorosi e primitivi proiettori furono sostituiti da nuove sale cinematografiche più grandi: a metà del secolo scorso, negli USA si diffusero, oltre alle sale con galleria e platea, anche i cinema all’aperto; i drive-in permisero l’accesso senza scendere dall’auto. Negli anni ’70, dopo le lotte per la libertà sessuale e la differenziazione dell’offerta, fu legalizzato il cinema porno: sorsero le sale for adults only e sex symbol come Linda Lovelace si mostrarono senza veli. Nacque la distinzione fra soft e hard.

Le piccole sale del passato vengono oggi riciclate per le nuove esigenze, come nei multisala, sia per offrire più scelta in un solo luogo che per sfruttare al meglio lo spazio dei cinema, di fronte al calo degli spettatori. Poi il 3D, il cinema stereoscopico, nato negli anni '50 e che oggi si è dotato di tecniche futurisiche. L’innovazione avanza velocemente, ma si rispolverano anche vecchie pratiche per nuovi fini: senza nemmeno accorgersene, gli spettatori che domani sera si recheranno al cinema vedranno un film digitale credendolo pellicola. Se Internet ruba spettatori alla sala, il 3D-isperato cerca di recuperarli: solo il tempo risolverà l’enigmatico rapporto che tuttora sussiste fra cinema e tecnologia.

Francesco Andreini

Proposito 4: Coltivala in casa…la tua passione

Il digitale è una forma minuziosa e perfezionista, dove ogni dettaglio è fondamentale per la costruzione del consenso di un pubblico esigente e difficilmente stupibile. Per adempiere a questa mission, gli addetti ai lavori si sono serviti di strumenti capaci di riprodurre accuratamente la realtà che ci circonda: videocamere digitali con sensore tre volte superiore a quelli fino ad oggi disponibili, qualità mai vista prima, più sensibilità alle basse luci e minore profondità di campo. Stiamo parlando della Canon XF300 che combina un codec MPEG2 4:2:2 a 50 Mbps con un obiettivo serie L e 3 sensori CMOS, per video Full HD di qualità professionale. Solo il nome e la descrizione bastano a far capire che è un mostro della famiglia delle fotocamere digitali, virtualmente in grado di sostituire le “vecchie” macchine da presa, impiegate sui set cinematografici del passato. Ma quanto costerà il gioiellino? Contrariamente alle aspettative, queste macchine digitali vantano un prezzo accessibile, meno di 2000 .

Praticità, basso costo ed uso intuitivo sono elementi a cui l’ordinary man non poteva restare indifferente, così, mosso dalla curiosità di sperimentare di persona le nuove tecniche di ripresa, ha dato inizio ad un fenomeno del tutto nuovo: il cinema home-made.

L’esplosione del cinema fai da te è testimoniata dai centinaia di tutorial presenti su blog e YouTube dove viene spiegato passo passo come realizzare una ripresa in stop motion (tecnica basata sulla proiezione veloce di scatti fotografici di uno stesso oggetto, volta a creare l’illusione del movimento) o “come far sembrare un video digitale girato su pellicola”. C’è di più: dal 2003 a Roma si tiene ogni anno il concorso Il Corto.it Festa Internazionale di Roma, dove filmaker italiani e non presentano cortometraggi girati in digitale per cercare di aggiudicarsi uno dei tanti premi, oltre che essere mandati in onda sul canale 905 di SKY per un anno. Da “registrare”: Ludovico Van; Ti voglio bene assai; Tana libera tutti, corti vincitori di passate edizioni.

Sempre in tema di concorsi: 48 Hour Film Project, competizione molto divertente che dà la possibilità agli aspiranti Spielberg di realizzare un cortometraggio di massimo 7 minuti in un week end. Il vincitore oltre a vincere un trofeo avrà la possibilità di andare a rappresentare il suo paese alla finale mondiale.

Come visto, ricreare un set cinematografico in casa non è un’idea tanto distante dalla realtà e avrebbe anche dei costi notevolmente ridotti, e per ingenuità e per provocazione chiediamo: è finalmente arrivato lo switch-on? Potrà mai il nostro uomo qualunque sostituire il regista e il suo staff?

Niccolò Pucci

Proposito 5: Abbinare cinema a tecnologia…è la morte sua

Simon Reynolds, critico musicale, nel suo libro Retromania. Musica, cultura pop e la nostra ossessione per il passato (uscito lo scorso settembre in Italia con Isbn), ribadisce che Internet permette democraticamente l’accesso alla cultura pop e dà l’opportunità di creare e distribuire contenuti audiovisivi agli utenti, ma… non si distribuisce nulla di veramente nuovo. “Tutto è retro”. La tecnologia intrappola il futuro. La mente va incontro a una trasformazione degenerata, si diventa schizofrenici e compulsivi nella fruizione, si scarica tutto il possibile. Poi si va incontro a una crisi di mezza età quando la collezione finisce di produrre piacere, perché ci si rende conto che non c’è tempo di consumarla tutta. E la collezione diventa simbolo di morte e dello scorrere inesorabile del tempo.

Sembra paradossale parlare di empasse […] Youtube ha creato un archivio enorme di video e musica, facilmente accessibile e a titolo gratuito […] Tutto questo è davvero molto futuristico, ma riguarda il modo in cui la musica viene distribuita e condivisa, non della musica in se stessa”.

Così Simon Reynolds descrive l’oggi senza domani, un mondo dove la tecnologia è sempre più utile per la società, dove si è in grado di raccogliere informazioni culturali provenienti da tutto il globo. Tuttavia i media esprimono solo la capacità di rielaborare dei dati nostalgici e non l’innovazione e la creatività dei nuovi stili culturali. E se Reynolds parla di musica, ci vuole poco ad allargare il ragionamento al cinema, all’arte in genere.

Francesco Maria De Ponte

Proposito 6: Imparare a farlo di gruppo…il film ovvio!

Il binomio tecnologia-arte sta condizionando sempre di più il mondo del cinema. L’avvento del digitale permette alla creatività di svincolarsi dalle logiche commerciali, offrendo spazio alle nicchie e dando una risposta forte al grande business. Tra le realtà nazionali che hanno accettato la sfida, ci sono tre società di produzione che, attraverso un approccio democratico al proprio interno, e una forte componente di motivazione e ricerca artistica, fanno dell’indipendenza la loro forza e dell’innovazione tecnologica uno strumento adattabile alle loro esigenze.

Primo (nasce nel 2002) è The Coproducers, sistema di produzione cinematografica dove tutti i partecipanti sono anche proprietari dell’opera, in perpetuo. Questo significa che il lavoro svolto dai partecipanti equivale a una quota del film, i cui diritti di sfruttamento non dovranno essere ceduti. Due le innovazioni principali rispetto alla produzione classica: da una parte la scomparsa della supremazia del produttore, che, seppur svolga le stesse funzioni del produttore classico, cambia il nome in Executive Producer e assume lo stesso rango degli altri coproduttori. Dall’altra invece, c’è l’equipollenza tra denaro e lavoro. Infatti i coproduttori- finanziatori e i coproduttori-lavoratori rientreranno del loro investimento in modo proporzionale. Nessuna distinzione di valore quindi tra contributo artistico, lavorativo o finanziario, quest’ultimo derivante soprattutto dalle sponsorizzazioni a fondo perduto. L’abbattimento dei costi può arrivare al 70%.

Obiettivo di rilancio del cinema indipendente è anche quello delle neonate indiCINEMA e Cineama.

La prima è una federazione che intende realizzare un circuito produttivo e distributivo multipiattaforma per facilitare la creazione e circolazione di film e documentari a low cost, in risposta all’egemone grande distribuzione. La sfida è quella della trasparenza finanziaria e collaborativa, e l’obiettivo sta nel coinvolgere lo spettatore, non più fruitore passivo dell’opera, bensì attore di un dialogo di rinnovamento culturale. Grande importanza viene data alla formazione degli addetti ai lavori, e si è proposto di riformare l’attuale sistema di finanziamento pubblico attraverso la costituzione di fondi speciali, rendendolo fondamentale nella selezione e nel sostegno di opere non solo prime e seconde.

Cineama invece è la prima piattaforma italiana che unisce nel crowdsourcing - la pratica collaborativa di produzione di contenuti delle comunità online –  professionisti, creativi e appassionati. Un portale dove iniziare  collaborazioni, un punto di partenza per chi ha già una sceneggiatura e cerca sostegno, un modo per condividere e sviluppare idee,  una community nata per riunire tutti coloro che amano il cinema. L’obiettivo? Prolungare la durata del film nelle sale attraverso il coinvolgimento diretto degli spettatori (e raggiungere quelle province in cui il cinema di qualità non sempre trova lo spazio adeguato). Cineama si presenta come un laboratorio sperimentale, supportato da Telecom Italia nell’ambito di Working Capital, un progetto che sostiene i giovani talenti, fornendo loro un supporto concreto.

Tutte e tre queste nuove esperienze produttive puntano a dare un rinnovato slancio vitale al cinema inteso come contenuto artistico e di qualità, sostengono la formazione di nuovi talenti e, grazie all’uso della tecnologia digitale, creano spazi prima inaccessibili al piccolo produttore. Il cambiamento è davvero in atto?

Tania Gatto e Camilla Carignani


Proposito 7: Più passeggiate al Pigneto, meno in pineta

Poco più di un anno fa, nel cuore del Pigneto, quartiere popolare romano,una trentina di giovani talenti, che lavorano nel mondo del cinema (sceneggiatori, attori, registi), si sono improvvisati muratori, carpentieri, elettricisti e hanno restaurato il vecchio cineclub Grauco, realizzando un cinema unconventional di nome Kino. Sala sotterranea da 35 posti e al piano di sopra un’enoteca che da gennaio servirà anche piatti di qualità, tutto a km 0. Le modalità di proiezione del Kino, in tedesco vuol dire cinema, sono tre: DVD, Blu-ray e digitale da computer, tutto in full-HD. Oltre a piccole produzioni nostrane (come Missione di pace dell’esordiente Francesco Lagi), si vedono pellicole da tutto il mondo che non arrivano in Italia. “L’idea è quella di essere partecipi e non essere tagliati fuori da quelle meraviglie prodotte nel mondo”, afferma Cristiano Gerbino, ideatore e co-fondatore del progetto. Il Kino è un cacciatore di film d’essai, presenzia numerosi festival cinematografici italiani e a settembre è stato sponsor della settimana internazionale della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia.“E’ stata la voglia di cambiamento a mettere in moto il progetto- spiega Gerbino- un bistrot dove dibattere e discutere dopo la visione di un film è un vero atto d’amore appassionato verso il cinema”. D’altronde l’arte non vive un bel momento, i numerosi tagli al Fus e l’occupazione del teatro Valle ne sono la concreta dimostrazione. E le storiche sale della capitale chiudono (vedi il Metropolitan a via del Corso) e a prevalere sono le multisale, sottoposte sempre più a logiche commerciali, mentre il Kino ha inconsapevolmente proposto una soluzione di marketing innovativa. L’enoteca attira persone, il cinema le intrappola affascinandole. In una società frenetica andare al cinema è ormai un gesto di routine, “è come andare sull’autobus! ”, ironizza Gerbino. Il Kino non vuole essere un ambiente di nicchia e didattico, quindi oltre a rivolgersi a chi del cinema ne fa una la propria passione, sta sperimentando l’andare incontro ad un pubblico giovane ed eterogeneo. Infine rivela: “E’ in progetto l’idea di creare una rete di sale per colonizzare l’Italia, un circuito di piccoli Kino. Spero che la nostra esperienza possa essere da esempio per i giovani, sempre più sfiduciati, nel perseguire la realizzazione dei propri progetti”.

Rossella Pacilio

Proposito 8: Trovarne uno indipendente, interessante e con ottime connessioni sociali.

Intervista a Gabriele Niola, giornalista cinema e tecnologia.

C’è differenza tra user e spettatore? Cambia la fruizione?

Oggi c'è, domani...no. Il cambiamento riguarderà il modo in cui scegliamo i contenuti, fermo restando che l’on demand e basta è un miraggio. L'esigenza di TV di flusso rimarrà, così come la fruizione disimpegnata. All'uomo piace vedere cosa c'è, scoprire, sapere casualmente. La vera differenza tra user e spettatore è nel come viene a conoscenza dei contenuti. Lo user è nel flusso, ha un’influenza che dura nel tempo. Esempio: quello che gli spettatori bocciano in sala o in TV, gli user possono farlo resuscitare. Lo user ha questo potere perché non è solo davanti al suo computer, si è scoperto comunità, è social.

I contenuti e internet, dove sta il futuro?

Nella pirateria- non intendo vivere nell'illegalità- ma avere contenuti subito e gratis o a cifre accettabili. I contenuti legali costano troppo, a causa di un distributore che, su internet, non dovrebbe esserci.

Qualche soluzione pratica? Possibilmente legale

Proprio pensando ai “pirati” ho capito qualcosa. Mi spiego. La qualità bassa non dà fastidio a nessuno, se è gratis. Più che la qualità del contenuto attrae la qualità del servizio, e qui dovrebbe concentrarsi il mercato, ecco, pagare la comodità del servizio, non il contenuto.

Il digitale è dominerà il cinema, ci saranno più opportunità per il cinema indipendente?

Non sarà il digitale a salvare il cinema indipendente. Però se oggi non è detto che io riesca a vederlo, domani nessuno potrà usare la scusa "non ho un cinema che lo proietta", lo troverai su internet. Poi a mancare non sono le opportunità, piuttosto la responsabilità di vendere il proprio lavoro, ci si rifiuta di venderlo, è poco “artistico”. Ad ogni modo non mi è mai capitato di vedere un film bello e incompreso. Se fai bei film sarai notato, e alla tua seconda opera c'è chi vorrà investire su di te. Così è stato per Sorrentino.

Allora cosa dovrebbe cambiare nel cinema indipendente?

La mentalità, l'idea che gli indipendenti hanno di sé appartiene agli anni '70. Gli indipendenti di domani sono altri, youtubers & co. Fanno prodotti estremamente commerciali, non hanno gente a cui deresponsabilizzare e, se non si fanno in quattro non avranno nulla. Nei loro prodotti non c'è la minima velleità non c'è un secondo livello di lettura. Ma lo trovo più sano e anche normale in una prima fase. Intrattenimento punto e basta. E magari involontariamente si fa il discorso sulla società.

Agnese Curti


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