Spara/Trova il tesoro/Ripeti al teatroinscatola di Roma
Accademia degli artefatti al teatroinscatola di Roma presenta dieci episodi di

Spara/Trova il tesoro/Ripeti


tra cui Intolleranza, Paradiso ritrovato, Il Mikado e Terrore e miseria mai rappresentati nella Capitale


Ancora un’occasione per assistere al ciclo epico di Mark Ravenhill, tradotto da Pieraldo Girotto e Luca Scarlini e messo in scena da Fabrizio Arcuri. Lo spettacolo, grazie al quale la compagnia ha recentemente vinto il prestigioso Premio della Critica 2010, verrà riproposto al teatroinscatola (Lungotevere degli Artigiani 12/14 – Roma) dal 30 novembre al 12 dicembre (2 repliche al giorno alle ore 21.00 e 22.00/domenica alle ore 18.00 e 19.00 | biglietto giornaliero: 8/12 euro | abbonamento a tutto il ciclo: 40/50 euro | attiva la prevendita on-line all’indirizzo http://369gradi.it/newsletter/artefatti_prevendita_STTR_teatro_in_scatola.html). Nell’occasione verrà presentato il volume omonimo, a cura di Lorenzo Pavolini, pubblicato in giugno da Editoria & Spettacolo.

Mettere in mostra la Storia contemporanea, che è storia di pacificazione dei conflitti, attraverso il racconto di piccole storie quotidiane, che sono incarnazioni del Conflitto e della sua rimozione: questa è, nelle intenzioni di Mark Ravhenill e nell’evidenza della sua scrittura, l’oggetto di Shoot/Get Treasure/Repeat. Un ciclo epico in forma di miniature, piccoli contenitori di rimandi drammaturgici e cortocircuiti linguistici. Una forma che ne contiene molte altre. Un contenuto – la guerra, il terrorismo, e le loro ricadute sociali e esistenziali – che ne raccoglie molti altri: la violenza domestica, l’incomunicabilità, l’illusione della comprensione, le paure dei figli e dei padri, il ruolo dell’arte e degli artisti, il senso di libertà e democrazia, le nostalgie e i desideri di chi pensa di stare dalla parte giusta, la sensazione che una parte giusta non esista. Dopo un periodo di voci sgranate e appena pronunciate, di spazi appena più che vuoti e di giochi umani prima ancora che attoriali, ecco che per accademia degli artefatti sembra il momento di fare più rumore, di occupare più spazio e in modo più dirompente, di giocare con la ridondanza della realtà, ma senza sottrarvisi. Non c’è né desiderio né necessità di salvaguardare un’estetica: si tratta di andare dove si è trascinati, e nelle forme stesse di questo trascinamento, assumendo su di se l’essenza delle strade che si percorrono e dei luoghi che si raggiungono.

“Penso che l'unico tratto realmente distintivo del nostro lavoro sia, da sempre, quello di legarci a dei progetti che ci accompagnano per lunghi periodi e che si trasformano in episodi spettacolari di varia forma e natura. In questo caso sono rimasto davvero colpito dall’incontro-coincidenza con il testo/testi di Mark Ravenhill. Sentivamo, infatti, la necessità di lavorare su un materiale complesso che avesse una dimensione epica e che al contempo presentasse le caratteristiche di un racconto contemporaneo; ovvero che rifiutasse in qualche modo la narrazione di una vicenda e come uno squarcio, una crepa, avesse la forza di infiltrarsi nelle pieghe del nostro quotidiano. Così, in modo repentino, senza poesia, con la stessa incoerenza o nascosta motivazione con cui accadono le cose”. [Fabrizio Arcuri - direttore artistico accademia degli artefatti]

Nelle diciassette brevi pièces che compongono l’epopea di Mark Ravenhill il riferimento alla guerra neocoloniale intrapresa dall’Occidente in Medio Oriente è preciso e dichiarato. E il titolo è un’allusione fin troppo esplicita all’idea che questa Guerra Moderna ha assunto le sembianze e l’irrealtà di un video game amplificato dalla copertura che i media mondiali hanno garantito all’evento. Ogni pièce è un piccolo e compiuto congegno teatrale che assale lo spettatore con una tensione e una carica emotiva che è la stessa che hanno vissuto i fruitori dei servizi giornalistici e televisivi che negli anni ci hanno informato delle terribili conseguenze della guerra in Iraq –meccanismo televisivo che poi spinge gli spettatori a voler ripetere subito l’esperienza e vederne un altro. Dei 16 pezzi (più un epilogo) che compongono il testo i primi otto hanno debuttato nel 2009 al Mercadante Teatro Stabile di Napoli mentre “Il Mikado” e “Terrore e miseria” hanno debuttato al Teatro Fabricone di Prato a gennaio 2010

Elenco rappresentazioni:

30 novembre,1 e 2 dicembre: Delitto e castigo (ore 21)

3 e 4 dicembre: Il Mikado (ore 21), Le troiane (ore 22)

5 dicembre: Il Mikado (ore 18), Le troiane (ore 19)

7 e 8 dicembre: La madre (ore 21), Paradiso ritrovato (ore 22)

9 dicembre: Intolleranza (ore 21), Paradiso perduto (ore 22)

10 dicembre: Donne in amore (ore 21), Paradiso perduto (ore 22)

11 dicembre: Guerra e pace (ore 21), Terrore e miseria (ore 22)

12 dicembre: Guerra e pace (ore 18), Terrore e miseria (ore 19)
 

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