NOVITA' in LIBRERIA | Ciro Bertini e Bazar presentano: "AFRICAN INFERNO" di Piersandro Pallavicini (Feltrinelli)

Ciro Bertini e Bazar presentano:

AFRICAN INFERNO
di Piersandro Pallavicini
(Feltrinelli. 330 pp., 18 euro)

E’ un romanzo che si dà generosamente al lettore questo di Piersandro Pallavicini, quasi quanto il suo protagonista Sandrone si spende per i suoi amici africani: senza calcolo, a volte addirittura sventatamente, con una fiducia piacevolmente incontrollata sui benefici del dare a prescindere. Insomma, praticamente un coglione secondo l’odierna vulgata prevalente. E in effetti, almeno in un frangente - quando a notte fonda, dopo una bisboccia alcolica con l’amico congolese Joyce, si accoppia sul sedile della propria auto con una appena conosciuta ragazza qualunque per mero impulso di condivisione amicale – davvero coglione è: il suo matrimonio esplode e con esso la possibilità di stare tutti i giorni con l’amatissima figlioletta Chiara. Tanto più che il suocero, il potente Avvocato Migliorati, che fin lì gli aveva messo a disposizione una Bentley, ora intende distruggerlo in ogni modo. Ma non è il suo unico nemico: a completare il bestiario di una provincia ricca quanto gretta del nord Italia (Pavia, ma avrebbe potuto essere indifferentemente un’altra) ci sono anche il capoufficio stolido Mantegazza, un affettato commissario e il bieco padrone di casa Omodeo, che non esita a usare l’arma del ricatto verso i coinquilini africani del nostro. Nostro che è lo specchio della schizofrenia dei tempi in cui viviamo: degradato professionalmente – da brillante organizzatore di eventi cultural-gastronomici a oscuro archivista - per manifesta disomogeneità con l’ambiente istituzionale, come seconda attività cura una rubrica su un mensile modaiolo dove recensisce ristoranti di lusso. Triste e solo, trova una seconda famiglia elettiva nei compagni di appartamento camerunensi: Richard, elegante e dignitosissimo biologo riciclatosi informatico, e Modestin, sociologo con il pallino delle BR che di mestiere fa indagini di mercato per l’Alfa Romeo. E una ragione di vita nell’affrontare le emergenze, quasi quotidiane, che l’arretrata Italia pone indiscriminatamente a ogni immigrato: tanto che affiora in lui la convinzione che l’unica forma sensata oggi di Resistenza, talvolta meritevole di qualche piccola infrazione a una legge inadeguata come la Bossi-Fini, sia la lotta a favore dell’integrazione degli stranieri. Tutto a posto allora? Neanche per sogno. Perché quanto scaturisce dal romanzo - uno dei suoi meriti, nonché elemento di sostanziale novità nel panorama letterario nazionale – è che lo straniero extracomunitario non è buono o cattivo in quanto tale, vale a dire sulla scorta dei nostri pregiudizi positivi o negativi; né ci nasconde che il rispetto delle differenze culturali possa portare talvolta a incomprensioni e conflitti quasi insanabili. Sandrone scoprirà a proprie spese che ci sono africani per bene come africani stronzi, coerenti come voltagabbana, affidabili come irresponsabili: né più né meno che se fossero italiani. Così come che, il fatto di essere africani in territorio straniero, non è detto faccia scattare automaticamente un senso di solidarietà, ma che anzi possano rafforzarsi i motivi di malsopportazione tra un’etnìa e l’altra. Infine che un africano possa essere nutrito di pregiudizi nei confronti di un europeo – nei confronti dell’aspetto fisico, come dei suoi usi e costumi – che nulla hanno da invidiare a quelli ben noti di noi europei nei loro confronti. Né a salvarsi è la falsa coscienza di quanti si ritengono illuminati per l’adesione a qualche campagna filantropica (come rende bene l’idea Modestin: Cosa avete voi bianchi, che se non ci prendete a calci allora sapete trattarci solo come dei figli scemi?) Eppure, con sudore e lacrime, con parole e sesso, scegliendo e sbagliando, è possibile e indispensabile costruire un amalgama che ci faccia tutti un po’ più meticci.
Al di là dell’empatia con la tesi che ci suggerisce, non consiglieremmo African inferno non fosse anche per la scrittura avvincente di Pallavicini. Infatti, grazie all’alternarsi di capitoli che raccontano episodi sfalsati di un anno fino alla ricongiunzione finale, alla sua capacità di tenere sulla corda il lettore anticipandogli che un evento sta per accadere per poi procrastinarne la descrizione interrotta dalla narrazione del presente che incombe e all’irrompere nelle pagine di quanto capitava in Italia e nel mondo tra il 2003 e il 2004, ci tiene incollati al libro. E ci lascia divertiti e meditabondi.

 Colonna sonora: OSIBISA  “Black Magic Night: Live at the Royal Festival Hall”


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