Venezia - dal 18 aprile al 31 maggio - mostra “NATURALE / ARTIFICIALE”. Corsi e percorsi nella Land Art | Patrizia Molinari – Valerio Bevilacqua

NATURALE / ARTIFICIALE
Patrizia Molinari – Valerio Bevilacqua
Corsi e percorsi nella Land Art
Performance video di: Robert Smithson – Richard Long
Mostra a cura di Stefano Cecchetto
Museo del Paesaggio - Torre di Mosto, Località Boccafossa
18 Aprile – 31 Maggio 2009

COMUNICATO STAMPA

Sabato 18 Aprile 2009 alle ore 16.30 inaugura presso il Museo del Paesaggio a Torre di Mosto, Località Boccafossa, la mostra curata da Stefano Cecchetto: “NATURALE / ARTIFICIALE”. Corsi e percorsi nella Land Art. Un’indagine che mette in luce quel particolare movimento artistico, nato negli Stai Uniti alla fine degli anni sessanta, che manifesta un’attenzione ecologica per la natura, per la sua armonica vitalità, per i ritmi e l’ordine che la caratterizzano e con i quali l’uomo è chiamato ad interagire.
Nata come esperienza creativa nell’ambito dell’arte concettuale: Land Art esplora una serie di tematiche legate all’ambiente, al paesaggio e alla sua metamorfosi attraverso l’azione temporanea di un gesto o di un’azione che lo trasforma: l’artista interagisce direttamente nel paesaggio modificandone l’aspetto mediante interventi temporanei e il più delle volte utilizzando gli stessi materiali naturali che il paesaggio offre.
Certo senza l’ausilio della tecnologia video non sarebbe stato possibile registrare il grandioso spettacolo creato nel 1970 da Robert Smithson nel realizzare la sua opera più significativa: Spiral Jetty, una spirale di 457 metri, ‘disegnata’ naturalmente con terra e pietre del Great Salt Lake, una località inaccessibile dello Utah.
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L’esposizione presentata al Museo del Paesaggio, indaga l’esperienza legata al fenomeno Land Art, attraverso la presentazione di due video emblematici legati a quel particolare periodo artistico: Spiral Jetty di Robert Smithson del 1970 e Stones and flies di Richard Long del 1988. Questi due video storici, serviranno inoltre ad introdurre le opere di due artisti contemporanei che si confrontano con i temi della natura e della materia: Patrizia Molinari e Valerio Bevilacqua.

Triangolo, l’installazione concepita appositamente per il Museo del Paesaggio, da Patrizia Molinari (Senigallia 1948), prende spunto dalla ricerca sulle costellazioni che l’artista inizia nell’anno 2000 con Cassiopea e che indaga un percorso sui temi della  memoria e dell’assenza; è un percorso che parte però da lontano e che la Molinari persegue fin dall’inizio della sua attività.
Il luogo arcaico che ci appartiene e al quale apparteniamo, affascina da sempre il lavoro di Patrizia: i frammenti di una memoria ricomposta, il fascino immortale delle rovine, non certamente intese come macerie, ma come testimonianza tangibile di un nostro trascorso ‘altro’; diventa nell’opera dell’artista l’inquietudine di un quesito eternamente sospeso:
Le pietre, ordinate secondo l’itinerario della costellazione del Triangolo, contengono l’indicazione di una possibile via d’uscita: un indizio per trovare la strada; e il triangolo tracciato dalle meteoriti dell’inconscio, diventa il traslato di un percorso che segna la congiunzione tra Passato, Presente e Futuro.
Il tema del bianco, un argomento che Patrizia Molinari registra da sempre nella sua personale poetica dell’immagine, è invece il filo conduttore che attraversa il recente lavoro fotografico di Patrizia Molinari: le fotografie presentate al Museo del Paesaggio formano una poetica dei titoli, che si esprime nell’universo di un bianco folgorante percepito nei recenti viaggi dell’artista: Luna a Kora Sfakia; Tuz Golu Orizzonte; Swayambhumath; Wro Kunda; fino ai più accessibili e decifrabili: Luce sull’Egeo; Sole tra il Sasso Lungo, e Mare Libico.
Le fotografie di Patrizia indicano una costellazione di luoghi dove si arriva con la valigia leggera, ma con l’idea vasta e profonda di effettuare una scoperta e con la speranza di intraprendere l’esplorazione minuziosa e infinita della propria coscienza.

L’opera di Valerio Bevilacqua (Vicenza 1972) frequenta invece i temi del quotidiano e li esplora per mezzo di un meticoloso lavoro di avvicinamento tra la natura e la materia; il gesto è certamente ordinato e metodico, ma il concetto è più ampio, più aderente a quel senso di ‘mistica disciplina’ che percuote tutto il suo universo poetico. I segnali d’orientamento di questo universo sono le impercettibili venature che percorrono la superficie materica dei suoi interventi pittorici: il supporto, qualunque esso sia, è parte integrante della rappresentazione e l’intervento confluisce con la materia in una sorta di interconnessione, che si amalgama e aderisce in maniera organica alla sua confluenza.
Nell’opera di Valerio, le Mappe per l’orientamento: Polo Nord e Polo Sud; Yin e Yang; bianco e nero; ordine e disordine; rivelano la disposizione dei cromatismi secondo uno schema strutturato mediante la ripartizione di un Planisfero concettuale. Il sistema ordinato, che nasce dai confini disegnati dall’uomo, si evidenzia sempre più chiaramente all’interno delle conformazioni terrestri che la natura stabilisce: Marmolada è solo l’ipotesi della sua configurazione; Magellano; Bacino idrografico del Veneto; restano l’estensione letteraria di una percezione autentica; così come Atlas non è altro che il pulviscolo di un Atlante, il suo svettante inizio.
Raccolte insieme, ordinate in sequenza, le opere di Valerio Bevilacqua raccontano le tappe, i capitoli della sua giovane storia artistica; le immagini si susseguono, tutto si muove attraverso un percorso in equilibrio tra pause e silenzi; leggeri intervalli che confermano l’ordine naturale delle cose.

All’esterno del Museo sarà poi visibile la prima azione dei ‘Dialoghi Celesti’ una sorta di grande spazio ‘open’ dove gli artisti contemporanei si confrontano con il Paesaggio che lo circonda. La prima installazione porta la firma di Valerio Bevilacqua che presenta il suo Fiume sospeso:un intervento meditato sul cielo, sull’albero e sul paesaggio stesso che lo contiene; il suo processo creativo è stato sicuramente suggerito dalla realtà, ma la sua ‘trasfigurazione’, vista attraverso il linguaggio poetico dell’artista, e filtrato dal testo della poetessa croata Marija Madunic, permette di rivelare una lettura più approfondita, di cogliere il sentimento più profondo di un’indagine che supera la disgregazione del reale, e raggiunge una geografia del cuore.

La mostra è prodotta e realizzata dal Museo del Paesaggio in collaborazione con la Fondazione Terra d’Acqua e con il contributo di Regione Veneto, Provincia di Venezia e Fondazione di Venezia.


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