Padova - dal 4 aprile al 20 giugno - Padova Aprile Fotografia 2009 "Forme dell’Identità" 5ª edizione

Padova Aprile Fotografia 2009
Forme dell’Identità
5ª edizione

4 aprile – 20 giugno 2009
Inaugurazione venerdì 3 aprile, dalle ore 17.00

Comunicato stampa

È giunta alla quinta edizione la rassegna internazionale Padova Aprile Fotografia che quest’anno ha come titolo Forme dell’Identità, e che risulta centrata su di una serie di mostre che scandagliano, appunto, un’idea d’identità e le diverse relazioni che questa assume con il mondo e la realtà.
La manifestazione, organizzata dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo – Centro Nazionale di Fotografia del Comune di Padova, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, e curata da Enrico Gusella e Alessandra De Lucia, comprende un percorso di tre esposizioni: una collettiva dal titolo “10 Fotografi d’oro” e due personali, di cui una dedicata a Douglas Kirkland e l’altra all’opera del fotografo Peter Feldstein e dello scrittore Stephen G. Bloom intitolata “The Oxford Project”. Padova Aprile Fotografia 2009 si dimostra essere, ancora una volta, una vetrina di singolare attualità del panorama fotografico contemporaneo, un quadro del tempo e delle complessità, tra cui, appunto, l’identità.

Douglas Kirkland. Portraits
Inaugurazione venerdì 3 aprile alle ore 17.00 nel Museo Civico del Santo
4 aprile – 24 maggio 2009

La rassegna Padova Aprile Fotografia 2009 si apre, venerdì 3 aprile (ore 17.00) nel Museo Civico di Piazza del Santo, con la mostra Douglas Kirkland. Portraits, organizzata dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo – Centro Nazionale di Fotografia del Comune di Padova, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. L’esposizione curata da Elena Ceratti per l’agenzia Grazia Neri e Enrico Gusella, presenta una galleria di ritratti di singolare qualità ed efficacia che sottolineano la capacità dell’autore di scavare in profondità nell’identità del soggetto. Infatti, una sessantina di opere a colori e in bianco e nero ripropongono lo straordinario percorso dell’artista costituito da rapporti, amicizie e complicità all’interno dei set cinematografici e dello show biz Il celebre fotografo è teso a scandagliare volti e fisionomie dei soggetti per fissare un sentimento o un'emozione, cercando la componente umana o la spontaneità.
“I ritratti di Douglas Kirkland vanno al di là dell’apparenza fisica dei suoi soggetti; egli cattura la vera essenza del loro essere con una disarmante onestà e sensualità.”
Kirkland inizia la sua carriera tra gli anni ’60 e ’70, collaborando con importanti riviste americane, e ritraendo celebrità e star dello spettacolo, tra cui Elizabeth Taylor, Sean Connery, Robert De Niro, e uomini della scienza, come Stephen Hawking.
Di origini canadesi Kirkland ha speso gran parte della sua vita professionale lavorando a New York, prima di trasferirsi a Los Angeles a metà degli anni Settanta. Dopo l’apprendistato con Irving Penn, ha lavorato per la rivista "Look" e in seguito per "Life Magazine". Dopo alcuni servizi in Grecia,Libano e Giappone, si è dedicato alla fotografia di moda e ai ritratti di celebrità, tra cui Marilyn Monroe, Judy Garland, Marlene Dietrich, Robert De Niro. Da qui nasce la passione del fotografo per il mondo del cinema: ha lavorato nei set di più di centoquaranta film, tra cui “Butch Cassidy and the Sundance Kid”,“2001 A Space Odyssey”, “Out of Africa”, “Titanic”, “Moulin Rouge” e “Behind Enemy Lines”. Ha pubblicato numerosi libri, tra cui “Light Years”, “Icons”, “Legends” e “Body Stories”. È stato uno dei produttori e fotografi di “A Day In the Life of Canada”. Ha tenuto conferenze in tutto il mondo e il suo lavoro è stato esposto in musei e gallerie internazionali. Il suo libro “James Cameron’s Titanic” è entrato nella lista dei best-sellers di The New York Times vendendo più di un milione di copie solo negli Stati Uniti. Il suo libro “Una Notte Con Marilyn” è stato presentato nelle principali esposizioni in Italia, Germania, Inghilterra e Stati Uniti. È uno dei membri del prestigioso Hewlett Packard’s Photo Influencers, del Canon’s Explorers of Light ed è un socio dell’American Society of Cinematographers. Tra i premi ricevuti compare il “Lifetime Achievement Award” da American SOC, “Fotografo dell’Anno” dal PMA e il “Lucie Awards for Outstanding Achievement in Entertainment Photography” da IPA. Tra i recenti progetti compare il libro su Milano, che trae ispirazione dall’artista Kris Ruhs, e un volume di foto in bianco e nero: “When We Were Young”. Tra le ultimissime mostre, spicca “FAB FIVE e Douglas Kirkland” alla Triennale di Milano, organizzata da Vanity Fair Italia in occasione del suo quinto compleanno, comprendente 25 scene di set ricostruiti e reinterpretati da Monica Bellucci, Claudio Santamaria, Pierfrancesco Favino, Claudia Gerini, Valeria Solarino, Luisa Ranieri, Carolina Crescentini, Ambra Angiolini, Alessio Boni, Maria Grazia Cucinotta, Luciana Littizzetto e Francesca Neri, fotografati da Kirkland come omaggio al cinema italiano.

The Oxford Project
Inaugurazione venerdì 3 aprile alle ore 17.45 nella Galleria Sottopasso della Stua
4 aprile – 20 giugno 2009

Si inaugura venerdì 3 aprile alle ore 17.45 nella Galleria Sottopasso della Stua (Largo Europa) la mostra The Oxford Project – Fotografie di Peter Feldstein. Promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo – Centro Nazionale di Fotografia del Comune di Padova, in collaborazione con Provincia di Padova, la Regione del Veneto e con lo Stato dell’Iowa, e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, curata da Amy N. Worthen ed Enrico Gusella, la mostra è costituita da una ventina di pannelli in bianco e nero che presentano un dipinto della vita quotidiana americana. The Oxford Project è un lavoro ideato dal fotografo Peter Feldstein e dallo scrittore Stephen G. Bloom; il primo, nel 1984, fotografa ogni singolo residente della cittadina di Oxford nell’Iowa, che conta 676 abitanti, all’interno di un set improvvisato lungo la strada principale con un procedimento quasi meccanico ripetuto seicentosettantasei volte. Vent’anni più tardi, torna sul luogo; ma questa volta non procede con un semplice scatto, infatti con straordinaria onestà, le stesse persone parlano questa volta delle loro memorie, fantasie, segreti e speranze con lo scrittore Stephen G. Bloom; i bambini sono diventati adulti, magari adri o madri di famiglia e gli adulti di allora sono oramai del vecchi, il tempo ha lasciato i suoi inevitabili segni, il corso ella vita è stato definitivamente alterato dalla morte, la nascita, l matrimonio, l’infedeltà, il divorzio. Come una foto d’epoca di amiglia, si possono percepire qui i legami di sangue, il ambiamento di costumi e atteggiamenti. Peter Feldstein ha egistrato però anche i sogni, le paure e lo spirito di un’intera ittà, la sua. l risultato è una collezione di storie e ritratti personali che raccontano più di una piccola cittadina statunitense, poichè, al di sotto dello strato quotidiano di una comunità in cui tutti conoscono tutti, fatta di complessi rapporti interpersonali e parentali, si delinea la realtà dello spirito americano, e non solo. La storia narrata non è solo la storia di Oxford, ma la storia di ogni piccola città americana e di ogni piccola città del mondo. Attraverso un’operazione quasi confessionale si indaga sulla crescita di persone ordinarie e sconosciute che delineano un ritratto universale: nei loro volti e racconti è possibile conoscere meg lio anche qualcosa di noi stessi, essi permettono inconsapevolmente di dare delle risposte alla domanda universale “Chi siamo noi?”.
Faccia dopo faccia, storia dopo storia, le immagini a figura intera in bianco e nero di Feldstein e i racconti di Bloom non catturano dunque solo gli aspetti di un’America rurale, ma anche delle verità insite in ogni essere umano, ossia la nostra identità, il modo in cui ogni individuo considera e costituisce se stesso come membro di determinati gruppi e il modo in cui le regole di tali gruppi consentono a ciascuno di pensarsi, muoversi e relazionarsi rispetto a sé, agli altri e a ciò che viene identificato come alterità.

10 Fotografi d’oro - Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Luca Campigotto, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci, Mario De Biasi, Franco Fontana, Paolo Gioli, Guido Guidi, Mimmo Jodice, Fulvio
Roiter, Marco Zanta
Inaugurazione venerdì 3 aprile alle ore 18.30
nella Galleria  Civica Cavour
e alle ore 19.15 nel Museo Diocesano
4 aprile – 24 maggio 2009

Nell’ambito della rassegna Padova Aprile Fotografia 2009, si inaugura venerdì 3 aprile (alle ore 18:30), nella Galleria Civica Cavour e a seguire (alle ore 19.15) nel Museo Diocesano, la mostra dal titolo 10 Fotografi d’oro a cura di *Enrico Gusella e Italo Zannier.
Promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo – Centro Nazionale di Fotografia del Comune di Padova, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, la mostra è un’originale collettiva con fotografie di Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Luca Campigotto, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci, Mario De Biasi, Franco Fontana, Paolo Gioli, Guido Guidi, Mimmo Jodice, Fulvio Roiter, Marco Zanta. Oltre un centinaio di opere che costituiscono la prima di una serie di mostre dedicate ai più grandi fotografi italiani, il cui obiettivo è una ricognizione organica sulla fotografia italiana contemporanea. I fotografi coinvolti indagano, ognuno a proprio modo, il concetto di identità. Così Gabriele Basilico presenta un lavoro intitolato Milano. Ritratti di fabbriche: una sequenza di immagini della periferia milanese, risultato di una lunga indagine fotografica compiuta tra il 1978 e il 1980. Gianni Berengo Gardin, da sempre attratto dalla semplicità dei luoghi e dei contesti di fusione culturale, propone alcuni significativi scatti della realtà delle comunità di nomadi e zingari che popolano le città italiane. I sei grandi lavori di Luca Campigotto sono dedicati ai notturni de Il Cairo: fotografie in bianco e nero che aprono la visione a minareti, piramidi e architetture egiziane. Gli scatti di Giovanni Chiaramonte riguardano invece l’itinerario, attraverso il territorio lombardo, dell’Olona, fiume che viene inteso come metafora della propria vita. Mario Cresci presenta i due tipi di ricerca che hanno segnato il suo percorso artistico: i lavori sulle avanguardie storiche e in particolare sul design, e l’indagine sugli aspetti etnografici ed antropologici delle regioni del Mezzogiorno d’Italia. De Biasi presenterà una selezione di fotografie tratta dal suo storico reportage dedicato a Budapest del 1956. Le fotografie di Franco Fontana esprimono chiaramente la ricerca storica dell’artista sul colore realizzata attraverso un costante interesse per il paesaggio urbano, in particolar modo americano, e la composizione astratta. Paolo Gioli crea da sempre attraverso contaminazioni e commistioni di varie tecniche creative, mediante un riesame foto storico in cui la vera protagonista è comunque la materia, cosparsa e tratta da sedimenti tecnologici. L’artista esplora insistentemente la storia della fotografia e i suoi accadimenti, attraverso ciò che l'ha manipolata nutrendola: vale a dire la chimica. Marco Zanta con i suoi lavori attraversa gli ambienti industriali, in luoghi fatiscenti che diventano manifestazione nel silenzio dell’inoperosità. Tema indubbiamente complesso e contemporaneo, il pensiero sull’identità implica dunque, come già aveva dedotto John Locke nel suo Saggio sull’intelligenza umana, una fragilità della coscienza che deve trovare conferme non tanto in idee metafisiche e invisibili, quanto in qualcosa che metta in relazione gli istanti, i gesti e i giorni della nostra esistenza, come memoria di ciò che siamo.

Centro Nazionale di Fotografia
Palazzo Zuckermann
Corso Garibaldi 29, 35122 Padova
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