NOVITA' IN LIBRERIA | Ciro Bertini segnala: "La solitudine del maratoneta" di Alan Sillitoe | minimum fax

La solitudine del maratoneta
(The Loneliness of the Long-Distance Runner)
di Alan Sillitoe
prefazione di: Paolo Giordano
traduzione di: Floriana Bossi

Editore minimum fax
223 pagine - gennaio 2009
ISBN 978-88-7521-206-3
Prezzo di copertina: € 11,50

Recensione di Ciro Bertini:

Se fosse un film sarebbe… “Riff-raff” o “Piovono pietre”, entrambi di Ken Loach. Solo che Alan Sillitoe è venuto molto prima, addirittura alla fine degli anni ’50. Cantore di un’umanità senza possibilità alcuna di redenzione - condannata com’è al ruolo di manovalanza della produzione industriale, pronta a essere ridotta a scoria da smaltire – il cui calvario riproduce il seguente schema repressivo: riformatorio, guerra, fabbrica (con il baratro onnipresente della disoccupazione). Non stupisce che, in un’attività ormai cinquantennale di narratore e poeta, la sua cosa più famosa sia proprio il racconto che dà il titolo a questa bellissima raccolta. A parte il film che vi è stato tratto, è una storia potente di diserzione, che funziona oggi più di ieri, dal momento che è l’unico mezzo rimasto all’individuo per sottrarsi a forze soverchianti: se la società ti obbliga a correre incitandoti alla vittoria, tu puoi correre rifiutandoti di vincere. Messo all’inizio, teso e ironico, è il racconto più ottimista, ma non il più bello. Lo sopravanzano “Il quadro del peschereccio”, “La disgrazia di Jim Scarfedale” e “La decadenza e il crollo di Frankie Buller”.
Vicende di infanzie violate, di giovinezze ciniche e bare, di matrimoni falliti in pochissimo tempo, età mature nelle quali lo slancio vitale si è ridotto a un respiro enfisematico. E intanto il potere costituito che ti perseguita soffocando ogni anelito di passione, calpestando con il proprio anfibio pesante il fiore spuntato sul ciglio della strada (vedi “Zio Ernest”). Eppure questa classe operaia inglese, reduce dall’orrore della seconda guerra mondiale, tra una birra e l’altra, se non muore di cancro, ha un’inestirpabile volontà di tirare avanti. Un attaccamento invidiabile alla vita, nonostante un racconto possa iniziare con un ragazzino di dieci anni che dice: “Una volta ho visto un tizio che cercava di ammazzarsi”. E’ per questo che la lettura non è mai deprimente. Oltreché - è ovvio - per lo stile stringato di Sillitoe, per la capacità evocativa delle sue parole e l’abile montaggio delle trame. E, last but not least, per il suo grado di coinvolgimento: lo senti che lui viene da quel mondo lì. Che è cresciuto in quelle situazioni, ma che non ha permesso alla sua rabbia di possederlo al punto di renderlo incapace di restituircela. Né di sputarla fuori di getto, esaurendola tutta insieme nelle prime prove letterarie. Insomma che ha avuto la perseveranza e la fortuna di coltivare un talento. Diversamente gli sarebbe potuta andare come fa dire a un suo personaggio: “Sono nato spacciato. Me lo ripeto in continuazione. Tutti sono spacciati, rispondo. E’ vero, ribadisco, ma quasi nessuno se ne accorge come sto cominciando a fare io, ed è un peccato che io l’abbia finalmente compreso quando non ci potevo più fare niente, e quando era troppo tardi, perdio, per cavarne qualcosa di buono”.

Colonna sonora: BILLY BRAGG “Mr. Love & Justice” 


AIUTACI

PATROCINI E PARTNERS


Co-edizioni cartacee Bazarsaggi e Bazarcollection


  :: chi siamo
:: contatti
Direttore Responsabile
Eugenia Romanelli
Responsabile News
Alessandra Caiulo
Responsabile Finanziario
Cristiana Scoppa
Graphic Designer
Cristina Manfucci
Web Master
Elisa Barbini
Powered by
i-node