Pomodoro!
Il primo pomodoro? Era giallo e americano. Poi è immigrato nel belpaese ed è diventato ROSSO e meridionale...!

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Considerato a lungo un frutto velenoso, il pomodoro arriva con i conquistatori spagnoli, diventando in Europa e soprattutto in Italia il principe di sughi ed insalate. Poco calorico (17 calorie per 100 g), tra poco avrà un museo a lui dedicato, in quel di Parma!

Storia
Il primo “pomo d’oro” arriva dalle Americhe con Hernàn Cortès, è di piccole dimensioni e di colore giallo. Il nome originario è tomatl, dalla lingua azteca, data la sua provenienza dall’area tra Messico e Perù. In Europa non viene considerata una pianta commestibile ma ornamentale, mentre nella terra di origine fa parte della dieta, insieme a mais e manioca. Nel Vecchio Mondo assume tra ‘500 e ‘600 misteriosi poteri afrodisiaci e nomi non più utilizzati, come love apple in inglese, pomme d’amour in francese, Libesapfel in tedesco. L’unico sopravvissuto è appunto il “pomo d’oro” in italiano. Nel mondo è il Belpaese ad essersi distinto per il suo consumo, soprattutto in sughi ed insalate.

CurioSità
Ricco di vitamine (A, C, B1, B2, K, P e PP), il pomodoro cresce rigoglioso nel bacino del Mediterraneo, dove trova le condizioni climatiche ideali. E’ un ottimo rivitalizzante e disintossicante, grazie al licopene protegge le cellule dai radicali liberi, malattie cardiovascolari e tumori. Sul mercato alimentare degli Stati Uniti fa la sua comparsa dal 1829, dopo che nel 1802 un pittore di origini italiane aveva dimostrato, su una pubblica piazza di Salem, nel Massachussets, che si trattava di un alimento commestibile.
In Italia la più antica citazione ritrovata di una ricetta con i pomodori è quella di uno stufato di verdure nel trattato “Scalco alla moderna” del marchigiano Antonio Latini, nel 1694.

Da Napoli in poi
Non poteva essere che un napoletano, Don Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, il primo a proporre ufficialmente, nella seconda edizione della sua “Cucina teorico pratica” datata 1839, di condire la pasta con il pomodoro, illustrando la prima ricetta con il ragù. Il fortunato matrimonio con la pizza viene documentato invece dallo scrittore Alexandre Dumas, che nel 1835 ne descrive vari tipi, con olio e aglio, pesciolini e anche con il pomodoro. Vent’anni dopo alla ricetta il napoletano Emanuele Rocco aggiunge anche la mozzarella, abbinando prosciutto e pomodoro.
Poi è la volta dei famosi ravioli genovesi di Niccolò Paganini, con salsa di pomodoro, che compaiono nel 1840. Il successo del “pomo” non è ancora così diffuso, ma nel 1853 è tra i condimenti di un pranzo di gala offerto dalla moglie di Napoleone III, Eugenia. Mentre in Francia conquista la Provenza, in Spagna si sposa con il peperone e diventa una zuppa fredda, il gazpacho.

Il marchio Pachino e un museo ad hoc, nel 2006!
Occhio al marchio IGP! Il vero pomodoro pachino si coltiva solo in Sicilia, a Pachino e Portopalo di Capo Passero, e in una parte del comune di Noto ed Ispica orientale. La provincia eletta è quella di Siracusa, dove crescono 3 varietà del prezioso ortaggio: tondo, costoluto e ciliegino. Dal 2002 è attivo un consorzio di tutela. Altre info su www.igppachino.it.
Aprirà invece nel 2006 a Parma, tempio del cibo a livello europeo, il museo del pomodoro, presso la Corte di Giarola a Collecchio. Nel 1890, secondo i dati ministeriali, è in provincia di Parma che sono già attivi 16 opifici di trasformazione del pomodoro, che producono 535 quintali di conserva nera all’anno. Fino a quando infatti non si usano prima le scatole di latta, poi il vetro e il sottovuoto, la conserva si presenta sotto forma di pani, avvolti in carta oleata.

L’altra ricetta
Si chiama chutney di pomodori verdi e condisce egregiamente le carni con un sapore agrodolce, senza grassi.
Per 4 persone:
500 g pomodori verdi, 120 g di mele, 120 g di scalogni, 120 g di zucchero, 160 ml di aceto di mele, 2 peperoncini rossi, mezzo peperone e 120 g di pomodori pelati.


Dopo aver fatto riposare sotto sale i pomodori tagliati a fette di ½ cm, si sciacquano e si buttano in padella, con mele e scalogni tagliati sottili, con zucchero, aceto e i peperoncini interi. Si fa bollire il tutto a fuoco lento per 15 minuti e si unisce il peperone a listarelle e i pelati tritati. Dopo circa 40 minuti, quando si sarà addensata la salsa, togliere i peperoncini.

L’angolo
In ogni angolo d’Italia il pomodoro si sposa con mille piatti, ma a Palermo in particolare compare su una sorta di “pizza” tipica, venduta per strada e nei forni della città. Lo sfincione è una base di farina, olio di oliva e lievito di birra, condita con acciughe e pomodoro fresco sbollentato, insieme a olio di oliva e cipolla.
In forno si ripassa con scaglie di formaggio primo sale, pan grattato, formaggio e origano.
A Palermo è il capolavoro della Focacceria Pasquale Basile, in via Bara dell’Olivella 76. Tel.091335628, chiusa il martedì.


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