IL DOLCE E L'AMARO
Qui potete davvero scegliere: c'è il dolce di chi sa raccontare in modo amorevole e colloquiale un romanzo tenero e profondo. E l'amaro di chi ci sbatte un autotreno in faccia o di chi ha il coraggio di scendere agli inferi. Tra esordi folgoranti e conferme stupefacenti.
 BAZAR SEGNALA

fattori
ACIDO LATTICO – Saverio Fattori (Gaffi. 158 pp., 11 euro)
Se qualche competizione della recente olimpiade pechinese ha vellicato il vostro ideale romantico e vi siete esaltati fino alla commozione per imprese dietro cui avete intuito un mix di sprezzo della fatica, invincibile tenacia e coronamento di volontà divine, è solo perché non avete letto questo romanzo: un autotreno in corsa che con il suo carico di cruda cronaca vi sbatte in faccia la realtà, che a questo sport odierno chimicamente modificato dovremmo trovare un altro nome. Tra sponsorizzazioni delle multinazionali che decidono su quale disciplina riversare denaro - e quindi essere appetibili per i giovani praticanti - sulla base di calcoli di marketing razzistici e una diffusione impressionante del doping, scontata nel settore agonistico ma vieppiù dilagante a livelli medio-bassi, Saverio Fattori imbastisce una storia esistenzialista sulla promessa del mezzofondo Michele (e mai personaggio cercò meno la nostra simpatia), quasi insostenibile per l’elenco di disfatte di talenti in erba.     


siti 
IL CONTAGIO – Walter Siti (Mondadori. 337 pp., 18 euro)

A prima vista questa è la grottesca commédie humaine di una qualsiasi borgata romana odierna, composta da un professore omosessuale con i baffoni alla Balzac dalla capacità stupefacente di ricreare tipi umani attraverso il linguaggio con cui raccontano centinaia di storie. Ma è anche una complessa analisi sociologica a metà tra Romanzo criminale e Gomorra: una discesa agli inferi che trascina il lettore nel gorgo di un’umanità allo sfascio, in preda a incontrollati impulsi animaleschi. E se all’inizio ci si consola per la distanza - ci scappa pure qualche risata – via via siamo sempre più coinvolti perché, quanto detto del “borgataro” (non rispetta niente perché è rassegnato a tutto, il che significa vivere alla grande fin che si può e crollare quando capita), vale come compendio della nostra società dove il coatto è diventato il modello. Di tutti o quasi.
Un libro, forse ancora più bello del precedente scritto da Walter Siti (Troppi paradisi), che entrerà nelle antologie letterarie di questi anni, grazie anche a pagine che tagliano come cocci di vetro sulla fine di un amore(?) ossessivo.       
Colonna sonora: CANSEI DE DER SEXY Donkey

TALENT SCOUTING

severina
QUARANTATRE’ – Elisabetta Severina (instar libri. 109 pp., 12 euro)
Esordio convincente di una professoressa di lettere. (Chissà il profluvio di battute demenziali che il suo cognome avrà ingenerato tra le fervide menti dei suoi studenti liceali). Che romanzescamente, sottoforma di dialogo continuo con una persona che non c’è più – la madre morta quando chi dice io era in età pre-puberale – traccia un bilancio della prima metà della propria vita, in una sorta di autocoscienza che si sviluppa sotto i nostri occhi partecipi. Atteggiamento comune a tutti coloro che hanno sofferto la scomparsa di un genitore da piccoli (non necessariamente causa fine-vita) è la rimozione del dolore conseguente e un doversi improvvisare maturi rischiando, nel tempo, un delirio da eccesso di controllo. Grazie al tono colloquiale, preciso ma caldo, e all’espediente delle ricette tramandate per tradizione di famiglia, il libro si legge volentierissimo. Perché è scritto con l’amorevole cura che i migliori chef mettono nella propria cucina.        


ceccamea
SILENZI VIETATI – Francesco Ceccamea (Avagliano Editore. 220 pp., 13 euro)

A metà tra Truman Show e un reality tv, qui chi dice io si chiama Francesco Ceccamea e, come apprendiamo dalle note di copertina, ha le sue stesse caratteristiche esistenziali. Non solo, ma il libro si compone di una serie di mail scritte a una persona in carne e ossa, Massimo Onofri, suo vecchio professore delle superiori ora noto critico letterario; e si ha ragione di ritenere che parimenti reale sia lo sbeffeggiato psicologo, nonché di temere che lo siano i componenti di questa famiglia Tennenbaum de noantri del Viterbese.
Nonostante le patologie sessuali del protagonista, ovviamente derivanti dal rapporto materno, abbiano un che del Portnoy ormai splendido 40enne, va subito aggiunto che questo è un esordio folgorante. Roba comica, che a tratti ci si piscia addosso dal ridere, unita a una capacità affabulatoria ammirevole. Finito il libro resta un senso di inappagamento: avremmo voglia di gustarci altre mail. E di attesa trepidante per il suo secondo romanzo.      
Colonna sonora: BECK Modern guilt   

PENSARE LEGGENDO

quindici
QUINDICI – a cura di Nanni Balestrini (Feltrinelli. 472 pp., 15 euro)
Forse non tutti sanno che quest’anno si celebra il 40ennale del ’68: pronunciate una frase del genere e sarete ricoperti da una ridda di pernacchie e insulti, tanto la notizia è stata sbandierata e chiacchiere vacue si sono inseguite, soprattutto su carta stampata. Ebbene, un modo davvero alternativo di ripercorrerne l’epopoea – in particolare per chi non c’era (che per motivi anagrafici cominciano a essere molti) – è accattarsi quest’agile tomo e scartabellarne le pagine fermandosi dove più aggrada alla vostra curiosità. Trattasi di una raccolta antologica che dà conto degli spasmi vitali - durati un paio d’anni a cavallo del mitico - di una rivista culturale condotta dagli avanguardisti del Gruppo ’63, in realtà molto aperta anche a contributi esterni.
Impossibile naturalmente tracciare un quadro esaustivo in queste poche righe. Diciamo che a stupire sono: la chiarezza di interventi di letterati altrove impervi (Sanguineti, Arbasino, lo stesso Balestrini), la centralità del ruolo del teatro e la presenza di alcune vere e proprie chicche.       


nuovimiti
NUOVI MITI D’OGGI – a cura di Jérome Garcin (IsbnEdizioni. 171 pp., 15 euro)

Saranno anche antipatici questi francesi – boriosi e tutto quanto – ma dio come sono intelligenti! E’ la prima cosa che viene in mente leggendo questa sorta di enciclopedia dei vezzi contemporanei, redatta secondo i dettami di una sociologia giocosa. Infatti, anziché cercare di emulare il padre ispiratore di quest’operetta – il Roland Barthes che negli anni ‘ 50 analizza le icone della cultura di massa – si è scelto di affidare ogni “voce” a un commentatore d’occasione. Risultato una lista sbarazzina di oggetti e non solo (Smart, cellulare, Suv, equo e solidale, sushi, OGM, low cost, maxi-passeggino) di cui si ride di gusto. Per una stoltezza dei tempi che sentiamo nostra, nella consapevolezza che passare da aver tutto per essere felici a essere felici è la cosa più difficile.        
Colonna sonora: DARGEN D’AMICO Di vizi di forma di virtù   

UPPER READERS

keret
ABRAM KADABRAM – Etgar Keret (edizioni e/o. 149 pp., 15 euro)
Dovete assolutamente leggere Etgar Keret, perché tutti i suoi racconti sono brevi prose spiazzanti che vi costringeranno a divertite riflessioni. Anzi, volendo potreste comunicare l’antefatto e far diventare un gioco di società immaginarne i possibili sviluppi. Cos’altro possiamo dirvi per convincervi? Ah sì: che pur essendo giovane l’israeliano Keret ha già al suo attivo diversi libri (con titoli del seguente calibro: Pizzeria Kamikaze e Le tette di una diciottenne) e che, assieme alla moglie, è stato il regista di uno dei migliori film della passata stagione Meduse. E poi, a titolo dimostrativo, descrivervi la trama di una delle 43 short stories ivi presenti: a un bounty killer viene commissionata l’eliminazione del Premio Nobel per la Pace; che però, quando lui era piccolo, era intervenuto in suo favore; per motivi di professionalità decide di procedere lo stesso; finché scopre che il mandante è lo stesso Nobel che non sopporta più la propria incapacità di non fare altro che il bene. Non male, vero?       


Koeppen
LA MORTE A ROMA – Wolfgang Koeppen (Zandonai. 197 pp., 16 euro)

“Datato”: non sempre bollare un romanzo con simile attributo equivale a denigrarlo. A volte si tratta semplicemente di un libro così ancorato al particulare di una certa situazione verificatasi in un determinato tempo - e che tanto più precisamente lo rende quanto più lo fa con espressioni tipiche del momento - che ben poco può avere di universale. E’ questo il caso de La morte a Roma. Fortunatamente, viene da dire, dato che affronta di petto il mostro del nazismo. Alla sua uscita, nel 1954, fece scalpore in Germania l’analisi del nazismo quale degenerazione dello spirito tedesco. Né certo contribuì a scaldare gli animi dei critici e dei lettori il fatto che i personaggi risultino tutti piuttosto antipatici. Anche se, va detto, su tutti si staglia il ritratto di un uomo abominevole: quel Judejahn alto papavero hitleriano che, scampato alla giustizia, compirà un paio di azioni nefaste anche in occasione di una riunione di famiglia a Roma.           
Colonna sonora: AL GREEN Lay it down

OLD FASHION

soldati
L’AMICO GESUITA – Mario Soldati (Sellerio. 190 pp., 10 euro)
Vabbè ci avete sgamati: siamo dei fan di Mario Soldati (e la rima imbecille non è puramente casuale). Di più: per quanto possa importare, lo consideriamo al vertice della letteratura italiana del ‘900. Ogni volta che ci apprestiamo a leggerlo, siamo colti da un mix di eccitazione e curiosità; un presentimento che si affronteranno cose serie - anche se spesso vengono rappresentate miserie umane e azioni ridicole – e che nessuna contraddizione ci sarà sottaciuta. Insomma Soldati è antico nello stile e contemporaneo nei contenuti. Un esempio? L’incipit di uno degli 11 racconti di questo libro: Viviamo semplificando. La Banca, per il mendico che sta sulla soglia, resta soprattutto un’astrazione. L’Ospedale, per il passante sano, una facciata senza nome. […] Si dimenticano le malattie, le ricchezze. Si tira avanti. Finché…
Composti negli anni ’30, rimaneggiati nel corso degli anni secondo consuetudine dell’autore, almeno 4 sono imperdibili: Concerto, Il fioretto, Il fiammifero e L’amico gesuita.
     

simenon
SENZA VIA DI SCAMPO – Georges Simenon (Adelphi. 173 pp., 18 euro)
Vogliamo dare un nome a quel vizio assurdo che ci spinge a suggere ogni “nuovo” Simenon che l’Adelphi ci ripropone? Letteratura. Ovvero una rappresentazione più o meno condensata di destini individuali. Così, anche questo prodotto del fornaio belga non tradisce le aspettative: da una materia torbida forgia una trama perfetta con il solito stile cristallino.
Una ricchissima dama in sfacelo, contornata da parassiti di cui mantiene i vizi, sopravvive alla noia borghese condividendo sbornie e abiezione con il suo cameriere/attendente di origine russa. All’inesorabile colpa di cui si macchia quest’ultimo – il tradimento di un’amicizia e un omicidio – segue un’espiazione esistenziale cui siamo portati a partecipare.     
Colonna sonora: SIGUR ROS Meò suò ì eyrum viò spilum endalaustx     

BAZAR COLLECTION

butler
DIZIONARI DEI LUOGHI NON COMUNI – Samuel Butler (Guanda. 117 pp., 10 euro)
Apparentemente i libri di aforismi sono i più adatti a chi ha poco tempo, ben prestandosi a letture sporadiche, vagamente distratte, intervallate a brevi ma intensi momenti di concentrazione. Quasi sempre però, per una bizzarra forma del pensiero, sono partoriti da menti tutt’altro che rasserenanti: intrisi di ironia caustica quando dice bene, altrimenti di un pessimismo cosmico che scivola nella misantropia. E’ questo il caso delle massime espunte dall’opera variegata di questo autore vittoriano. Un eterno bastian contrario a detta del curatore, un simpaticissimo rompicoglioni detto con un pizzico di irriverenza contemporanea.
Così, citandolo, a un certo punto di una serata tra amici, nel bel mezzo d’un incontro galante o con il vicino di orinatoio, potrete sospirare che la vita è come suonare un assolo di violino in pubblico e imparare a suonare lo strumento mentre si suona. Se sarete guardati strani, vuol dire che non avete davanti dei Paganini.          


iggypop
IGGY POP. CUORE DI NAPALM – Gabriele Lunati / Andrea Valentini (StampaAlternativa/NuoviEquilibri. 289 pp., 15 euro)

Intanto il piacere che un libro così – la biografia di una rockstar americana – sia stato scritto in maniera brillante, riccamente documentata e poco apologetica, una volta tanto da due giornalisti italiani. E poi lui: Iggy Pop, semplicemente fantastico! Un’araba fenice più che un’iguana. Vivo e vegeto a 60 anni suonati (ci avrebbe scommesso qualcuno negli anni dell’autodistruzione da stupefacenti?) Con un corpo che forse, quanto e più della sua voce e della musica prodotta, nella propria magrezza elastica e muscolosa e nella pelle tatuaggio mobile di innumerevoli eccessi è emblema di un’epoca rock non certo secondo alle rughe di Keith Richards. Papà del punk per avere per primo vomitato sul pubblico.    
Colonna sonora: TRICKY Knowle west boy     

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