Pechino - 4settembre-27dicembre - video-installazione "Mumbai: A Laundry Field" di KIMSOOJA @ GALLERIACONTINUA

KIMSOOJA
Mumbai: A Laundry Field
DAL 4 SETTEMBRE AL 27 DICEMBRE 2008

GALLERIACONTINUA Dashanzi  798 # 8503, 2 Jiuxianqiao Road, Chaoyang Dst. Pechino 100015 Cina
ph. 0086 10 6436 1005 fax 0086/10 - 6436 1006
martedì domenica 11.00-17.00
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Kimsooja (1957, Taegu, Corea) è un’artista, un mediatore visivo e spirituale che, attraverso le metafore della vita, invita gli spettatori a una profonda meditazione.

Kimsooja comincia ad utilizzare tessuti tradizionali, usati, vecchi e variopinti nei primi anni Ottanta. La sua passione per le stoffe iniziò nel 1983, in un istante molto preciso: mentre stava cucendo un copriletto insieme alla madre. In quel periodo l’artista s’interrogava sul concetto di “dimensione della superficie nella pittura” e quando per la prima volta infilò l’ago nella stoffa, rimase sbalordita, come se un raggio d’energia pura fosse penetrato nelle sue mani irradiandosi dalle dita, attraverso tutto il corpo, fino a giungere alla punta dell’ago.
Da questo momento in poi, Ying e Yang, principi cosmici, componenti dualistici ed essenziali della vita, diventano gli elementi fondamentali nell’opera di Kimsooja e prendono forma, all’interno del suo lavoro, su diversi piani e livelli.

Vivaci e decorati con ricami tradizionali e simbolici, i tessuti scelti da Kimsooja per le sue opere sono comunemente usati come copriletto, ma vengono anche trasformati in involucri (in coreano bottari) per avvolgere i propri vestiti e beni personali durante gli spostamenti da un paese all’altro.
Assolutamente disgiunti dal contesto utilitaristico, i variopinti tessuti di Kimsooja simboleggiano la vita.
Inizialmente era l’oggetto ad essere sempre posto al centro dell’attenzione, in un secondo momento però, e più precisamente nell’installazione “Sewing into Walking” (1994), il corpo umano diventa il principale soggetto all’interno del tempo e dello spazio. Qui il corpo dell’artista si muove simbolicamente come un “ago” che congiunge le coperte all’immensa trama della natura.

La video-installazione “Mumbai: A Laundry Field”, esposta alla Galleria Continua di Pechino, rappresenta l’evoluzione della serie “A Needle Woman” (1999-2001 e 2005) e di “Laundry Woman” (2000), attraverso la proiezione di quattro video filmati in diverse città e località del mondo. L’artista, vestita con abiti sobri e semplici, porge il dorso alla telecamera, rendendo visibile controluce quasi unicamente la silhouette del suo corpo.
La figura è riconducibile ad una donna qualunque, costantemente rappresentata come un punto fisso nello sciame della folla dei passanti, o stesa immobile mentre le nuvole sfilano sopra di lei senza mai fermarsi. Il corpo di Kimsooja è sempre una presenza anonima immersa in una fase di profonda meditazione.
L’occhio della telecamera corrisponde a quello dell’artista che, distaccato dal proprio corpo, guarda il mondo dall’esterno e nell’insieme. Come se, da un puro atto di concentrazione, osservando il mondo attraverso la stretta cruna di un ago, potesse scaturirne una visione più chiara e indisturbata.

Le immagini del video “Mumbai: A Laundry Field” sono un’esperienza ipnotica. Hanno un impatto molto potente sullo spettatore, che si ritrova a provare sensazioni molto contrastanti che oscillano tra la meraviglia e lo sgomento e che è costretto ad interrogarsi di continuo sulle avversità e le tragedie della vita nel momento stesso in cui gode delle sue stesse seduzioni.

La maggior parte dei lavori di Kimsooja sembra appartenere ad un luogo dove il tempo è indefinito. Essi condividono un’universalità e un’eternità che incapsulano passato e presente. Il presente è rappresentato dal corpo dell’artista stessa, corpo che diventa il tramite di osservazione o il vuoto che gli spettatori sono invitati a fissare.

Kimsooja esplora instancabilmente le indefinibili caratteristiche dei tessuti attraverso video, sculture, installazioni, performance e progetti site-specific. I suoi lavori, che spesso combinano tradizioni orientali e occidentali attraverso l’osservazione e l’accostamento di diverse culture e condizioni umane, investigano il terreno comune tra intimo e universale.

Per ulteriori informazioni sulla mostra:
Silvia Pichini responsabile comunicazione 
press@galleriacontinua.com


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