Prato - Giugno - Appuntamenti al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci

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Appuntamenti letterari: due incontri per presentare le ultime pubblicazioni del Centro Pecci. Lunedì 16 alle 17 l’arte incontra la cucina: per il volume “Luca Vitone. Prêt-à-porter”, con Vitone ospite d’eccezione Davide Paolini e proiezione di un video inedito dell’artista.

Luca Vitone. Prêt-à-porter, edito da Centro Pecci e Regione Toscana nella collana Tra Art Museo e Ibridazioni autonome 1959-1963. Alberto Moretti e le nuove tendenze artistiche a Firenze, edito dal Centro Pecci. Questi i due volumi che saranno presentati al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato in due appuntamenti a ingresso libero

Lunedì 16 giugno alle 17 l’appuntamento è in auditorium con la presentazione del volume Luca Vitone. Prêt-à-porter. Pubblicato in seguito all’installazione che Vitone realizzò alla fine del 2004 nella Lounge, il libro è incentrato su due tematiche che caratterizzano da anni il lavoro di Vitone: la cartografia, interpretata dall'artista come mezzo per esprimere “un pensiero sul territorio”, e il cibo nella versione da asporto, come elemento sociale ma soprattutto come mezzo per un’esperienza culturale.
Il volume sarà presentato dal curatore della mostra Stefano Pezzato, alla presenza dell’artista e del “gastronauta” Davide Paolini, recentemente autore de Le ricette della mia memoria e l’arte di far la spesa, edito da Sperling&Kupfer.
Lo stesso Davide Paolini ha scritto un testo sul Cibo di strada pubblicato nel libro di Luca Vitone, introdotto da un saggio critico di Stefano Pezzato e accompagnato da una serie di immagini originali dell’artista.
Vitone riflette sulla “perdita topologica”, di punti di riferimento e di identità dei luoghi, dovuta alle trasformazioni sociali e all’avvento di nuovi costumi culturali. Accosta quindi la ricerca di sapori tipici locali alla pratica generalizzata del fast food. Il parallelo con la moda suggerito dal titolo Prêt-à-porter rimanda al carattere del cibo “pronto da portare” e ad una mappatura del “gusto” corrente, sintesi visiva di una tendenza a preservare la complessità di ogni luogo dalle omologazioni in atto.
Seguirà la proiezione del video inedito di Luca Vitone, Trallalero in the kitchen. Live at OK Centrum Linz.
Lunedì 23 giugno alle 17 al CID/ Arti visive del Centro Pecci sarà presentato il catalogo della mostra Ibridazioni autonome 1959-1963. Alberto Moretti e le nuove tendenze artistiche a Firenze, in corso fino al 27 luglio 2008 nel nuovo Spazio d’arte presso l’ex polisportiva di Carmignano, dedicato all’opera di Alberto Moretti e all’attività della storica galleria Schema da lui diretta a Firenze (1972-1994). Il catalogo sarà presentato dal curatore Stefano Pezzato e da Giovanna Uzzani, docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Siena / Arezzo, autrice di un saggio storico pubblicato nel volume.
In questa occasione sarà inoltre presentato Alberto Moretti. Poiesis, volume pubblicato dalla Regione Toscana nella collana Tra Art Poetiche, con intervento di Desdemona Ventroni, dottoranda all’IMT Alti Studi Lucca, e alla presenza dell’artista.

Sezione didattica: visite guidate gratuite alla mostra "Ibridazioni autonome 1959 – 1963" allestita nel nuovo spazio d'arte Alberto Moretti / Schema Polis a Carmignano.

A giugno e luglio ogni sabato alle 17 la Sezione didattica organizza visite guidate gratuite alla mostra Ibridazioni autonome 1959 – 1963 allestita nel nuovo Spazio d'arte presso l'ex polisportiva di Carmignano (via Borgo, 4) e fondato sull'opera di Alberto Moretti e sull'attività della storica galleria Schema da lui diretta a Firenze (1972-1994).
Il servizio sarà effettuato ogni sabato da collaboratori del Centro Pecci. Il ritrovo è fissato alle 17 davanti alla chiesa di San Michele a Carmignano, dove è conservata La Visitazione di Pontormo.
La partecipazione alle visite guidate (che saranno effettuate con un numero minimo di 5 persone) è gratuita ma è necessaria la prenotazione telefonando allo 0574 531835.

La mostra ripercorre, a distanza di quasi cinquant'anni, le più significative proposte artistiche sviluppate a Firenze nell'ambito di una Nuova Figurazione attraverso un confronto inedito tra un nucleo di lavori realizzati in quel periodo da Alberto Moretti e opere coeve di artisti quali Antonio Bueno, Mario Fallani, Fernando Farulli e Silvio Loffredo.
Ne emerge un "fronte" di tendenze innovative incentrate sull'immagine e sull'oggetto, su nuove forme di ripresa e presentazione della realtà o sul rapporto fra immagine e parola che, pur mantenendosi autonome fra loro, evidenziarono convergenze d'intenti fra gli artisti e favorirono occasioni espositive ed iniziative editoriali, inaugurate nel 1959 dal gruppo di pittori confluiti nella cosiddetta Equipe di Quadrante e proseguite fino al 1963, restituendo al capoluogo toscano un ruolo culturale di primo piano nel panorama italiano.
Le ibridazioni dei linguaggi artistici sperimentate nel breve arco temporale individuato e il rinnovato fervore creativo dei loro autori contribuirono al superamento delle poetiche informali del segno e della materia, ma soprattutto alla costruzione di un terreno fertile per le successive affermazioni di ricerche artistiche come la Poesia Visiva e la Pop Art in Toscana a partire dal 1963-64.

Ultimo fine settimana per vedere One Family l’importante mostra fotografica dell’artista Vardi Kahana, che rimane allestita nella sala Teatro del Centro Pecci fino a domenica.

A sessant’anni dalla tragedia dell’Olocausto Vardi Kahana in One Family racconta attraverso le sue immagini cosa è accaduto agli eredi di coloro che hanno vissuto la Shoa. A cura di Marco Bazzini il percorso espositivo – presentato dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato presenta in occasione del 60° anniversario di fondazione dello Stato d’Israele - si potrà visitare fino a domenica 15 giugno nella Sala Teatro (10 – 19). L’ingresso è libero.
One Family presenta un percorso iconografico compiuto dall’artista, nel corso di un decennio, attraverso confini geografici, ideologici e psicologici.
Dopo la prima generazione dei sopravvissuti all’Olocausto Vardi Kahana ritrae le esperienze individuali e collettive di molte persone, dai Kibbutzim ai coloni della Cisgiordania, dagli ortodossi di Tel Aviv ai secolari di Copenhagen, tutti accomunati dall’appartenenza ad un’unica famiglia: la sua. Il lavoro dell’artista evidenzia le diverse dinamiche dei legami familiari che si creano nei periodi in cui la necessità di sopravvivenza è bisogno primario.
Il punto di partenza della mostra è l’immagine di Rivka, madre dell’artista, e delle sue due sorelle, Lea ed Ester. Sul loro braccio sinistro sono tatuati tre numeri consecutivi: A-7760, A-7761, A-7762, l'ordine in cui ad Auschwitz, nell'aprile del 1944, hanno aspettato in fila che fosse loro impresso il tatuaggio. A quel tempo non sapevano se sarebbero sopravvissute fino all'indomani: oggi vivono tutte e tre in Israele, nonne di trentuno nipoti.
Per ritrarre i suoi parenti l’artista ha viaggiato in Israele ed all’estero: dai Kibbutz socialisti della Shomer Hatzair nel nord, agli insediamenti in Giudea e Samaria, dagli insediamento di Susya, nelle colline a sud di Hebron, alla ricca Savyon; da Gerusalemme a Tel Aviv; da Bnei Brak a Copenaghen; da Petach Tikva a Cesarea. Un lavoro di documentazione fotografica che narra la storia di quattro generazioni protagoniste dell’esperienza esistenziale ebraico-israeliana.

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Ufficio stampa Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci
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