Roma - 19 giugno - Incontro dal titolo: "AFGHANISTAN: DISATTENZIONE COLPEVOLE: Strategia, mutazioni e contraddizioni di un'area cruciale"

GIOVEDI' 19 GIUGNO '08
dalle ore 18 alle 21
in Via della Lungara, 19 a Roma

AFGHANISTAN: DISATTENZIONE COLPEVOLE
Strategia, mutazioni e contraddizioni di un'area cruciale

introduce SIMONA LUNADEI
intervengono ELETTRA DEIANA & SILVANA PISA
IVAN BONFANTI, GIAMPAOLO CADALANU,
SIMONA CATALDI, FRANCESCO MARTONE, MARGHERITA PAOLINI

Afghanistan: disattenzione colpevole (strategie, mutamenti, contraddizioni di un'area cruciale) rappresenta il terzo appuntamento di un seminario di lunga durata sul 60° anniversario della Nato che, insieme alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, abbiamo iniziato nella primavera del 2007. I primi due dibattiti, raccolti in pubblicazione, hanno esaminato il tema della geopolitica della Nato e del discusso intervento nei Balcani.
Con il prossimo appuntamento intendiamo approfondire il modo con cui si è comportata rispetto alle vicende afgane la grande stampa: la stampa italiana, soprattutto, invece di proporre una lettura geopolitica dei reali interessi in campo è stata subordinata al gioco mediatico dell'eventuale crisi del governo italiano. Insomma, nessuno fa più l'unica domanda possibile: l'Italia cosa ci sta a fare in Afghanistan? Come si sa la guerra, e la successiva occupazione dell'Afghanistan, è iniziata nell'ottobre del 2001 con l'operazione militare Enduring Freedom sotto comando USA. Si tratta del primo tempo di quella guerra preventiva e permanente, teorizzata dai neocon già dagli anni '90, che voleva rispondere al crollo del bipolarismo dell'89 con una strategia offensiva unilaterale.
In questo senso quella afgana rappresenta la "madre di tutte le nuove guerre" ed ha prodotto gravi violazioni del diritto internazionale: per esempio quella di reagire all'offensiva terroristica dell'11 settembre da parte di Al Qaida, attaccando un intero Paese e occupandolo militarmente, ben al di là della legittima difesa. Per non parlare del ruolo della Nato, che in occasione dell'offensiva anti-afgana, per la prima volta ha oltrepassato l'ambito geografico previsto dal Trattato del 1949 ed ha forzato l'applicazione dell'articolo 5 per piegarlo alle nuove ipotesi strategiche, delineate nei vertici dell'Alleanza ma mai tradotte in modifiche del Trattato.
La definitiva messa in mora delle norme internazionali - come solo di recente si è unanimemente riconosciuto - è stata decretata dalla guerra irachena, che con la sua escalation di bugie, orrori e violazioni dei diritti umani, ha occupato per mesi le prime pagine dei media internazionali, a differenza dell'Afghanistan, di cui la grande stampa si occupa a livelli intermittenti e sempre sottacendo le motivazioni geopolitiche che sono il presupposto dell'intervento militare. I media italiani seguono poi la questione solo in occasioni "speciali": rapimenti, attentati ai soldati italiani delle truppe Nato, oppure per riferire i dibattiti parlamentari sul rinnovo delle missioni. Per non parlare del tono e del taglio dei servizi, quasi sempre focalizzati sui contorni umanitari e di assistenza delle truppe italiane che servono solo a nascondere all'opinione pubblica la realtà di una guerra vera.
Paradossalmente si viene a conoscenza delle operazioni reali, anche quelle condotte dalle truppe speciali al di fuori del mandato parlamentare, quasi esclusivamente grazie alla retorica guerresca della stampa di destra.
Manca un monitoraggio continuo della complessa situazione afgana, delle sue frequenti illegalità (dai bombardamenti sui civili alla partecipazione ad operazioni di attacco delle truppe speciali italiane) e una sua lettura aggiornata di quel contesto geopolitico in mutamento.
Questo silenzio stampa è funzionale ad una strategia di "non disturbo del manovratore" che sottrae all'opinione pubblica la possibilità di un giudizio non pilotato sull'evolversi della situazione.
Gli analisti e gli ambienti militari dicono che la Nato si gioca in Afghanistan la sua credibilità: a questo devono credere ben poco persino gli USA, soci di maggioranza della Nato, se con il candidato repubblicano MacCain oggi promuovono la costituzione di una "lega delle democrazie" che costituirebbe il colpo finale a tutta l'impalcatura giuridica del rapporto tra Stati.


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