Milano - fino al 24 agosto - Ciro Bertini e Bazar raccontano la mostra di Francis Bacon in Italia

Who: Francis Bacon (Dublino 1909 – Madrid 1992)
Where: Milano - Palazzo Reale
When: fino al 24 agosto
What: mostra con 82 dipinti, più una 20na di disegni, la ricostruzione fotografica dell’atelier londinese e un docu-film intervista al pittore
Why: è un’occasione unica, in Italia, per lasciarsi folgorare dai suoi quadri

FRANCIS BACON, OTTIMISTA SUL NULLA di Ciro Bertini
Chi è Francis Bacon? Okay è uno dei più grandi artisti del secondo ‘900, e quasi ogni sua opera – nell’era delle lire – valeva qualche miliardo, ma mica tutti sono tenuti a saperlo. Se siete dei lettori, l’avrete certo visto sulla copertina di qualche libro: di solito uno che ha per protagonista un aspirante suicida oppure un intellettuale inetto pieno di complessi. Sì dai, avete capito: Francis Bacon, quello dei ritratti deformati. Dei volti colti in torsioni spasmodiche, rappresentati come sovrimpressioni di foto segnaletiche della polizia. Delle facce dai lineamenti liquefatti e l’espressione sardonica e fissa di chi si è imbattuto nell’orrore e ne è uscito folle.
La mostra allestita dal Comune di Milano a Palazzo Reale è molto bella, sia per gli esegeti dell’opera del nostro – la maggiorparte dei dipinti sono inediti per l’Italia – che per i neofiti, dal momento che l’arco temporale coperto va dagli inizi ancora incerti (tra il mestiere di designer e l’evidente influenza di Picasso) all’affermazione post seconda guerra mondiale, dal successo come artista arrabbiato negli anni ’60 e ’70 alla definitiva consacrazione universale degli anni ’80. Soprattutto sono presenti molti dei suoi quadri più importanti, provenienti dai musei di tutto il mondo come da collezioni private: quelli di fronte ai quali si resta attoniti, lo sguardo magneticamente rapito dall’anima urlante che si dibatte nel corpo del soggetto e, qualche istante dopo, dal grado di penetrazione degli sfondi a tinta unita. Diciamo che, aldilà dell’importanza che alcuni di loro hanno secondo gli storici dell’arte, ogni visitatore resterà più impressionato da un dipinto piuttosto che da un altro secondo la propria disposizione interiore; e, non trattandosi di un’esibizione monstre, inevitabilmente alla fine sarà portato a tornare indietro e a rimirare “per un’ultima volta” le rappresentazioni che più lo hanno colpito.
Noi - visitatori comuni con il vezzo di rapportarci alla pittura più di pancia che con criteri estetici forse maggiormente credibili – per quanto ciò possa risultare indicativo per i bazariani, siamo rimasti estatici (gambe divaricate, braccia incrociate e una mano a sorreggere la testa sgomenta di fronte a tanta misteriosa bellezza) di fronte a: Studio di figura II, Sfinge, Figura seduta (il cardinale), Studio per il ritratto di Lucian Freud, Tre studi di dorso maschile, Due figure con una scimmia, Edipo e la Sfinge da Ingrès, Studio del corpo umano e ritratto. E se interrogassimo la nostra retina su quali colori abbia registrato diremmo senza esitazione: l’arancione, il blu, il verde e un po’ meno – ma quando c’era è stato scioccante – il rosso. Siamo poi rimasti particolarmente colpiti dalla serenità definitiva che esprimono i quadri dell’ultima produzione, quella degli anni ’80: come se si fosse operata nell’artista un’accettazione dell’inquietudine del proprio essere nel mondo tale da renderlo più prolifico; nonché distillata in tratti più sicuri, essenziali, ma non per questo meno evocativi, la propria inaccettazione di quanto di orribile accade attorno a noi.
Forse parrà assurdo, a questo punto, sostenere che c’è un’altra cosa assolutamente imperdibile in questa mostra: il documentario-intervista all’autore. Oltretutto, situato in un punto perfetto: dopo che si è avuto già molto più che un assaggio dell’opera e prima dei fuochi d’artificio di colore dei quadri dell’epoca più matura. Infatti, assistiamo qui a un Francis Bacon insospettabilmente (ma è colpa nostra, abituati come siamo a soggiacere a cliché che vogliono un’artista inquieto necessariamente misantropo) incline a comunicare, a spiegare le cose che ha fatto, le proprie influenze artistiche, il modo di sentire e la vita quotidiana. Un Francis Bacon insospettabilmente (vedi parentesi precedente) ironico, dotato di quel sense of humour “so english” che si fa beffe in maniera educata di domande del colto intervistatore che dopo appaiono sciocche. Una persona calda, umana – se ha una qualche senso quest’aggettivo: forse lui ci correggerebbe dicendoci che tutti siamo “umani” – che, celebratissma in tutto il mondo, piena di soldi dato che ormai le sue opere sono contese dai grandi magnati della finanza, frequenta quotidianamente il pub vicino il suo studio, divertendosi a bere con gente semplice, “spostata” oppure ordinaria in vacanza dalla normalità, lanciandosi (insospettabilmente?) in canti tradizionali. Che dice dell’ossessione per Velàzquez, della fascinazione per i nudi femminili di Ingrès: per aggiungere un attimo dopo che a lui però piacciono di più i nudi maschili e, da lì, accettare di parlare dei propri gusti omosessuali. Che rifiuta di definire la propria pittura “espressionista”, confutando – come dargli torto? – che l’arte tutta è espressionista, altrimenti non è. Che racconta di proprie opere, per le quali si è parlato di capolavoro, come quadri sbagliati, nei quali non è riuscito a esprimere quello che voleva. (Vale la pena ricordare che questo è un signore che durante una crisi creativa ha distrutto, bruciandole, per essere certo che sparissero definitivamente, decine di sue quadri). Che prende in giro il suo interlocutore quando gli chiede della sua ossessione per la morte, domandandogli: “Perché lei non ne è ossessionato? Può forse esistere un essere umano che non sia ossessionato dalla morte?” Ma che nonostante tutto – non creda in un aldilà e che la vita abbia un senso se non quello che noi ci arrabattiamo di conferirle di volta in volta – si definisce un ottimista sul nulla. Come a dire: non saprei spiegare perché, non ci sono motivi razionali, anzi essi vanno tutti in direzione contraria, eppure io sono ottimista. Sul nulla, appunto.
A parziale ricordo di questa magnifica esperienza il catalogo. Ricco, documentato e con un paio di saggi notevoli. E poi, diciamola tutta: quando vi ricapita una vasta monografia su Francis Bacon interamente in italiano?

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orari: tutti i giorni 9.30 – 19.30; lunedì 14.30 – 19.30; giovedì 9.30 – 22.30
Come: intero: 9 euro
ridotto: 7 euro (studenti universitari fino a 26 anni, minori di 18 anni, disabili, militari, soci cral, aci, cts, feltrinelli e altri: vedere sito:
www.francisbacon.it)


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