COPERTINE AD ARTE
Stavolta la scelta dei cd l’abbiamo voluta fare sulla base delle copertine. Nello scegliere cosa recensire tra le ultime uscite ci siamo voluti lasciare ispirare dal senso artistico di certe copertine che sono delle vere opere d’arte. Per creatività, stile, colori, capacità evocativa…
LADYTRON
Velocifero
Nettwerk

Ladytron+-+Velocifero

Innanzitutto la copertina: bellissima nel suo stile onirico realizzata dall’artista brasiliano Eli Sudbrack. E ora passiamo ai suoni: il nuovo album dei Ladytron esprime a pieno la volontà del gruppo di sperimentarsi su altri terreni musicali diversi dall’iniziale pop elettronico. Il lavoro si presenta pertanto più ricco e poliedrico, con un incipit in lingua bulgara (Black Cat) dal sound rockeggiante inquietante e tenebroso. Vigorosi e coinvolgenti i suoni di Runaway e Scared, mentre in altre tracce si percepiscono sonorità più acustiche come in Versus e nella raffinata Kleyta. Certo il lavoro si presenta nel complesso più impegnativo e sofisticato, richiedendo quindi più di un ascolto per essere apprezzato in pieno. Ma credetemi…ne vale la pena!

ISLANDS
Arm's Way
Anti

islands

La copertina è come una favola da leggere con gli occhi: due bambine dall’aspetto bucolico si abbracciano sotto ponti di braccia umane che si sfiorano in una sorta di eden immaginifico. E il tutto sembra scaturire da una goccia di sangue che si apre profondendo parti di sé ovunque… Non male come biglietto da visita di un gruppo che con il suo secondo lavoro si sposta radicalmente dalle atmosfere melodiche del primo. Più eccentrico questo secondo cd, con incursioni rock e country inaspettate in uno sfondo indie pop e indie rock di gusto chic. Da sottolineare il brano Vertigo che propone una fusion affascinante, e la raffinata ballad I Feel Evil Creeping In. Finite l’ascolto con Pieces of You: vi scoprirete ad accennare dei passi di ballo quasi istintivamente…

LOTTE KESTNER
China Mountain
Self Released

lotteKestner

Un abito che volteggia nello spazio con i suoi voile e i suoi merletti, forse alla ricerca della donna che lo indossava e che sembra svanita, restando di lei solo il braccio che accarezza la veste… Il nome dell’artista di certo non vi dirà niente. Dietro di esso si nasconde infatti Anna Lynne Williams, la seducente voce femminile dei Trespassers William, al suo debutto da solista. La sua voce qui trova la massima libertà espressiva sviluppandosi lungo un percorso acustico delicato e raffinato. Brani carichi di struggente malinconia fanno da cornice alla fragilità disarmante di quest’artista che riesce a duettare con il piano e con gli altri strumenti costruendo delle ballate intense ed emozionanti. Un esordio da solista che svela tutta la grazia di questa artista straordinaria.

NATHAN MOOMAW
26
Gazebo Music

moomaw

A volte anche la semplicità denota gusto e senso artistico: qui la copertina è una semplice pagina bianca con un numero 26 scritto con la delicatezza dei fiori e, sotto, la firma dell’artista scritta con una calligrafia da bambino. E l’album rispecchia questa semplicità estrema, a partire dai titoli dei brani, che corrispondono al succedersi dei mesi dell’anno. Ma dietro questa semplicità si nasconde un progetto originale: ogni mese è stato scritto e registrato uno dei brani, corrispondente a quello specifico mese, e poi pubblicato on line l’ultimo giorno di quel mese. Risultato? Un lavoro che va celebrare il ventiseiesimo anno di vita di Nathan. Cantautore californiano forse un po’ egocentrico, ma capace di sviluppare un suono folk raffinato e naif, dalle atmosfere morbide e suadenti il cui stile musicale rispecchia lo stile volutamente infantile della copertina.

SHEARWATER
Rook
Matador

shearwater

Copertina di Hitchcockiana memoria (ricordate “Uccelli”?) in cui una statua è completamente invasa da corvi inquietanti. E’ questo il quinto album degli Shearwater dalla straordinaria forza evocativa. Se qualcuno di voi ci vede i Radiohead mica si sbaglia… Basta sentire quel corteggiamento di chitarre e pianoforte del brano Snow Leopard per ricordarsi dello splendido Amnesiac. Qui gli arpeggi di chitarra risultano cupi, ombrosi, drammatici, per poi alternarsi a momenti orchestrali come in Leviathan, Bound e Home Life in cui il pianoforte e gli archi creano un’atmosfera incorporea ed evanescente. L’inquietudine cresce mano a mano che si ascoltano i brani: c’è qualcosa di catastrofico che sembra incombere su noi che ascoltiamo questi brani i cui testi fanno da monito: “You were not the first to arrive / And will not be the last to survive” non ci ricorda forse la biblica frase “polvere sei e polvere ritornerai”?

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