LEGGETE LA PRIMA PAGINA TUTTA D'UN FIATO
e poi non vi staccherete più da quel libro...
BAZAR SEGNALA

Pippo Russo

MEMO – Pippo Russo (Baldini Castoldi Dalai Editore. 243 pp. 17 euro)
La maggiorparte dei romanzieri odierni, preoccupati di risultare sufficientemente smaliziati e ironici circa l’incontenibilità del reale dentro fogli di carta, ha abdicato a un ruolo storico del letterato: quello del rabdomante che in tempo di siccità intellettuale individua le sorgenti cui, volendolo, è ancora possibile abbeverarsi. Pippo Russo – già autore di un libro che più diverso non si può: Il mio nome è Nedo Ludi – accetta la sfida: disegnando una storia senza tempo che parla del nostro, lirica eppure assai concreta, purché si accetti di scivolarvi dentro sorretti dalla curiosità di coglierne il senso profondo. S’inventa addirittura un lembo di terra quasi perfetto, Oblivia, in cui gli abitanti, non conservando i propri ricordi, bastano a se stessi con le proprie quotidiane attività. Le case sono numerate e chi le popola ha nomi e caratteristiche inusuali. Tutto scorre liscio, come nel villaggio ideale di una favola, finché non appare un elemento perturbante, lo Straniero, che mette in moto le reazioni dei singoli personaggi. Ma non si pensi a scenari di paura paranoica, quali ci ha abituato il cinema americano post-11 settembre: anzi, tutto il contrario.
Nuria, abitante Casa 19, dice: Ci sono cose che non puoi vedere né toccare finché non sei pronta, e solo la scoperta ti rende pronta per toccare e vedere appieno la vita che sei. Così, leggendo Memo, può capitare di essere pronti presto o tardi. Però, quando accade, viene voglia di rileggerlo d’un fiato.
Colonna sonora: MASSIMO ZAMBONI L’inerme è l’imbattibile

TALENT SCOUTING

Federico Platania

IL PRIMO SANGUE – Federico Platania (Fernandel. 123 pp. 12 euro)
Leggete la prima pagina, per intero, d’un fiato. Troverete condensata la psicologia paranoica del nuovo povero: il proletariato urbano che alligna in periferia, a stretto gomito con una massa di diseredati che stanno peggio - rom, extra-comunitari, individui che vivono di espedienti – cui, non avendo altri con cui pigliarsela a portata di mano, attribuisce la responsabilità del proprio depauperamento in una quotidiana guerra fratricida. Una condizione sociale che come un buco nero va fagocitando sempre più ampi strati di piccola borghesia, artigiani e giovani precari senza spalle coperte dalla famiglia. C’è da sporcarsi l’anima per raccontare una storia come questa, che gronda odio, ignoranza e pulsioni violente. E anche per starla ad ascoltare. Ma è un dovere, l’una e l’altra cosa. Per essere avvertiti, per cercare di porvi rimedio.
La trama. Andrea lavora duro in una mensa. I suoi lo aspettano in un tugurio di casa: coppia in preda all’ansia di un futuro che non potrà che essere sempre più nero. Gli amici si arrangiano tra una canna, qualche sogno di vanagloria e un rassegnato tran tran. Poi, ben oltre la metà del romanzo (disseminato di momenti inquietanti, tra cui spicca l’aggressività di un cane da guardia), la svolta: Andrea conosce Francesco, specie di Pietro Maso ma molto più furbo e ricco, che gli fa una proposta indecente. Le ultime pagine si divorano con un’angoscia travolgente. Davvero bravo Federico Platania!
Colonna sonora: AFTERHOURS I milanesi ammazzano il sabato

PENSARE LEGGENDO

onda pazza

ONDA PAZZA – Peppino Impastato e la Redazione di Radio Aut (Stampa Alternativa. Libro + Dvd, 15 euro)
C’è un riflesso condizionato comune a quanti a suo tempo hanno visto I cento passi: ogni volta che al cinema appare Luigi Lo Cascio si chiedono, per un attimo, cosa diavolo ci faccia Peppino Impastato in quel film. Così ora, stracciando il cellophane della confezione e mettendo su il dvd dei programmi di Radio Aut, accadrà loro di immaginare che a pronunciare quelle parole di denuncia ironicamente giocose sia sempre il volto dell’attore; oltre a essere presi da un soprassalto di emozione di fronte a una voce giovane e allegra, divertita e impegnata, fantasiosa e seria, spezzata dalla violenza mafiosa.
Sì, perché il bello è che Peppino Impastato è diventato un eroe civile suo malgrado, semplicemente mostrando con coerenza e tenacia ai propri conterranei di Cinisi una cosa molto semplice: che, come ogni Potere basato sul terrore, la mafia trae forza dalla paura che se ne ha, non sopportando invece l’irrisione quale fenomeno di lesa sacralità. Solo così si spiega l’accanirsi, anche fisico (Peppino Impastato è stato fatto saltare in aria con dell’esplosivo, tentando di farlo apparire come un incidente occorsogli mentre preparava un attentato ferroviario), contro un neo-trentenne che, se da un lato incitava i suoi coetanei alla rivolta, di fatto godeva di un seguito limitato.
Oggi Peppino non c’è più – come altri personaggi scomodi eliminati dai clan e come i boss di allora - la mafia sì: segno che ancora prospera la paura.

UPPER READERS

giorgio van straten

LA VERITA’ NON SERVE A NIENTE – Giorgio van Straten (Mondadori. 201 pp. 17,50 euro)
Non lasciatevi fuorviare dal titolo provocatoriamente pessimista, ripreso da una frase attribuita nel testo a un politico cinico e navigato: la verità servirebbe eccome ai personaggi di questo libro. A cominciare da Nicola, l’anziano scrittore che ne è depositario, che, nel tentativo di occultarla prima di tutto a se stesso, dopo un rapido successo letterario è andato in blocco, autoemarginandosi vieppiù dal consesso sociale. Per proseguire con suo figlio Bernardo, ministro appena costretto alle dimissioni dal bisogno del Potere di un capro espiatorio, che forse, se avesse conosciuto la verità circa le proprie origini, sarebbe stato meno succube della personalità autoritaria del politico di cui sopra. Per finire con Valentina, stagista presso un quotidiano romano, che annaspa alla ricerca di una verità qualunque cui aggrapparsi nel magmatico flusso odierno.
Noi lettori siamo tutti come Valentina: infatti cos’altro cerchiamo in un romanzo se non la percezione di uno straccio di verità che ci offra una nuova consapevolezza esistenziale? Come fa dire bene van Straten a Nicola: la letteratura può causare dolore a chi la fa e anche a coloro che la leggono, ma il dolore a volte serve a capire. Capire la propria vicenda umana per dare un senso alle cose che facciamo tutti i giorni, nel tentativo di superare la storia che abbiamo alle spalle ed essere un po’ migliori. Così far rivivere ricordi rimossi dalla coscienza per decenni - in un capitolo che è impossibile leggere senza groppo in gola - per Nicola è un atto estremo, per Bernardo tardivo, per Valentina illuminante. Speriamo.
Colonna sonora: ISOBELL CAMPBELL & MARK LANEGAN Sunday at the Devil dirt

OLD FASHION

london

IL POPOLO DEGLI ABISSI – Jack London (Robin Edizioni. 309 pp. 13,50 euro)
Che questo libro fosse indisponibile per il pubblico italiano da qualche decennio la dice lunga sullo stato della nostra editoria, che predilige una roba qualsiasi, purché con i crismi della novità, piuttosto che il setaccio del passato alla ricerca di cose di valore. Perciò, onore alla Robin Edizioni. Purtroppo, per i più (della minoranza che legge), Jack London è quello di Zanna bianca e de Il richiamo della foresta. Ottimi libri per ragazzi, non c’è che dire. Ma ora che andate in vacanza senza più i genitori volete per favore portarvi dietro quel capolavoro di Martin Eden? Oppure questo sorprendente docu-libro sull’East End londinese, così come appariva nel 1902 a chi avesse il coraggio e lo stomaco di mettervi piede. London, scrittore e uomo inquieto quant’altri mai, fu preso da una vera e propria ossessione: calarsi senza giubbotto di salvataggio nelle acque melmose della povertà più estrema, in mezzo a un’umanità reietta pronta a sbranare il prossimo per una questione di mera sopravvivenza. Insomma fu l’antesignano degli odierni reporter che scrivono da ogni tipo di fronte (il suo epigono più interessante, oggi, è il parimenti californiano Vollmann).
Possiamo leggerlo anche come un trattato sociologico; scoprendo, a un secolo di distanza, sinistre analogie con il nostro mondo. Una tra tante la condizione femminile: l’uomo è spesso ingiusto verso l’uomo e lo è sempre verso la donna. Bel colpo Jack, ci hai stesi anche stavolta.
Colonna sonora: SUD SOUND SYSTEM Dammene ancora

BAZAR COLLECTION

ghost world

GHOST WORLD – Daniel Clowes (Coconino Press. 88 pp., 17 euro)
Presente gli ultimi due film di Gus Van Sant? Li avrete amati o detestati a seconda che pensiate che un regista debba offrire allo spettatore una chiave interpretativa della realtà ovvero che debba rappresentarla così com’è, senza lasciar trasparire alcun giudizio né tanto meno insinuare proposte migliorative. In ogni caso, se siete adulti, ne sarete usciti raggelati, come storditi da un pugno che pure siete sicuri non vi sia stato dato. Invece gli adolescenti, a vedersi rappresentati per quello che sono, si annoiano. E infatti non sono andati a vedere Gus Van Sant.
Questa lunga premessa per dire che quanto abbiamo finora detto vale pari pari per Ghost world: fumetto scioccante, ma non per i coetanei delle due amiche protagoniste, Enid e Rebecca. Che alternano un rabbioso cinismo intellettuale (Quelle sono solo un mucchio di puttanelle snob che se la tirano perché sanno chi sono i Sonic Youth) all’improvvisa presa di coscienza della loro condizione indefinita (Che cos’hai? Niente è solo che mi detesto). Se la loro solitudine è fisiologica, risulta invece devastante quella della provincia americana: tra personaggi squinternati e patologicamente disturbati, la politica che è solo marketing e il sesso perversione, nessuna speranza. Se non che il mondo presto sarà di Enid e Rebecca. Forse.
Colonna sonora: CSEBASTIEN TELLIER Sexuality

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