STORIE CHE BUCANO LA PAGINA
Per efficacia narrativa, per potenza dei personaggi, per originalità contenutistica e per stravaganza stilistica
BAZAR SEGNALA

gucci

UN’INQUILINA PARTICOLARE – Emiliano Gucci (Guanda. 272 pp. 15 euro)

Ta-tàn: Emiliano Gucci ha creato un personaggio straordinario, quest’inquilina particolare – un transessuale meticcio tra Puglia e Capoverde - che è di una simpatia eccezionale: buca la pagina e, a romanzo ultimato, non vorresti ti lasciasse evaporando nella memoria. A provare a raccontarla non si rende l’idea, anzi si rischia di elencare una serie di luoghi comuni: la grande umanità perché ha tanto sofferto, la sensibilità acuita dalla compresenza di maschile e femminile, l’accettazione della propria diversità come lezione di tolleranza universale. In realtà lode alle virtù alchemiche dell’autore, che con un sapiente dosaggio di dramma e leggerezza, ha sfornato Lù, palla da biliardino che trasforma tutto ciò che tocca. A cominciare dal proprietario di casa, individuo inane causa storia familiare e abbandono fidanzata, che scoprirà in se stesso risorse insospettabili.
Il libro è diviso in due parti, narrate in prima persona dai due protagonisti. A parere del recensore – giustamente inviso agli scrittori: “Non possiamo mica scrivere il romanzo che avresti voluto tu, quello scrivitelo da solo!” – il romanzo, avesse mantenuto la versione iniziale, quella che dava conto in maniera oggettiva della personalità di Lù, si sarebbe elevato a vette alpine. E’ anche vero che nella seconda metà il plot vira decisamente verso l’azione e dunque necessitava di un artificio per compiere lo scarto.
E poi, per finire, perfettamente d’accordo con Lù che le persone si vedono, che sono buone, anche da come mandano l’auto.
Colonna sonora: ERYKAH BADU New Amerikah: part one (4th world war)

TALENT SCOUTING

cojazzi

ALLUMINIO - Luigi Cojazzi (Hacca. 206 pp. 12 euro)

Capita di rado che un autore esordiente racconti una storia che si svolga in un'epoca diversa dall'oggi. Ancor più che la ambienti in un paese altro rispetto a quello di origine. Figurarsi quindi la sorpresa di fronte alla concomitanza dei due eventi! E' quel che ha fatto Luigi Cojazzi scandendo la vicenda di Dani tra il Cile dell'assassinio di Pinochet e l'Argentina del golpe militare e dei mondiali di calcio.
Dani, fuggito dal Cile a approdato da solo in Argentina, è tormentato da ombre di sofferenza privata che la Storia continuamente gli ripresenta: la scomparsa del fratello Manuel e l'abbandono da parte dell'amata Luz. Cerca di sfuggire all'abbrutimento di un lavoro faticoso inseguendo la perfezione estetica di un calcio praticato all'insegna dei funambolismi virtuosistici. Finché, complice la spregiudicatezza di un affarista, da sport non si trasforma in spettacolo circense.
Interrogazione sul destino (cosa sarebbe accaduto se il tiro dell'olandese Rensenbrink all'ultimo minuto della finale, a portiere argentino battuto, non fosse andato a stamparsi sul palo?) e sul rapporto tra storia collettiva e individuale (quando la prima assume connotati surreali, come potrà mai essere vissuta la seconda?) ha, tra gli altri, il merito di riportarci a sentire la tragedia di vite spezzate dalla tortura e sparite nel nulla come qualcosa che ci riguarda. Ché in fondo anche noi siamo gente che l'abitudine a farsi fregare ce l'ha nel sangue.
Colonna sonora: BUGO Contatti

PENSARE LEGGENDO

nannarella

NANNARELLA – Giancarlo Governi (minimum fax 231 pp. 16 euro)

E ora tutti a dire che nel 2008 Anna Magnani avrebbe compiuto 100 anni. Contribuendo a determinare una distanza storica da cui è noto come i grandi artisti siano esentati e una deformante immagine di decrepitezza che contrasta con lo slancio vitalistico di ogni sua interpretazione. Intanto però diventa l’occasione per riparlarne, magari per vedere riproposto in tv un ciclo di suoi film, e, nel caso di cui ci occupiamo, per la riedizione di questa sua biografia già uscita nel 1981 e oggi riveduta e corretta.
Cinematograficamente parlando, Anna Magnani è un’icona universale. A parte l’Oscar tributatole nel 1956, la scena della rincorsa al camion nazista che le strappa il marito, il gratuito colpo di mitraglia e la sua caduta rovinosa in Roma città aperta è una delle dieci scene memorabili del cinema del secolo scorso. Ma accanto ai successi (tanti) e ai flop (rari), all’inevitabile alternarsi di alti e bassi di popolarità, c’è stata una vita tutta in salita, di donna mai in pace con se stessa. Figlia di una ragazza madre, che ben presto l’abbandonerà alla nonna trasferendosi in Egitto, Anna inseguirà sempre l’ideale di un amore esclusivo e totalizzante. Amerà gli uomini di enormi passioni, soffocandoli con le sue paure di essere tradita (e abbandonata): cosa che, guarda caso, si verificherà puntualmente. Capace di grandissime generosità, anche professionali – cedette alla Loren il ruolo di madre ne La ciociara – nascose la propria intellettualità dietro la maschera popolaresca.
Colonna sonora: THE NIRO The Niro

UPPER READERS

soriga

SARDINIA BLUES – Flavio Soriga (Bompiani. 272 pp. 16 euro)

Brucia di stelle il cielo di luglio in quest’isola immensa che suda l’estate, siamo tre laureati senza macchia e senza paura e senza amore e senza fede e la Sardegna è il nostro Messico. Se riportiamo l’inizio di questo romanzo non è solo perché folgorante, ma anche per dare conto della prosa febbrile che ne costituisce il carattere più convincente. E coinvolgente: vi sfidiamo a interromperne la lettura senza la bramosia di riprenderla al più presto.
I tre di cui seguiamo le picaresche avventure hanno in comune l’essere stati scaricati da fidanzate ballerine (sembra indimenticabili sotto il profilo delle prestazioni sessuali) e l’odio per l’immagine continentale dell’Isola quale terra di conquista per nuovi ricchi scemi e loro codazzo kitsch. Ma li apparenta anche un certo spregiudicato disincanto, provocato da traumatiche esperienze esistenziali. La principale delle quali è quella di chi – fino a un certo punto, e qui non diremo di più – narra in prima persona: nato talassemico, costretto a periodiche trasfusioni di sangue senza le quali morirebbe, ha una smania vitale da fiera in gabbia che ne amplifica le percezioni e produce inquietudine compulsiva. Tanto che il libro risulta un mix irresistibile tra thriller esistenziale e romanzo psicologico sulla malattia come portatrice di diversità. Raccontato con uno stile originale, tipo corsa in ambulanza per le strade cittadine trasportando nell’ora di punta qualcuno tra la vita e la morte.
Colonna sonora: PORTISHEAD Third

OLD FASHION

nabokov

UNA BELLEZZA RUSSA – Vladimir Nabokov (Adelphi. 722 pp. 38 euro)

Ok, per le tasche comuni 38 euro sono tanti. Ma facendo un conto della serva, vi portate a casa 55 racconti (con quelli della Veneziana, la produzione integrale), spalmati su oltre 700 pagine, con un dispiego impressionante di stili letterari. E per giunta di un autore di culto, quel Vladimir Nabokov più o meno a tutti noto per Lolita. Ovvio che per i fedeli sia un piatto ghiottissimo, cui si getteranno a capofitto fino a che non avranno trangugiato l’ultima briciola. Per gli altri è un’occasione unica per conoscere le molteplici sfaccettature di quel prisma irregolare e irriconducibile a semplicistiche definizioni che è l’autore. A cominciare dalla sua vita di eterno emigrante (apolide per costrizione o per scelta? E’ solo uno dei tanti enigmi destinati a rimanere irrisolti). E forse due paginette di sommaria biografia avrebbero agevolato il neofita.
Nonostante l’ottima scelta del curatore, il figlio Dmitri, di riproporli in sequenza cronologica, potete piluccarli secondo il vostro estro. Tanto tutti sono improntati dalla Fantasia, il fremito, l’estasi della fantasia! Composti per me stesso, per mia moglie, per una mezza dozzina di cari amici defunti e ridacchianti. Da uno scrittore consapevole che la vita ha più talento di noi. Quali trame escogita a volte! Com’è possibile competere con quella divinità? Le sue opere sono intraducibili, indescrivibili. L’ultima nostra risorsa è barare. E Nabokov, al tavolo verde della letteratura, ha barato tantissimo.
Colonna sonora: REM Accelerate

BAZAR COLLECTION

basaglia

BASAGLIA A TRIESTE – Foto di Claudio Erné (Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 119 pp. 18 euro)

Come sono nati i manicomi? Quanto più una società ha avuto paura della follia serpeggiante al proprio interno, tanto più l’ha negata alla vista quotidiana, relegandola in spazi angusti del territorio, quasi a negarne l’esistenza o il declassamento a episodio tutto sommato marginale. Con il risultato matematico di produrne molta di più. Con un giro di parole, potremmo sostenere che non c’è follia più grande che ritenere che la ragione possa avere ragione della follia: almeno la ragione intesa come imposizione/repressione.
L’intuizione che ha avuto negli anni ’70 lo psichiatra Franco Basaglia è stata: abbattere le barriere di divisione tra dentro e fuori, tra sedicenti normali e presunti matti, riportando questi ultimi a contatto con la realtà quotidiana seguendo un percorso assistito. Un uomo molto coraggioso Basaglia, che si è messo contro in rapida successione un bel po’ di colleghi, diversi pubblici ministeri e – noi lo abbiamo scoperto grazie a questo libro – niente popò di meno che l’Autonomia. Le foto scattate da Claudio Erné documentano tutto questo, in particolare la storia del manicomio di Trieste. Con gli internati un tempo apatici, che riempiono un cavallo di carta pesta dei loro sogni e sorvolano l’Adriatico a bordo di un aereo: una colorata euforia prima della grigia normalizzazione.
Colonna sonora: CAPAREZZA Le dimensioni del mio caos

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