FERMA SU CARTA CIO' KE FUGGE
Fugge la vita, fugge il tempo, fuggono le emozioni, fuggono i contorni tra sogno e realtà. Eppure qualche buono scrittore ci aiuta a fermarli sulla carta. Almeno per il tempo di una lettura...
BAZAR SEGNALA

alderman

DISOBBEDIENZA – Naomi Alderman (nottetempo. 364 pp. 18 euro)
Ho riflettuto su due modi di essere: l’essere gay e l’essere ebrea. Hanno un sacco di cose in comune. Intanto non lo scegli, e questa è la prima cosa. Se lo sei, lo sei e non c’è niente che tu possa fare per cambiarlo […] La seconda cosa è che entrambe le cose sono invisibili […] Hai sempre la possibilità di decidere se dichiararti o no.
A parlare così è Ronit, londinese trapiantata nella Grande Mela, che, naturalmente, è tutte e due le cose. Di più: è figlia del venerato rabbino di una comunità ortodossa e ha amato Esti, poi divenuta moglie di suo cugino Dovid. Ma il padre muore, Ronit deve riaffrontare il passato tornando in Inghilterra e Dovid è il successore designato dello zio. Lo scontro tra due mondi: quello emancipato di New York (Ronit donna in carriera, che se la fa con il capo sposato e non fa un passo senza il parere della sua strizzacervelli) e quello congelato nella tradizione della comunità ortodossa (dove se è vero che la Parola è il dono che dio ha fatto al proprio popolo, pare che la cosa riguardi solo la componente maschile, essendo virtù femminile il silenzio).
Insomma a prima vista un feuilleton – cosa che è anche, nel senso che il romanzo è pieno di accadimenti nient’affatto scontati – in realtà una storia corposa, scevra di pregiudizi, in cui la volontà di cercare equilibri che permettano la coesistenza tra vecchio e nuovo mette davvero bene.
Colonna sonora: JILL SCOTT The real thing words and sounds vol.3

TALENT SCOUTING

natalini

NERAPRIMAVERA – Chiara Natalini (Giovane Holden Edizioni. 91 pp. 10 euro)
Se segnaliamo questo libro di racconti dell’esordiente Chiara Natalini è per due motivi. Il primo è perché tra le 12 tracce presenti, c’è almeno un racconto davvero molto bello – La mia piccola morte - in grado di sciogliere le incrostazioni dal cuore più cinico fin dall’inizio (Da bambina pensavo che la ruggine fosse il sangue del metallo. Questo perché la vita allora era presente in ogni cosa per me) e di farlo palpitare ben oltre il suo straziante epilogo, quando la bambina si accorge che c’è almeno un’altra presenza altrettanto panica: la morte appunto.
Il secondo è perché, leggendo questi racconti si ha la netta sensazione che siano il prodotto d’un mutamento antropologico: l’autrice ha 24 anni e pare che in lei l’immagine sia maggiormente fondativa rispetto alla parola. I contorni tra realtà e sogno appaiono sfumati, circostanza da cui derivano facoltà percettive amplificate. Sembra di assistere a dei videoclip in cui il discorso più che essere concatenato razionalmente è correlato analogicamente. Con esiti inaspettati, talvolta divertenti come nel caso de I fantastici virtuosismi del signor G. e il dildo spropositato.
Unico neo, a tratti talmente abnorme da corrugare la superficie dello stile, sono certe ingenuità linguistiche: va bene la scrittura in presa diretta per non abdicare alla spontaneità, ma poi non esiste anche la fase di revisione durante il montaggio Chiara?
Colonna sonora: TRICARICO Giglio

PENSARE LEGGENDO

italia2

ITALIA 2 – Cristiano De Majo & Fabio Viola (minimum fax. 335 pp. 16 euro)
Quello che per poco stava per farci chiudere questo Viaggio nel paese che abbiamo inventato – la voce totalmente priva di appeal dei due autori, né intellettuali apocalittici, né moralisti sarcastici e neanche enciclopedisti postmoderni alla stregua del pur citato Wallace – a mano mano si tramuta nella sua forza (che spinge per oltre 300 pagine): De Majo e Viola sembriamo noi. Come se a uno di noi lettori fosse capitata la ventura di qualcuno che ci avesse detto: “Individua qualche evento iperreale sul territorio patrio, vacci di persona, misuratici con meno pregiudizi possibili, interrogando la gente che incontri. Poi, quando torni, risistema gli appunti e se la cosa funziona la pubblichiamo”. Tanto è vero quanto affermiamo, che lo sguardo non diventa più scafato verso la fine, quando ormai solo uno dei due parteciperà al Festival di Sanremo: anzi, se si può, è ancora più ingenuo che all’inizio, quando i nostri si erano messi alla ricerca della vera casa del Mulino Bianco e subito dopo del villino di Porta a Porta (ops! di Cogne).
Non essendo un saggio a tesi, né un trattato sociologico, ci si diverte come a leggere il diario di bordo di due amici che hanno fatto un viaggio alternativo e che ci stanno simpatici perché non indulgono in autoritratti. Inevitabilmente, ognuno resterà colpito di più da qualche capitolo: per esempio a un certo punto della Federazione di Damanhur viene forte il sospetto di avere ingerito per sbaglio un allucinogeno. E il raduno dei nostalgici di Predappio fa sempre il suo effetto comi-tragico.
Colonna sonora: FRANKIE HI-NRG MC Deprimomaggio

UPPER READERS

jancar

AURORA BOREALE – Drago Jancar (Bompiani. 277 pp. 16,50 euro)
Questo libro è un capolavoro perché è pieno zeppo di vita. Perché storia individuale e Storia collettiva sono così intrecciate, che l’una è causa-effetto dell’altra. Perché è un check-up completo, condotto con apparecchiature ultramoderne, attorno al senso dell’esistenza. E il referto, nonostante si riferisca a un malato del 1938 (l’azione si svolge in quell’anno a Maribor, in Slovenia ai confini con l’Austria, vero e proprio crocevia di culture, religioni e ideologie), e l’analisi sia stata eseguita nel 1984 (anno di uscita del romanzo), parla anche a noi. In particolare a quelli di noi che si sono dati un ottimismo della volontà e che perciò si alzano all’alba mossi dall’auspicio di rendere un po’ migliore il mondo, e ci dice che il male è l’ineluttabile crepa in ogni perfezione.
Josef Erdman ritorna nella sua città natale per incontrare un uomo con cui è in affari e nel contempo riprovare qualche epifania risalente alla sua infanzia. Il socio non arriva e il nostro si lascia irretire fin da subito dall’atmosfera gravida di tensioni di lì a esplodere, frequentando sia la buona borghesia cittadina, con le sue facezie e ipocrisie, che l’umanità sgangherata e sofferente che popola le bettole.
Troppo facile ravvisare la situazione kafkiana, nonché gli echi del romanzo saggistico alla Musil (soprattutto nei capitoli dei resoconti oggettivi ricchi di dati): in realtà questa di Jancar è un’opera originale, che mette a disagio per la rappresentazione insistita di un mondo sull’orlo del precipizio sempre in procinto di slittare.
Colonna sonora: FLAVIO GIURATO Il manuale del cantautore

OLD FASHION

simenon

IL TRENO – Georges Simenon (Adelphi. 146 pp., 16 euro)
Diavolo d’un Simenon, ché la sua opera sterminata non finisce mai di stupirti! Nel senso che quando credi di aver letto il suo romanzo che più ti è piaciuto, te ne arriva un altro tra capo e collo a sovvertire le gerarchie estetiche. Prendi questo: lo inizi e ti è impossibile staccartene fino all’ultima pagina. Nel mezzo, ti commuove e ti eccita, ti fa pensare e ti spaventa, ti rilassa e ti mette a disagio, come solo le cose davvero straordinarie sanno fare.
E dire che la notizia esaltata dalla pubblicistica sviluppatasi attorno alla riedizione di questo romanzo del 1961 consisteva in una scena talmente esplicita di sesso, da risultare quasi pornografica: roba di gente che non lo aveva letto. Perché qui, tutto è pornografico: almeno se si intende con questo termine la rappresentazione calligrafica di cose oscene. Conoscete forse qualcosa di più osceno di una guerra imminente, con il terrore che si espande vischioso e inesorabile come una macchia d’olio? E’ quanto accade nel maggio 1940, dopo che l’invasione tedesca del Belgio è giunta alle porte della Francia, e un uomo della piccola borghesia, troppo miope per essere richiamato alle armi, si mette in fuga con la moglie incinta e la figlia piccola. Ben presto vengono separati, ma l’uomo, anziché cader preda dell’angoscia, si sente quasi sollevato perché i tumultuosi eventi collettivi sono così, che ti tolgono il peso della responsabilità. La relazione inattesa che intreccia con una ebrea sradicata sarà quanto di più vivo gli capiterà mai. Raccontare oltre sarebbe sacrilego.
Colonna sonora: HOOVERPHONIC The president of the LSD Golf Club

BAZAR COLLECTION

schifano

MARIO SCHIFANO TUTTO – Luca Ronchi (Feltrinelli. Dvd + libro, 14,90 euro)
Sarà che Mario Schifano non c’è più. Sarà la consapevolezza che ogni vita - anche la più piena, quella in cui il sé individuale riesce a sottrarsi alle maglie delle convenzioni sociali (e allora la sua è stata strabordante) - si rivela come un’inevitabile disfatta, che ci sorprende sempre mentre avevamo ancora un sacco di cose da fare. Sarà che dietro il suo incessante lavorare c’è il tentativo di acchiappare qualcosa che sfugge; nel suo ossessivo immortalare con la polaroid ogni soggetto, animato e non, e, in anni più recenti, di riprendere tutto con la fotocamera con ulteriore maniacalità, quello di stipare più realtà possibile nelle sue cose; nel vivere autorecluso in una casa, pure frequentatissima da ogni genere d’umanità, quello donchisciottesco d’un viaggio eroico. Sarà che ha intitolato una delle sue più celebri serie Io sono infantile. Sarà che quando dipingeva sembrava posseduto, canticchiando inascoltabili nenie interiori, fedele a quanto disse un giorno: Il lavoro bisogna pensarlo a lungo e farlo velocemente. Sarà perché rispondeva alle domande degli intervistatori a metà tra Celentano e Nanni Moretti. Per questo e molto altro, abbiamo visto fin dall’inizio questo docu-film con lo sguardo appannato dalle lacrime e un groppo che non voleva sciogliersi. E sarà anche per l’abilità di Luca Ronchi nel montare le immagini girate dallo stesso Schifano e la scelta delle musiche davvero suggestive.

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