BRANDELLI D'UMANITA' E FETTE D'IRONIA
Umanità carica di vis poetica. E ironia cesellata dal dubbio...
BAZAR SEGNALA


gustafsoon

IL DECANO – Lars Gustafsson (Iperborea. 211 pp., 14 euro)

Capita di fare esperienze parallele (più coltamente, si direbbe sincroniche). Come inframezzare la lettura di questo romanzo con la visione dell’ultimo film di Coppola, l’indecifrabile Un’altra giovinezza. A tratti stesse atmosfere rarefatte. E poi asserzioni circa l’inesistenza del tempo, la malignità della natura e la diabolicità del potere. Più riti sciamanici e un alone inquietante di magia che sottenderebbe fenomeni solo apparentemente umani. Però mentre il film, tratto dall’opera di Mircea Eliade (quindi un europeo trapiantato negli USA, come Gustaffson), si prende tremendamente sul serio, il libro utilizza molto l’ironia e il dubbio, risultando una fucina di quesiti filosofici alla portata di tutti.
Fin dalle premesse – il romanzo finge di essere un manoscritto ritrovato, pieno di pagine deteriorate – il Professor Spencer è una figura ambigua, uno che si è perso e non sa neanche lui perché e che, sul limitare del deserto texano, prova a ricucire brandelli di sè stesso: “qualcuno bisogna pur essere. Se non si ha l’impressione di essere qualcuno, non si può nemmeno leggere una normale pagina di giornale”. Il decano del titolo con l’incarico immotivato che gli conferisce, se da una parte incarna l’arbitrarietà del potere, dall’altra potrebbe essere una proiezione della parte più nichilista di Spencer stesso. Fatto sta che l’abilità di Gustafsson nell’infarcire il testo di aforismi, aneddoti e microracconti disorienta, diverte e suscita ammirazione.
Colonna sonora: KEVIN AYERS The unfairground

TALENT SCOUTING

perchiazzi

FINALMENTE DORMO – Tiziana Perchiazzi (Edizioni Polistampa. 133 pp., 10 euro)

Chissà se Tiziana Perchiazzi legge Bazar. E se si sia mai imbattuta in questa rubrica che suggerisce per ogni libro recensito una colonna sonora: talvolta per affinità, tal'altra per contrasto. Ciò perché anche lei, al termine del libro, inserisce una nota in cui consiglia 21 brani – dalla Callas a Madonna – ciascuno a fare da tappeto musicale ai suoi racconti.
Racconti che non sono “scritti splendidamente”, secondo lo slogan del narratore esordiente, essendo piuttosto racconti che dicono. Spesso c’è un inizio descrittivo di situazioni umane, che successivamente precipita in poche frasi nel compiersi di un destino. Si assiste al dipanarsi di tante vite, soprattutto di 30-40enni, intrise di solitudine e precarietà emotiva: i rapporti d’amore sono un’epifania cui segue l’inevitabile disillusione. A volte si respira un po’ un senso di condanna nell’appartenere a questa fascia d’età oggi (quindi tutto sommato nel far parte di una generazione): infatti si guarda alla classe dei genitori come privilegiati possessori di certezze e a quella dei più giovani – cui sono dedicati due racconti in forma dialogica: uno scambio di sms e una comunicazione attraverso Messenger – come fortunati portatori di sbarazzina spregiudicatezza.
A far da collante, oltre al termine “gelsomino” declinato in ogni salsa e a un’inquietudine che non fa prendere sonno, il punto di vista della Perchiazzi, rivelato in un incipit: “il fotografo osserva la vita degli altri senza molestarla”.
Colonna sonora: ROBERT PLANT & ALISON KRAUSS Raising sand


PENSARE LEGGENDO

alajmo

1982 – Roberto Alajmo (Laterza Editore. 167 pp., 9 euro)

Davvero il 1982 è stato un anno topico nel determinare il destino della contemporaneità? Per le sorti del mondo o, in una prospettiva minore, del nostro Paese? O, ancor più limitatamente, nel segnare lo sviluppo successivo della vita adulta dell’autore, lo scrittore siciliano Roberto Alajmo? Che proprio in quell’anno, durante il servizio militare, si scoprì improvvisamente la capigliatura imbiancata. Il che gli fornisce oggi la scusa per compiere una ricognizione curiosa – un po’ sistematica e un po’ umorale - nel vago tentativo di rintracciarne le cause. L’impressione che subito si affaccia, grazie alla sua ironia, è che in realtà non importi tanto il 1982 in sé, quanto prendere un periodo sufficientemente lontano della nostra vita e tentare di ricostruirlo. Per cercare di capire qualcosa in più di noi oggi, individualmente e come collettività.
Inutile dire che le pagine più stimolanti (almeno per chi c’era) sono quelle degli inventari di ciò che ebbe successo in quell’anno di grazia: una sequela di meteore musicali, cinematografiche, letterarie e televisive, che suscitano incredulità (“La gorilla” e “Viva la foca”, starring Lory Del Santo) o nostalgie impensate (la telenovela “Anche i ricchi piangono”).
Le Falkland, la liberazione di Dozier, Dalla Torre e Dalla Chiesa assassinati dalla mafia e il mondiale di calcio vinto dall’Italia. E finalmente la verità: che una buona metà di italiani in Italia – Brasile tifava per i sudamericani.
Colonna sonora: SUBSONICA L’eclissi

UPPER READERS

antrim

IL VERIFICAZIONISTA – Donald Antrim (minimum fax. 180 pp., 12,50 euro)

Romanzo serio che fa ridere o libro comico che fa pensare, in fondo poco importa. Certo è che dopo sarà difficile guardare al proprio psicanalista allo stesso modo. E, ai fini del risultato, non è detto sia male spogliarlo di quell’aura di sacrale imperturbabilità, segno di professionale distacco.
Anche se, a onor del vero, a nessuno degli psicologi partecipanti alla cena ricreativa indetta alla Pancake house è attribuibile un comportamento deontologico poco consono durante l’esercizio delle proprie funzioni, cionondimeno può essere fonte di disagio per il paziente sapere che l’analista è stato bloccato un attimo prima di scatenare una battaglia a suon di molliche di pane dentro un locale. Quanto accade a Tom, il protagonista, che cinto e sollevato all’uopo da un collega nerboruto è regredito a uno stadio infantile, che gli ha permesso, liberandosi dal peso della responsabilità individuale, di librarsi in aria e flirtare con una giovane cameriera. Ma anche di accorgersi, osservando dall’alto, del compiersi di alcuni accoppiamenti elettivi tra colleghi. Insomma una cena con il sesso come libagione e come pietanza il problema dell’interpretazione infinita delle cose umane. Parodia acutissima della psicanalisi, questa lettura esilarante di dialoghi improbabili offre oltretutto al lettore il raffinato tema dell’inattendibilità della voce narrante: il racconto potrebbe altro non essere che il resoconto del delirio di Tom.
Colonna sonora: GORILLAZ D Sides

OLD FASHION

zweig

BRUCIANTE SEGRETO – Stefano Zweig (Adelphi. 113 pp., 9 euro)

Non lasciatevi sfuggire questo piccolo gioiello. Ma per carità non soffermatevi, se non a lettura ultimata, sulla quarta di copertina. Dove, con un autogol di testa alla Comunardo Niccolai, non solo è disvelato il finale, ma addirittura ne è proposta un’interpretazione moralistica di segno negativo: quanto meno discutibile attenendosi alle ultime pagine del libro. Al centro di questa novella pressoché perfetta, calibrata con una sapienza da piccolo classico, uno dei topòi della letteratura universale: il passaggio traumatico dall’infanzia/adolescenza all’età adulta, con relativo bagaglio di agnizioni dei “grandi” che contornavano, fin lì in qualità di monarchi assoluti, il microcosmo del bambino.
Edgar è un ragazzino malaticcio di 12 anni della buona borghesia viennese di fine ‘800, accompagnato dalla piacente madre a trascorrere un periodo di convalescenza in un’amena località di villeggiatura. Un sedicente barone in cerca di avventure sensuali, se lo fa amico nel tentativo di insidiare la donna. Edgar ci casca, per un po’ illudendosi di essere assurto a soggetto interessante per la sfera adulta, per poi scoprire che era tutta una scusa per raggiungere altri fini e tornare a relegarlo nel mondo dei piccoli che non hanno voce in capitolo sulle scelte dei grandi.
Oggi, in una realtà in cui i bambini sono abituati fin da poppanti a determinare in maniera quasi esclusiva la vita dei genitori, potrebbe essere utile leggere Zweig insieme ai propri figli adolescenti.
Colonna sonora: NICK CAVE & WARREN ELLIS The assassination of Jesse James

BAZAR COLLECTION

albanese

PSICOPARTY – Antonio Albanese (BUR. Libro + DVD, 22 euro)

Ok: Epifanio, Perego, Alex Drastico, Frengo, Pierpiero e Cetto La Qualunque – cui si aggiungono due nuove geniali maschere, straitaliane come tutte le altre: L’ottimista e L’uomo qualunque – sono creazioni straordinarie (e, come tali, ognuna diversissima), che fanno ridere e riflettere pronunciando un’unica battuta o manifestandosi nello stesso atteggiamento. Eppure la loro magia risiede altrove, direttamente nell’interprete: Antonio Albanese. Che: o non lo capisci proprio o gli vuoi un bene immediato. Che vorresti abbracciarlo, perché appena compare sulla scena – non importa se da Fazio o nell’ultimo film di Soldini – ti tira un capo del gomitolo che hai dentro e dalla pancia ti sale un sorriso che ti mette bene: come se nel mondo ci fosse ancora qualche sprazzo di ingenua bontà. Dote che lo apparenta al Benigni bambino perennemente stupefatto dalla bellezza, incapace di contenerla solo per sé, che si chiama vis poetica. State certi che Albanese minimizzerebbe, pensando al padre: “l’unico muratore che, quando chiedeva i soldi, ne chiedeva sempre meno del giusto perché gli pareva immorale che un muratore…”.
E allora godetevela quest’ora e mezza di spettacolo, più e più volte. E ridete pure con leggerezza, senza ignorare che può esservi dell’eleganza dietro un’apparente goffaggine e che un brandello di umanità può sbaragliare in ogni momento il cinismo di cui siamo intrisi.

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