PORI APERTI
Per lasciare entrare sotto pelle certi suoni sensuali, intensi, nostalgici, sofisticati e trasgressivi. Lasciatevi inebriare...
Carla Bley

fresu

The
Lost Chords find Paolo Fresu

ECM Record
Qui siamo davanti a uno splendido e riuscito esperimento di contaminazione: l’Ensemble The Lost Chords, di Carla Bley, incontra e si unisce, in un romantico amplesso d’amore, il trombettista italiano Paolo Fresu. E romantiche sono le atmosfere create da questo lavoro musicale, in cui la tromba di Paolo Fresu duetta con il sax di Andy Sheppard e il piano di Carla Bley con una rara capacità comunicativa sottolineata ed esaltata dalle percussioni di Billy Drummond e dal basso di Steve Swallow. Risultato? Un'ebbrezza musicale di raffinata fattura, che ci spinge subito a sperare che questo flirt possa trasformarsi in una lunga storia d’amore. Last but not least il libretto del cd: realizzato con simpatica ironia, racconta con foto e brevi testi, quasi a mò di fumetto, la ricerca di Paolo Fresu da parte del gruppo in giro per il mondo…

She Wants Revenge

she wants

This is forever

Perfect Kiss/Geffen

Qui siamo davanti a un sound un po’ indie, un po’ dark, un po’ goth e un po’ dance… Vi basta? Se non vi basta provate voi da soli a identificare in un genere questo gruppo californiano, che l’anno scorso ha girato in tour con i Depeche Mode. Difficile, se non altro perché questo nuovo lavoro è ricco di influenze e citazioni, per cui rischiate di perdervi tra ricordi, connessioni e parallelismi. E allora invece di cercare un’etichetta, lasciatevi emozionare dalla nostalgica tristezza di She will always be a broken girl… struggente e intensa, oppure fatevi incupire dalle atmosfere torbide di What I want con la calda voce di Justin Warfield… e immalinconitevi!

Play Your Own Thing

dvd

Una storia del jazz europeo

Euroarts
Questo è un dvd, qualcosa che quindi riempie gli occhi oltre che le orecchie e il cuore.
Un viaggio dalle origini del jazz europeo fino ai suoi più radicali cambiamenti direzionali, alla ricerca di qualcosa di inesplorato. Perchè il jazz europeo si è sempre distinto per contrasto dal jazz americano, cercando una sua personale strada. Anzi si può dire di più: l’Europa ha anche saputo “sfornare” dei grandi jazzisti americani. Pochi sanno infatti che Joe Venuti è nato in Italia, lui stesso amava dire di essere nato a Filadelfia. Forse perché secondo i luoghi comuni un grande violinista jazz non può essere europeo? Ecco questo dvd vuole smentire proprio certe idee, riconoscendo all’Europa quella sua capacità unica di saper fare jazz valorizzando la propria identità di vecchio continente ma senza snobbare il modello americano. In sostanza questo dvd ci fa capire che i jazzisti europei hanno una marcia in più: perché se quelli americani possono solo evolversi nella loro tradizione culturale e musicale, quelli europei possono scegliere tra cultura europea e cultura americana, e meglio ancora, possono mischiare le due culture. Raggiungendo una ricchezza musicale senza pari.

Berardi Jazz Connection

berardijazz

Do it!

Antibemusic

La Berardi Jazz Connection è tutta italiana, anche se il nome non lascia pensarlo. Il batterista Francesco Lomagistro e il pianista Ettore Carucci sono stati capaci di partire dalle atmosfere meridionali della Puglia per arrivare addirittura nelle classifiche dei dischi nu-jazz in Giappone e per farsi programmare da importanti emittenti europee, dalla Germania all’Olanda fino all’Inghilterra. Questo cd è già il loro secondo lavoro, una conferma di classe e di stile che si dipana lungo un groove metropolitano insaporito da fragranze latine e ritmi sofisticati, con arrangiamenti freschi e moderni. Gustosa l’interpretazione di Change dei Tears for Fears arricchita del contributo vocale della cantante e autrice Wendy Lewis. Qualcuno negli Stati Uniti l’ha definito una gioiosa celebrazione dell’arte jazzistica. Per noi è un disco che innamora subito, come un colpo di fulmine.

Dave Gahan

dave

Hourglass

Mute/Virgin
Ecco il solista dei Depeche Mode presentarsi di nuovo da solo dopo il suo disco d’esordio Paper Monsters. Si vede che l’esperimento gli è piaciuto. E pure a noi! Anche se stavolta l’atmosfera di questo nuovo lavoro è decisamente diversa. Scomparse le chitarre elettriche che abbiamo amato nel primo lavoro, qui ci seducono tastiere e sintetizzatori, usate con uno stile sensuale e trasgressivo. Le atmosfere sono cupe, torve, a tratti gotiche, a volte invece più rock del previsto (come in 21 days) altre volte più morbide e tenere (come in Miracles). Alcune tracce conquistano per la loro irrequieta dolcezza, altre per l’atmosfera ipnotica che riescono a creare. Insomma l’avrete capito, si tratta di un disco che non può stancare grazia alla sua straordinaria flessibilità e mutevolezza.

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