GIOVANI BELLI E PERDUTI
Stavolta abbiamo scelto le nuove uscite di artisti GIOvani o giovaniSSimi, BElli, aFFascinanti, molto narciSi e dall’aria perduta. In ogni caso se si sono persi davvero, tutti, ciascuno a suo modo, stanno cercando la propria strada…
Benjamin Biolay
Trash yéyé
Virgin/EMI

In genere noi italiani apprezziamo raramente gli artisti francesi, sarà forse per una naturale rivalità campanilistica con i vicini di casa (con cui dobbiamo spartire troppi primati, dall’arte, alla moda, ai vini…). Ma stavolta va fatto uno sforzo: Benjamin Biolay è un artista interessante a tutto tondo. Vuoi perché, ancora molto giovane, ha già una spiccata capacità compositiva, vuoi per le sue già numerose esperienze poliedriche, vuoi per la capacità, insolita, di spaziare tra differenti stili interpretativi. Se infatti l’avevamo conosciuto con il grande Henri Salvador in brani caldi e romantici come Chambre avec vue, ora lo riscopriamo meno dolce e più rock con questo nuovo lavoro col quale l’artista dimostra di stare in cerca di una sua strada. E la troverà: perché brani come La garçonnière, o la bellissima Dans la merco benz denotano inequivocabilmente una volontà di sperimentarsi, di sporcarsi, lasciandosi alle spalle un certo pop melodico per tentare percorsi più audaci, facendo zapping tra folk, bossanova, indie-rock e brit-pop… Ma senza mai abbandonare quel suo modo inconfondibile di cantare, quasi sussurrando, con le parole che sembrano perdersi tra le note.

Jack Penate
Matinée
XL/Self
Lui giovanissimo lo è davvero: appena 22enne, ha la sua Londra nelle vene, mentre nel cuore gli battono le note del grande Tim Buckley. Non è difficile infatti riconoscere in Penate l’influenza del grande artista, che lui stesso ammette di amare tantissimo. Con quella sua aria da bravo ragazzo, con la camicia abbottonata fin su al pomo d’Adamo, i capelli spettinati e un sorriso impertinente, convincerà non pochi del suo talento. Questo suo cd di esordio esprime una spensieratezza impalpabile, sottolineata da un sound indie che a tratti si vela di ombre punk, con una capacità, insolita, di alternare con nonchalance ironia e malinconia.

The Spectral Eye
Solitaire Souls
Rain

Lui si sente un fantasma che vaga per la città. E il nome d’arte con cui si propone rende tutta l’idea. E del resto pure le sue sonorità, inquietanti e intense, inducono facilmente a visioni oniriche e deliri. Bisogna senz’altro tenerlo d’occhio questo esordiente, se non altro per la sua capacità di porre il suono del pianoforte al di sopra di ogni altra presenza, nonostante si tratti comunque di musica elettronica, tutta frutto di un computer. Non perdetevi l’acidità della sua chitarra mixata ad una voce a tratti metallica e a tratti sospirata. Non vi costa neanche niente, perché il cd, pubblicato con la netlabel polacca Rain, è scaricabile gratuitamente dall'archivio web http://www.archive.org/details/rain017.

Jens Lekman
Night Falls Over Kortedala

Secretly Canadian
Considerato per qualche anno l’enfant prodige del panorama svedese, oggi Jens Lekman è cresciuto, ma senza perdere la sua aria di ragazzino smarrito, narcisista e introverso. La malinconia della sua musica è forse nel suo vissuto svedese, tenebroso e cupo, dal quale attinge continuamente per creare arrangiamenti ricchi di suggestioni. Questo cd è languido, ma mai sdolcinato, parla d’amore, ma non scivola mai sull’ovvio, propone dei dolcissimi violini, ma li stravolge con l’elettronica, sviscera un flauto bucolico ma lo sdrammatizza con un sassofono contemporaneo.

Hans Appelqvist
Sifantin Och Morkret
Häpna

E restiamo in terra di Svezia per un altro enfant di classe. Anche lui capace di creare straordinari incanti. Per esempio cosa succede quando il folk incontra l’elettronica? Nasce Sifantin Och Morkret, ovvero un gustoso impasto di felici sperimentazioni avanguardistiche e vincenti illuminazioni pop creato da un cantore ambulante che vaga tra cortili abitati da bambini, gatti e cani che mugolano e strepitano creando suggestioni ambientali fantastiche. Ascoltare i fiati di Wanxian, o il carillon di Freckenåges Spa o l’orologio a cucù di Jag En Gök ci fa precipitare in un mondo affrescato a tinte pastello. E allora non sorprendetevi se crederete di stare navigando su qualche brumoso fiordo svedese…

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