PAELLA RICCA
Sembra di gustare un ricco piatto di paella ascoltando i lavori fortemente contaminati di Terre Differenti o di Architecture in Helsinki. Come nella paella, dove il gusto deciso della carne si mescola con quello delicato del pesce, arricchito dai colori accesi delle verdure, così in certe musiche gli strumenti più classici si sposano con quelli più insoliti arricchiti da voci intense e cariche. Buon appetito!
Terre Differenti
Cities of Dreams
Opensound

Si direbbe in perfetto stile Bazar, questo secondo lavoro del gruppo Terre Differenti, per la contaminazione di lingue e linguaggi, di suoni e strumenti, di stili e atmosfere che caratterizzano tutto il cd. In alcuni momenti strizza l’occhio al mood cupo e minimalista dei Massive Attack, in altri si lascia andare a vibrazioni ambient, suggestioni progressive ed evoluzioni di world fusion con intensi effluvi jazz. Voci calde, sinuose, morbide si accompagnano alle dolcezze dei violini e delle viole e al ritmato incedere delle percussioni, con sensuali interventi di chitarra flamenco ed esotici interventi di strumenti inconsueti come il didjeridoo degli aborigeni australiani o la medievale darbukka. Un cd che invita a viaggiare con spirito cosmopolita verso le città dei sogni accompagnati da Fabio Armani e da tutti gli altri musicisti e vocalist del gruppo attraverso i sentieri inesplorati della contemporaneità.

Architecture in Helsinki
Places like this
Tailem Bend/V2

A proposito di gruppi musicali con una eterogeneità di strumenti e stili, eccone un altro. Architecture in Helsinki è originario dell’Australia ed è nato nel 2000. Il loro sound spazia dai campionatori ai clarinetti, dai sintetizzatori analogici ai flauti, dalle chitarre all’originale glockenspiel. Anche qui la musica ci racconta di popoli e culture differenti, dagli emigrati africani ai quartieri popolari di New York. Qui si mescolano la ruvidità del punk e la morbidezza del pop con l’asprezza dell’elettronico per un lavoro che si rivela straripante (forse troppo). Vi vengono in mente i Talking Heads? Forse non sbagliate…

Pinback
Autumn of the seraphs
Touch & Go/Wide
La formula di questo duo americano è semplice: chitarra, tastiere, basso ed elettronica per un indie rock elegante e delicato. Avevano già saputo sorprenderci nel 2004 con Summer in Abaddon, ora sanno rifarlo con raffinatezza attraverso la geometrica semplicità delle loro melodie. L’ascolto fa venire in mente le atmosfere intimistiche di Simon & Garfunkel, o quelle rarefatte dei Kings of Convenience. Lontano da ogni rischio di sentimentalismo, questo lavoro esprime tutta la sofisticatezza del duo, che anche quando si avventura per l’insolita strada della ballad, non perde il fascino della sua linearità.

Cherry Ghost
Thirst for romance
Heavenly/emi

Avevano anticipato il loro primo album con un singolo molto convincente: People help the people, proposto quest’estate da tutte le radio britanniche. Una ballad intensa ed elegante che aveva lasciato intuire tutte le potenzialità della band britannica. Intuizioni rivelatesi poi decisamente azzeccate: l’album infatti conferma il sapore amaro del singolo d’esordio, arricchito da merletti di chitarre ed archi ad accompagnare il piano dentro inquietudini rock velate di poetico country.


Le Peuple de l’Herbe
Radio blood money
Pias

Il sound elettronico di questo collettivo francese racconta con ironia le dinamiche sociali della contemporaneità. In questo lavoro l’hip hop francese trova il suo habitat ideale coniugandosi perfettamente con i suoni sintetici. Loro nascono come dj, e si sente!! Poi cominciano a creare qualcosa di molto personale, con creatività e fantasia. E sembrano riuscirci, con alcuni momenti che sembrano ispirarsi a Daft Punk. Siamo già al quarto disco, e l’esperienza in consolle si mostra qui evoluta in un lavoro maturo, originale e seducente.

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