LO STRANO E' CHE SI RIDE...
e quando un libro ti fa ridere, sorridere, o riflettere, su cose in sè drammaTiche, insostenibili o snervanti... allora è arte
BAZAR SEGNALA
ISLAMPUNK – Michael Muhammad Knight (Newton Compton Editori. 309 pp., 9,90 euro)

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Questo libro è un ossimoro. Fin dal titolo: infatti cosa può esserci di più contrastante nell’odierno immaginario collettivo dei due concetti che lo compongono, essendo l’Islam un movimento religioso che afferma un ordine divino secolare e il Punk un modo di essere individuale che rifiuta ogni ordine dato?
Solo il romanzo, forma d’arte ibrida e aperta quant’altre mai, poteva tenerli insieme. E in particolare un romanzo che esprime un’incredibile potenza giovanile: d’altronde in età matura, dopo aver accettato tutta una serie di inevitabili compromessi, è dura restare fedeli tanto all’iconoclastia punk quanto al fervore religioso. Merito dell’autore 30enne, che si definisce “americano islamico progressista”, se ogni nostro pregiudizio - leggi: tentativo di incasellare cose al di fuori della cultura occidentale in rassicuranti schematismi - si rivela infondato.
Così, al centro della vicenda c’è una comune, frequentata da persone assai eterogenee, unite dalla passione per la musica punk e dalla volontà di riscoprire le radici islamiche. Ciascuno a modo suo, così che non mancano i conflitti a rendere dinamica la situazione: una femminista emancipata che però indossa il burqa; un punk pieno di tatuaggi che però si astiene dal fare uso di droghe, tabacco e sesso; un sufi che si riempie di canne e un altro che difende i diritti degli omosessuali; fino al narratore che è uno studente d’ingegneria in lotta con le pulsioni della carne. Insomma, una vera opera punk: spiazzante, indomita e originale.
Colonna sonora: MANU CHAO La radiolina

TALENT SCOUTING
LA BRISCOLA IN CINQUE – Marco Malvaldi (Sellerio editore. 161 pp., 10 euro)
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Come, non conoscete la briscola in cinque? Allora non sapete cosa vi siete persi: un gioco a carte in cui uno mente, essendone l’unico consapevole, e gli altri a fare supposizioni, a vedere complotti dove magari non ve ne sono. E dove per vincere, come nella vita, è necessaria la concorrenza di molti fattori in ordine sparso: coraggio, fortuna, razionalità e leggerezza. Ora potete recuperare, dato che questo libro ve ne spiega dettagliatamente le regole.
Ma questo è solo il minor merito del brillantissimo esordio del pisano Marco Malvaldi. Infatti a sorreggere un’efficace trama gialla ambientata sulla costa tirrenica, ci sono divertenti personaggi pennellati secondo il canone della scuola bozzettistica toscana, il cui segno precipuo è certo humour cinico ma diretto, l’invettiva corrosiva infarcita di maledizioni e uno spiritaccio anarcoide e libertario: 4 anziani arzilli e indomabili e il nipote di uno di loro, Massimo, atipico gestore del BarLume laureato in matematica, che potrebbero fin d’ora candidarsi a pool di detective seriali sulla scia di Carvalho e Montalbano. Sullo sfondo una provincia, quella italiana, che se da una parte mantiene inalterate certe sue caratteristiche benevolmente inquadrate dall’autore, dall’altra vive tutte le contraddizioni della modernità, così come via via emergeranno dai retroscena del delitto di una ragazza rinvenuta in un cassonetto.
Colonna sonora: CRISTINA DONA’ La quinta stagione

PENSARE LEGGENDO
DEPILIAMOCI – Roberto Lo Russo / Nello De Padova (Editori Riuniti. 79 pp., 8 euro)

depiliamoci

No, non è l’autobiografia del “paparazzo di successo” Fabrizio Corona. A naso non si tratta nemmeno del primo libro che ha letto in vita sua, come lui stesso ha riferito, grazie al periodo di detenzione. E, pur trattando argomenti economici, non si presenta neanche come uno di quei saggi scritti con la supponenza di essere depositari della ricetta giusta. Semmai un libretto, un opuscolo molto divertente, che, partendo dalla considerazione che stiamo sempre più rapidamente consumando risorse non rinnovabili del pianeta (e che lo stiamo facendo non solo a nostro danno, ma anche di quei 2/3 della popolazione mondiale che non ne beneficia) insinua dubbi circa l’inevitabilità di percorrere come unica via la strada del consumismo. Perciò gli autori, utilizzando delle schede brevi ma efficacissime per chiarezza, ci invitano a riconsiderare tanti nostri piccoli comportamenti quotidiani, allo scopo di indurci a riflettere su quanti sprechi produciamo per riflesso condizionato. Intento dichiarato è sostituire alla dittatura economica del PIL (prodotto interno lordo), basato sul valore monetario delle merci scambiate, quella del BIL (benessere interno lordo), incentrato piuttosto sulla quantità di beni: che, come tali, hanno più a che fare con la qualità della vita. In altre parole, privilegiare l’essere sull’avere. Non è un’utopia. Potete testarlo su: www.depiliamoci.it
Colonna sonora: BEN HARPER & THE INNOCENT CRIMINALS Lifeline

UPPER READERS
CALLISTO – Torsten Krol (Isbn Edizioni. 412 pp., 15,80 euro)

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La sensazione è che, uscito all’inizio dell’estate, questo romanzo di ottima fattura non abbia ricevuto la dovuta attenzione critica. E sì che puzza di postmoderno lontano un miglio: un genere che di solito stimola oltremisura l’intellettuale contemporaneo. Ma tant’è, e allora non resta che sperare nel passaparola, cui diamo il nostro contributo affermando che non c’è neanche una pagina noiosa: il che, in un libro di oltre 400, è tanta roba.
Il protagonista è un giovane disadattato che per sfuggire la disoccupazione sta andando a arruolarsi, destinazione Iraq. Gli si ferma l’auto, entra in una casa e da lì parte un plot fenomenale: con cadaveri da spostare in continuazione, predicatori religiosi che cospirano e ogni grado di polizia inquirente ossessionata dal terrorismo islamico. Le teorie del complotto si sprecano, intrecciandosi si gonfiano ipertroficamente fino a dare l’impressione che la realtà non esista più. Al suo posto un reality scritto da una selva di sceneggiatori cinici in competizione tra loro, convinti che: “è un mondo sudicio e non ci sono abbastanza soldi per tutti, per cui devi dare colpi alla cieca per tirare avanti e non finire messo sotto”.
Lo strano è che per ¾ si ride, i toni sono quelli della commedia-noir; l’ultima parte, evidentemente ispirata ai metodi di tortura perpetrati nel carcere di Guantanamo, è a tratti insostenibile. Quasi quanto la Condoleeza Rice nuda sulla terza di copertina.
Colonna sonora: PJ HARVEY White chalk

OLD FASHION
PELDICAROTA – Jules Renard (Feltrinelli. 165 pp., 7,50 euro)

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“Mica tutti hanno la fortuna di essere orfani!” No, non è la dichiarazione d’un adolescente odierno di fronte alle telecamere dopo aver sterminato i genitori, mentre brandisce l’ultimo modello di I-pod in una mano e nell’altra un’accetta di Dolce&Gabbana, ma quel che fa dire Jules Renard nel 1894 al ragazzino più pestifero e insolente – ma anche tenero e sognatore – della letteratura: Peldicarota, appunto. Nel quale ognuno di noi si rispecchia, essendo quasi inevitabile essersi sentiti da piccoli impotenti vittime di soprusi: chi più chi meno, è ovvio. Ora si dà il caso che il nostro Pel abbia una madre davvero tremenda – proprio colei che avrebbe il compito di insegnare a essere felici! – ma, in quanto a angherie, anche il padre e il fratello e la sorella non ci vanno tanto per il sottile. Così lui, come forma di autodifesa, sviluppa tutto un caratteraccio cinico e violento: alibi niente male – in una spirale perversa - per il comportamento di chi gli sta intorno.
Ci sarebbe materiale a iosa per la nascente psicanalisi, ma soprattutto per una visione pessimistica del mondo, datasi l’equazione "male subìto" uguale "male da infliggere un giorno a qualcun altro". Se non fosse che Jules Renard, rielaborando esperienze autobiografiche, ha voluto darci un romanzo di formazione con catarsi finale: come dice bene la traduttrice Rossana Campo, “il libro è uno scambio continuo fra l’uomo che è e il bambino che è stato”. E dio solo sa quanto noi adulti avremmo bisogno di riportare in vita il passato “con l’acutezza e la libertà che solo l’occhio infantile può avere”.
Colonna sonora: RAIZ Uno

BAZAR COLLECTION
MATTHEW BARNEY – Massimiliano Gioni (Electa. 107 pp., 19 euro)

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Davvero una bella sfida - in qualche modo consustanziale all’opera dell’artista che, nelle sue prime esibizioni, troviamo chiuso in una stanza, costretto, pieno di imbracature elastiche che ne limitano le possibilità di movimento, a scalare le pareti per riuscire a tracciare dei segni su una tavola tramite un ingombrantissimo pennello-protesi del braccio - quella di costringere l’opera di Matthew Barney in un volume di agile consultazione. Intanto perché l’opera del 40enne di S. Francisco è tutto fuorché meramente figurativa. Infatti la sua produzione consiste in cicli di video, sempre più lunghi e elaborati, cui partecipano professionisti del cinema sia in fase di realizzazione che di montaggio, in cui si avvale di ogni forma d’arte fino a lui esperita, aggiungendovi una doppia fascinazione: quella per l’uomo-macchina, trasformato dalla tecnologia in asessuato soggetto performante, e quella per un mondo onirico, popolato da creature fantastiche.
Capirete l’improbità dell’impresa di renderne conto. Eppure sia il testo di Massimiliano Gioni sia le fotografie – a cominciare dall’inquietante immagine di copertina che ritrae lo stesso artista trasfigurato - fanno venire un’irresistibile voglia di assistere alla rappresentazione di una qualche opera di Barney. Cosa che poi risulta scioccante, enigmatica, snervante. Come dovrebbe essere l’arte, no?
Colonna sonora: PRINCE Planet earth

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