ROBA DIRETTA
libri di grande leggibilità, testi di forte presa, titoli affascinanti ed effetti stranianti.

BAZAR SEGNALA
GANGSTA RAP – Benjamin Zephaniah (Edizioni Gorée. 279 pp., 16 euro)
Il romanzo inglese - al pari del cinema britannico - ha questa capacità di produrre opere popolari: roba diretta, di grande leggibilità, colma di sentimenti semplici ma schietti. Si tratta di storie che prendono spunto dalla realtà, prive di una tesi iniziale da dimostrare, che però alla fine costruiscono una morale. Per questo in genere hanno molta presa. E scatta con facilità un senso di identificazione. L’unico rischio è una certa superficialità e personaggi tagliati con l’accetta. E’ su questo crinale che si muove Gangsta rap: a pagine convincenti, in cui sono rese efficacemente la rabbia, il senso di impotenza e l’emarginazione dei giovani immigrati di seconda generazione dei quartieri poveri dell’est di Londra, si alternano ingenui scivoloni verso la dabbenaggine della letteratura di consumo.
I protagonisti sono tre 16enni che, espulsi da scuola e incompresi dalla famiglia, cercano riscatto formando un gruppo hip hop. Il successo, sorprendentemente immediato, è oscurato da una serie di episodi di violenza scatenati dalla nascente rivalità con una posse dell’ovest. Insomma niente di nuovo per chi abbia visto l’Eminem di 8 miles e sentita l’eco della guerra tra clan che nei ’90 portò all’uccisione di Tupac Shukur e Notorius B.I.G., rimatori rivali. Eppure se lo consigliamo è per la descrizione puntuale dei conflitti dell’adolescenza. E perché al termine di un cammino molto doloroso c’è la ricompensa di qualche grammo di consapevolezza.    
Colonna sonora: GOGOL BORDELLO Super Taranta!

TALENT SCOUTING
L’ECONOMIA DELLE COSE – Elena Varvello (Fandango Libri. 150 pp., 16 euro)
Ci sono libri che ti attraggono per il titolo. Pericolosamente, perché se poi il testo non mantiene le aspettative che il titolo ha creato ti arrabbi. Cosa che non accade con questo L’economia delle cose, perché nei racconti dell’esordiente Elena Varvello le cose vengono passate al setaccio, il superfluo scivola via e ti fa osservare ciò che resta: appunto l’economia. Solo che ciò che resta delle cose a volte è infinitamente piccolo, altre è quasi trasparente: per poterlo vedere devi metterci una sostanza a contrasto. L’espediente narrativo comune a questi racconti – il materiale tracciante – è l’accadere di qualcosa di inaspettato. Che lascia sbigottiti i protagonisti, che dopo non saranno più gli stessi, che abbiano organizzato o meno una reazione, giusta o sbagliata che sia.
In questo senso, il racconto più angosciante è La corsa, la vicenda di una madre che vede il proprio figlio precipitare a valle a bordo di uno slittino e che, la volontà bloccata non sa nemmeno lei da cosa, non riesce a far niente per salvarlo. Così come davvero efficace a rappresentare il processo di alterazione della coscienza cui si va incontro invecchiando, in prossimità della morte, è l’apparizione di una figura minacciosa a una coppia di anziani coniugi (in La pistola). Ma è in Fratelli che si disvela il potere taumaturgico della letteratura, attraverso la scelta di fissare la realtà al fermo immagine precedente l’ineluttabile: con una pagina che dà i brividi.
Colonna sonora: MORGAN Da A… ad A   

PENSARE LEGGENDO
AMORE LIQUIDO – Zygmunt Bauman (Editori Laterza. 220 pp., 16 euro)
La cosa ganza qui è l’autore, Zygmunt Bauman: un sociologo polacco, in età avanzata, che per galleggiare nel mare contemporaneo, vale a dire per sopravvivere alla precarietà esistenziale cui ci obbligano i continui sommovimenti marini, si è inventato un modello - o forse sarebbe meglio dire una categoria che rende conto della fluidità intercorrente tra i vari modelli presi a riferimento – quello della liquidità, in questo libro applicata al tema dell’amore. Sostiene qualcosa di nuovo questo libro? No, semmai enuclea chiaramente la sostanza del nostro problema, che rappresenta un dilemma insanabile: da una parte desideriamo innamorarci di qualcuno per non soccombere alla solitudine, dall’altra temiamo sopra ogni altra cosa che questo legame possa non lasciarci sufficientemente autonomi (“La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto sembra fare la relazione sentimentale. Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia”). Ci offre soluzioni concrete? No, ma ci fa fare un viaggio nel corso del quale si vedono tante cose; e quando si torna a casa ci si sente arricchiti dalle cose che abbiamo visto, le mettiamo spontaneamente a confronto con le nostre esperienze e ne scaturiscono riflessioni che ci fanno stare meglio. Questo accade perché Bauman scrive molto bene, infarcendo i suoi libri di suggestioni letterarie. E, a onta del suo prestigio intellettuale, non teme di dire che “senza umiltà e coraggio non c’è amore”.
Colonna sonora: BEASTIE BOYS The mix up    

UPPER READERS
SENZA PERMESSO – Cetta Petrollo (Stampa Alternativa. 116 pp., 10 euro)
“Ho speso setanta euro per paruchiere. Uora sono bionda e non mi piace quale paruchiere mi a fato tingere da ragasa giovane e non brava che io non o pasaporto e non dico niente quale o paura anch’e di paruchiere”. Questa è una – non certo la più grave - tra le tante disavventure quotidiane in cui può incappare una giovane badante rumena non in regola con il permesso di soggiorno, complici l’inesperienza e lo spaesamento in terra straniera: dover desistere dall’esprimere le proprie rimostranze, oltre che per un’oggettiva difficoltà linguistica, per il timore che anche un parrucchiere poco capace, se gli gira, possa avere il potere di farla rimpatriare.
Dal punto di vista della trama, questo romanzo scritto in forma diaristica non descrive nessuna storia esemplare: o almeno niente che le cronache di questi anni non ci abbiano già fatto conoscere. La sua peculiarità, come sarà risultato evidente dal brano sopra riportato, risiede nell’elaborata ricerca stilistica dell’autrice, che si è inventata una forma per trascrivere il più fedelmente possibile un nuovo idioma: il rume-italiano o ita-rumeno che dir si voglia. Una lingua perfetta per dar voce alla forma mentis dell’immigrato: colui che, soprattutto nella complicatissima fase iniziale, cerca di spiegarsi ogni evento della realtà circostante alla luce del proprio vissuto, inevitabilmente ancorato ai cliché della propria cultura di appartenenza. L’effetto è straniante: gli sembrano strane cose normali e normali cose strane. E noi capiamo un po’ di più l’enorme fatica dell’adattamento. 
Colonna sonora: JENNIFER GENTLE The Midnight Room

OLD FASHION
RIGODON – Louis-Ferdinand Céline (Einaudi. 271 pp., 17 euro)
E’ un Céline allo sfascio quello di Rigodon. Che, a un passo dalla morte, si sente sempre più braccato. Anche da se stesso, se è vero che giudica le sue opere maggiori (Viaggio al termine della notte e Morte a credito) - quelle che ne hanno decretato la celebrità imperitura, a dispetto dei detrattori – come romanzi datati, almeno nell’impianto: perché la voce che dice “io” non è abbastanza schizofrenica per rappresentare la vita per quello che realmente è, un caos immondo.
E’ il Céline più nichilista di sempre quello che racconta la propria epopea in fuga dalla Francia (con una condanna pendente per antisemitismo), al seguito la moglie Lili e il gatto Bébert. E più misantropo che mai: non a caso il libro è dedicato “Agli animali” e l’autore vi si raffigura come un appartato invaso di continuo da una moltitudine di scocciatori, tra cui anche alcuni fan non meno folli e molesti dei nemici dichiarati. Per questo ci si sente un po’ idioti anche a parlarne bene, a dire di uno stile inimitabile per immensa fantasia delirante e per un lingua che opera ossessiva come un trapano dove il dente duole, intraducibile – anche per l’uso dell’argot – come lo è ogni vera poesia. Così, lo dovessimo incontrare in un’altra dimensione dello spirito, promettiamo di tacere; abbassando lo sguardo in uno qualsiasi dei suoi libri.         
Colonna sonora: SMASHING PUMPKINS Zeitgeist     

BAZAR COLLECTION
DESIGN DEL POPOLO – Vladimir Archipov (Isbn Edizioni. 301 pp., 23 euro)
Proprio un bel tipo Vladimir Archipov. Uno a cui è venuto in mente di raccogliere le invenzioni a uso domestico dei suoi connazionali russi. E che, in pochi anni, ha radunato talmente tanti oggetti che non sa più dove metterli. Dell’ipotesi di istituire un museo pubblico, dove esporre i risultati di cotanta “genialità popolare”, alle istituzioni del suo Paese non può fregare di meno: a che scopo ricordare anni di stenti per la gente comune, quando, mancando il necessario, la mera sopravvivenza individuale assurgeva di per sé a atto eroico? Certo, lui è anche un artista. Così ne è nato questo libro: un catalogo di 220 immagini palpitanti vita. Che ci ricorda che quanto più l’uomo è soggetto a privazioni, tanto più irriducibile è la speranza di poter migliorare la propria condizione: fino a quando gli si agitano dentro sogni che si trasformano nella più sfrenata fantasia.
L’inventario sarebbe lunghissimo e, se ci venisse in mente, sarebbe più facile dire che cosa manca. Ma più che l’originalità di produzione del manufatto, pur in qualche caso straordinaria, a impressionare – vogliamo dirlo senza vergognarci? – a commuovere, a volte fino a stringere il cuore, sono le didascalie con le motivazioni che hanno spinto i realizzatori. E non perché si lascino immaginare scenari di chissà quali sofferenze patite: semmai per l’inesauribilità della spinta a procurarsi qualcosa che possa rendere la vita più felice.        
Colonna sonora: JEFFERSON AIRPLANE Live at the Fillmore East 1969     


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