Ciro Bertini per BaZAr: STORIA DI ELLING di Ingvar Ambjornsen | RECENSIONE

STORIA DI ELLING
di Ingvar Ambjornsen
(Editrice Pisani. 225 pp., 14 euro)

ambjornsen

Recensione di Ciro Bertini

In un mondo giusto – dove i lettori si aggirano per le librerie come cani da tartufo alla ricerca di libri che parlano della vita e non sono obnubilati dal (dis)valore delle classifiche – questo libro dovrebbe vendere milioni di copie. Perché ci fa ridere e piangere, sentire ridicolmente infantili e meravigliosamente umani, tremare di commozione e stringere i pugni e alzarli al cielo e gridare “Evvai!” Insomma l’autore ci sa comunicare che la storia di questo signore norvegese, tale Elling, ci riguarda da vicino. Tutti: perché tutti, come veniamo al mondo, dobbiamo affrontare questo problema che si chiama adattamento. E non è che una volta che ci siamo aggiustati con l’ambiente circostante il lavoro sia finito: qui c’è da rimboccarsi le maniche e sudare fino all’ultimo dei nostri giorni. Un lavoro di taratura ogni giorno diverso per far combaciare capricciose e mascherate istanze interiori con le mutanti condizioni esterne. Un’impresa in cui si possono commettere errori madornali tanto più si ritiene di avere la situazione sotto controllo. E’ pressappoco quanto succede a Elling, ossessivo controllore di quanto (non) gli accade attorno, finché la corazza delle abitudini non gli salta per aria e si ritrova recluso in un istituto psichiatrico. Il primo impulso sarebbe quello di ripristinare i riti che nella vita precedente gli davano tanta sicurezza. Ma è impossibile. Intanto perché non esiste più la convivenza simbiotica con la madre – anzi, le cose sono precipitate alla sua morte – sostituita dalla coesistenza con Kjell Bjarne, un gigante con il cervello da bambino, che lo obbliga a rivedere tutto. A questo punto Elling è come un anatroccolo che dallo stagno passa al mare aperto. Si sa che in mare aperto si fa di tutto per restare a galla: capita addirittura di aggrapparsi a una piattaforma mobile ma capace di gonfiarsi a dismisura come l’amore. Così Elling si innamora dell’infermiera Gunn, immaginandosi che lei lo ricambi. Le sue giornate sono sempre fatte di alti e bassi, ma ora hanno un senso. Il motore della vita resterebbe però ingolfato senza un’accensione esterna che permetta il riavviarsi dell’intero processo: la scintilla inaspettata proviene dal ritardato ma ipersensibile Kjell Bearne che fa capire a Elling che motivo di impagabile felicità individuale può essere rendere felice qualcuno cui si vuole bene.
Il romanzo è narrato in prima persona da una voce, quella di Elling, credibilissima. Partecipiamo delle sue sconfitte con dolore e con gioia delle piccole-grandi vittorie. Facciamo il tifo per Elling, perché se lui ce la fa possiamo farcela anche noi.

n.b. “Storia di Elling” è pubblicato da una piccola casa editrice. Con un po’ più di mezzi a disposizione, non dubitiamo che sarebbe stato un successo editoriale. Come quello strameritato che sta avendo “Più forte di me”, il bellissimo romanzo di Rossana Campo edito da Feltrinelli, dove colei che dice “io”, nel tentativo di risolvere i propri problemi di adattamento, si imbatte in una doppia dipendenza: alcool e amore. E per il quale potremmo dire, come sopra, che ci fa ridere e piangere, sentire ridicolmente infantili e meravigliosamente umani, tremare di commozione e stringere i pugni e alzarli al cielo e gridare “Evvai!”


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