Un invito: RECUPERATE I CLASSICI!
ESTATE: TEMPO DI VACANZE. Giornate + lunghe, ritmi + blandi. Desiderio di evasione e insieme ricerca di qualcosa che resti.
Come un buon classico. Uno qualunque... Mentre si discute di “quote rosa”, un pensiero alla fatica delle donne recuperando le vicende di 3 ingenue e sognatrici – come ogni innamorato - soccombenti alle leggi maschili (tra l’altro un modo di fare letteratura comparata):
MADAME BOVARY – Gustave Flaubert
ANNA KARENINA – Leone Tolstoj
EFFI BRIEST – Theodore Fontane

...e se l'idea di una lettura classica vi conquista, lanciatevi nel corpo poetico di EMILY DICKINSON: un’esperienza meravigliosa, in ogni senso.

BAZAR SEGNALA
DIARIO DI UNO STUPRATORE – Evan S. Connell (Edizioni Clandestine. 261 pp., 14 euro)

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Può qualcosa di sgradevole risultare fascinosamente bello? E oltre a degnarlo di lusinghiera menzione, ci si può spingere fino a caldeggiarne l’esperienza, consci che a tratti ci ha fatto del male? Crediamo che la risposta possa essere: sì.
Però a patto di avvertire il lettore a cosa va incontro: questo è il diario di un delirio. La storia della coscienza di un uomo che, dall’1 gennaio al 31 dicembre, in un crescendo inesorabile e quasi perfetto, smarrisce se stessa. Dire che appartiene al filone esistenzialista, autorizzerebbe a pensare a una scelta intellettualistica da parte del protagonista, che semplicemente non c’è. Perché uno che sta impazzendo non può scegliere nulla, solo farsi risucchiare da una voragine lungo un terreno scivoloso e privo di appigli.
Earl Summerfield registra meticolosamente le sue giornate noiose, spese tra l’Ufficio di Collocamento nel quale lavora, il ritorno a casa da una donna che lo disprezza e l’annotazione di fatti di cronaca violenti, tesa a dimostrare l’inarrestabile decadenza della società americana. Dotato di un’ipersensibilità commovente, alterna osservazioni lucide a considerazioni infantili (“di essere eccezionale non ne dubito, solo che finora nessuno mi ha dato occasione di dimostrarlo”). E cova un’aggressività implosa, che oscilla tra il desiderio di scatenarsi verso gli altri e verso se stesso.
Se ci sconvolge, se a libro chiuso continua ad agitarsi dentro di noi, è perché un po’ lui lo eravamo anche prima.
Colonna sonora: QUEEN OF THE STONE AGE Era Vulgaris

TALENT SCOUTING
VA A FINIRE CHE NEVICA – Marco Cassardo (CairoEditore. 238 pp., 15 euro)
Se la prende con calma Marco Cassardo – e già questo è un buon viatico per un esordiente: non cedere alla tentazione di dimostrare subito tutto insieme quant’è bravo – nel senso che prima di rappresentarci il cielo plumbeo, carico di neve cinerina pronta a precipitare, che incombe sui due fratelli protagonisti, ci racconta come vanno le cose in condizioni meteo stabili, accennando qua e là qualche segno di possibile mutamento. Così è solo dopo un centinaio di pagine che apprendiamo che l’amore smodato per l’ordine, nonché le smanie di perfezionismo professionale, del giovane e brillante avvocato penalista Dario, sono qualcosa di più che un tratto caratteriale: stanno diventando vera e propria ossessione che cova sentimento di complotto del mondo alle proprie spalle. Eppure, in apparenza, era lui il fratello “riuscito” rispetto al maggiore Ercole, giornalista precario e sceneggiatore cinematografico fallito, free-lance della vita. Accomunati da certo retroterra provinciale (provengono da un paesino del cuneese) e dalla perdita prematura della madre, finiscono per approdare a Torino.
Cassardo è abile a intrecciare una trama fatta del precipitare di eventi presenti e flash-back che non rispettano un ordine cronologico, ma semmai richiami analogici. E se il finale catartico, che assume quasi connotati noir, non è del tutto convincente, c’è un personaggio femminile, Clara, che resta scolpito nella memoria.
Colonna sonora: MARILYN MANSON Eat me, drink me

PENSARE LEGGENDO
INTERVISTA CON LA LEGGE – Piero Luigi Vigna (Edizioni Polistampa. 124 pp., 13 euro)

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Per ragioni imperscrutabili – chissà, forse somatiche - Piero Luigi Vigna ci è sempre stato simpatico. Eppure, non solo ha svolto come professione quella del giudice, quindi uno chiamato, pur nell’applicazione della legge, ricorrendone il caso a stabilire pene detentive; ma per un bel po’ d’anni ne ha incarnato la figura – disturbante per i garantisti a oltranza – del pubblico ministero, vale a dire nei processi dell’accusatore. Probabilmente il fatto è che da quando è divenuto personaggio pubblico, ripreso dalle telecamere televisive, il suo sguardo ha sempre evidenziato un’apertura all’ascolto; e il suo eloquio, chiaro e diretto, un notevole intento comunicativo. Apertura all’ascolto e intento comunicativo che sono qui palesati dalla fedele riproduzione di alcuni confronti con gli studenti delle facoltà di giurisprudenza di vari atenei.
Si va dall’importanza di una corretta architettura urbana a tutela della convivenza civile, alla storia in formato Bignami delle B.R. Dal suo ruolo a capo della Direzione Nazionale Antimafia, all’importanza che si privilegi la prevenzione (“serve a far sì che un vaso non si rompa”) alla repressione (che è come “ricomporre i frammenti del vaso frantumato”). Né si sottrae all’inaspettata domanda di un padre cui hanno ucciso la figlia, sempre memore delle parole di Falcone, valide in ogni circostanza della vita: “Chi ha paura muore tutti i giorni, chi ha coraggio una volta sola”.
Colonna sonora: PEPPE VOLTARELLI Distratto ma però

UPPER READERS
ACQUA DI MARE – Charles Simmons (BUR. 150 pp., 8,40 euro)

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Cominciamo col dire che se qualcuno di voi naviganti ci chiedesse, tra quelli usciti nel 2007, un libro da leggere assolutamente durante le prossime ferie, senza esitazione alcuna risponderemmo: questo. Perché si svolge su un’isola, certo. E perché vi si respira dalla prima all’ultima pagina un’atmosfera di vacanza. Ma soprattutto perché spira la brezza dell’amore, in tutte le sue forme - maestrale, scirocco e libeccio – che muta l’animo delle persone, lasciando il segno che hanno vissuto come la salsedine sulla pelle. L’attacco folgorante – “Nell’estate del 1963 io mi innamorai e mio padre morì annegato” – prelude a una delle più intense storie di ammirazione/rivalità tra un figlio e il proprio babbo mai lette. A una realistica educazione sentimentale, dove si può crescere solo rischiando di cadere (“le donne comuni stanno vicino a riva, le donne eccezionali nuotano al largo”). Chi nuota al largo è Zina – personaggio eccentricamente affascinante, in un libro costellato di figure femminili indimenticabili: la madre del protagonista, quella di Zina, la poetessa in erba Melissa – vitalissima ventenne che con la propria contraddittorietà travolge l’appena adolescente Michael. Per essere poi inevitabilmente attratta dal di lui padre, in un magnifico intreccio di amori impossibili, enormi gelosie, rancori repressi ed esplosioni dei sensi. Ammazza che estate esemplare, Michael!
Colonna sonora: PINK MARTINI Hey Eugene!

OLD FASHION
BIANCANEVE – Donald Barthelme (Minimum fax. 236 pp., 10 euro)

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Cos’hanno in comune autori così diversi come David Lynch, Peter Greenaway e Federico Fellini (ovvio, oltre al fatto di essere registi)? Presto detto: di essere dei visionari e di offrirci sottoforma di immagini le loro ossessioni. Talvolta amplificandole, rendendocele ancora più enigmatiche. Evitando in ogni caso di spiegarcele, divenendo così didascalici. Per cui o li ami o li odi.
Con Donald Barthelme accade lo stesso: se pretendi di comprenderlo appieno, dopo poche pagine ti innervosisci e torni in libreria chiedendo un cambio-merce. Se invece sei propenso ad avvicinarti al libro come a un’opera aperta, non alla ricerca di significati, ma mettendoti in ascolto delle suggestioni in grado di produrre dentro di te, troverai la lettura di Barthelme un’esperienza avvincente tanto più è strana e inedita.
Si prenda questo suo primo romanzo edito nel 1967. A rimirarsi nello specchio delle proprie brame non più una regina invidiosa dell’altrui bellezza nascente, ma direttamente una splendida Biancaneve a seni nudi che esplicita la morale sottesa dai Grimm: “Non c’è da stupirsi se noi che abbiamo ventidue anni non ci fidiamo di nessuno che abbia superato i dodici. Per trovare gente che sappia davvero come stanno le cose bisogna cercare sotto i dodici”. La casetta è una comune, i sette nani dei lavoratori atipici e Biancaneve va dall’analista: ma non sono questi elementi parodici a decretare il Barthelme-style. Semmai l’auto-sconfessione ripetuta, che fa ridere come nelle comiche uno che cade di continuo.
Colonna sonora: CHEMICAL BROTHERS We are the night

BAZAR COLLECTION
IL MALE – Vincino (Rizzoli. 160 pp., 22,90 euro)


Tanto per fare i rompicoglioni – in questo aderendo allo stile de “Il Male” – rivolgiamo subito due critiche a questo libro, com’è evidente entrambe dettate dall’eccesso di zelo del fan:
1) è troppo breve per illustrare degnamente 5 anni di pubblicazioni, sono riportate troppo poche vignette e certe riproduzioni sono malfatte (illeggibile la parte scritta);
2) più Vincino racconta dello spirito iconoclasta, incline allo sberleffo e all’oltraggio al comune senso del pudore del giornale da lui diretto e più si avverte la contraddizione nel stare leggendo in fondo un’autocelebrazione.
Ciò detto, “Il Male” è stato in Italia un’esperienza unica di satira politica, ma non solo. La sua caratteristica, ciò che lo rende forse un’esperienza irripetibile, è stata il coraggio, la lucida follia che animava il collettivo di disegnatori che vi parteciparono, riassunto da Vincino nel concetto dello spararla grossa, sempre. Dalle celebri false locandine di tre quotidiani che annunciavano l’arresto di Ugo Tognazzi capo delle B.R. (“Anche Vianello nella direzione strategica”) alla satira politicamente scorretta durante il sequestro di Aldo Moro, dalle bestemmie a goliardiche vignette a sfondo sessuale, dagli attacchi frontali al papa al particolare legame con Sandro Pertini.
Sembrano passati secoli, ma le battute corrosive de “Il Male” fanno ancora ridere a crepapelle. E - udite, udite – fanno molto pensare: anche oggi. Anzi soprattutto.
Colonna sonora: WHITE STRIPES Icky Thump


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