Algido bollentE
Può esserlo un testo. Quando racconta in modo sconvolgente un terribile fatto di cronaca. Quando segue le vicende borderline dei suoi protagonisti. Quando ci raCConta in versi un amore iMpossibile.
Persino quando ci teRRorizza svelandoci cosa mangiamo ogni giorno!

BAZAR SEGNALA
LA MOGLIE DEL MACELLAIO – Li Ang (Editrice Pisani. 188 pp., 14 euro)

LIANG

Non lasciatevi fuorviare da analogie di titolo: questo non è un libro erotico.
Eppure è pieno di amplessi, fin troppo: imposti, come forma di prevaricazione dell’uomo sulla donna, sesso algido con sentore di morte. Un romanzo sconvolgente – nessuna esagerazione: provare per credere – oltretutto tratto da un fatto di cronaca, avvenuto in una Taiwan del passato prossimo: l’uccisione del marito, consumata con macabra ferocia, da parte di una giovane donna, successivamente esposta al pubblico ludibrio prima della fucilazione. Una storia tremenda, che dobbiamo leggere, perché ci monti dentro la rabbia e l’indignazione ci faccia gridare: “Mai più, da nessuna parte del mondo!”
Scritto con linguaggio piano – e come potrebbe essere altrimenti? Ogni forma d’enfasi suonerebbe ridicola – non è “solo” una vicenda femminista: se infatti del macellaio abbiamo sì un ritratto che definire “bestiale” sarebbe offensivo dei maiali che sgozza, è pur vero che lo vediamo anche innamorato d’una vecchia prostituta e ci vengono raccontate le violenze a sua volta subite da piccolo. Semmai è la rappresentazione di una società che si sorregge in base alla legge del più forte, che prevede il continuo abuso dell’individuo, dove il senso di responsabilità viene cancellato alimentando ignoranza e superstizione. E la cosa più raggelante è che, a tratti, non la sentiamo poi così lontana dalla nostra.
Colonna sonora: FEIST The reminder

TALENT SCOUTING
UOMINI E CANI – Omar Di Monopoli (Isbn Edizioni. 234 pp., 13 euro)

DIMONOPOLI

In tempi di rivalutazione della graphic novel – storia a fumetti con il respiro del romanzo – non c’è da stupirsi della nascita del fenomeno suo reciproco in campo narrativo: vogliamo chiamarlo romanzo animato? Del resto il successo del cinema di Tarantino ha sdoganato la prosa di Lonsdale, spianando la strada, in Italia, ai libri di Ammaniti. E proprio all’ultimo romanzo dell’autore romano, fanno pensare certe atmosfere dell’esordio del pugliese Omar Di Monopoli. In particolare il personaggio borderline di Pietro Lu Sorgi, motore del plot e anima nera del romanzo, nonché certe sequenze splatter, che sinceramente hanno un po’ stancato: leggere in continuazione di carni dilaniate e pezzi di cervello spappolato, fa l’effetto dei bimbi che imparate le prime parolacce le ripetono all’infinito (ridendo solo loro).
Ciò detto, Uomini e cani si legge d’un fiato, pur presagendo che l’inesorabilità del male l’avrà vinta su tutto e tutti. Male incarnato dal groviglio affaristico-politico-delinquenziale che si scatena attorno alla trasformazione di una salina in una riserva naturale: laddove le speranze di riattivare l’economia locale con il turismo, cozzano con la speculazione criminale e il bubbone dell’abusivismo (se storicamente tollerato è lecito demolirlo dall’oggi al domani?) Un Salento putrescente, dove predomina l’atavico istinto familiare e il sesso è violenza prima ancora che slancio vitale, a tratti rappresentato davvero efficacemente.
Colonna sonora: CARPACHO! La fuga dei cervelli

PENSARE LEGGENDO
LA LEGGENDA DEL BUON CIBO ITALIANO – Paolo C. Conti (Fazi Editore. 262 pp., 15 euro)

CONTI

Ci avete fatto caso? Ultimamente, ovunque gli venga offerto un microfono, il prof. Veronesi ripete la solita litania: “La prevenzione oncologica comincia dalla selezione di ciò che facciamo entrare nel nostro corpo. E da questo punto di vista, i cibi malsani sono molto più invasivi che non l’inquinamento atmosferico”. Tanto che, qualche cinico, ha subito insinuato che si trattasse di un favore reso alle case automobilistiche. Prendendo invece molto sul serio il monito di chi ha dedicato la propria vita al tentativo di debellare il cancro, non si può non leggere con il massimo interesse l’inchiesta vecchio stile - sul campo, interrogando tutti i soggetti interessati – svolta dal giornalista Paolo C. Conti. Che sfatando il mito del buon cibo italiano, se la prende con la scelta dell’industria alimentare nazionale di seguire l’esempio della concorrenza: strategia, quella di non valorizzare la propria differenza, tanto miope quanto quella di lasciar aprire fast-food nelle piazze delle città storiche italiane. L’intento di Conti non è quello di terrorizzare il lettore (che pure viene a conoscenza di particolari aberranti: tra tutte la reticenza a rendere di pubblico dominio le informazioni sul grado di pericolosità di certi alimenti), solo di renderlo un po’ più consapevole. Poi a lui la scelta se sacrificare qualche scatoletta di tonno, piene di metilmercurio, sapendo che un’altra via è praticabile, si chiama “ecocibo” e prevede che uno ricominci a cucinarsi da sé.
Colonna sonora: BJORK Volta

UPPER READERS
CENTO POESIE D’AMORE A LADYHAWKE – Michele Mari (Einaudi. 105 pp., 11,50 euro)

MARI

Si può essere strazianti e al tempo stesso divertire? Sì se ci si chiama Michele Mari e si sono prodotti almeno due libri notevoli: “Tu, dolorosa infanzia” e “La rondine sul filo”. Grazie a uno stile avvincente, un inedito ibrido tra forma classica e istanze contemporanee, dove l’ironia è un gioco dell’intelligenza e non – come capita spesso - uno scopino atto a stemperare il dolore incessante per quella ferita aperta che è la vita: ché solo l’atto di amare può tentare di risarcire.
Stile, che ritroviamo paro paro in questa prima raccolta poetica, a tratti perfino parodisticamente citazionista (Verrà la morte e avrà i miei occhi / ma dentro / ci troverà i tuoi). Dove il Mari Michele rappresenta la storia di un amore impossibile, quello che dura da trentanni per una compagna di liceo. E che il tempo trascorso, anziché sedimentare, ha rafforzato. Almeno in lui, che, rabbioso per le occasioni mancate in gioventù, vuole rifarsi. Lei, l’oggetto del suo amore, è esitante, anche perché dovrebbe recidere legami familiari. Poi chissà, forse lusingata da un sentimento così persistente, a un certo punto sembra cedere alla proposta di un fidanzamento platonico. Ma dura poco. E alle recriminazioni del nostro (Ti cercherò sempre / sperando di non trovarti mai / mi hai detto all’ultimo congedo / Non ti cercherò mai / sperando sempre di trovarti / ti ho risposto […] due imbecilli), segue la consolazione dell’amore (il fior che non sfiorisce / è il fiore che non sfioro). Sublime o magra, scegliete un po’ voi.
Colonna sonora: NEIL YOUNG Live at Massey Hall 1971

OLD FASHION
A RITROSO – Joris-Karl Huysmans (Edizioni Clandestine. 211 pp., 9 euro)

ritroso copertina

“Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”, così Italo Calvino dixit. Però il presupposto essenziale affinché perpetui a dire in eterno è che qualcuno abbia voglia di interrogarlo. Invece la maggiorparte dei giovani autori legge poco, a parte se stessa e brandelli di secondo ‘900. E meno che zero di cosiddetti classici. Inevitabile considerazione da vekki (ma legittimata dal fatto di occuparci ormai da anni di scrittura esordiente): quanti protagonisti maschi egotisti e sussiegosi, sterilmente iconoclasti, ci saremmo potuti evitare con una lettura a tempo debito del celebre libro di Huysmans considerato il Manifesto del Decadentismo? Siccome non è mai troppo tardi, caldeggiamo la conoscenza della complessa figura di Des Esseintes a tutti quegli aspiranti romanzieri che già scalpitano per cospargere su carta lo spleen derivantegli dall’eccesso di benessere.
Il giovane Des Esseintes, rimasto orfano, ha già provato tutto – consuetudini borghesi e stravolgimento dei sensi – conscio che “qualsiasi cosa intraprendesse, un’infinita noia lo soffocava”. Perciò decide di ritirarsi a vita privata, in una casa poco fuori Parigi, corredata di accessori volti a favorirne il distacco dal quotidiano, reputando “l’artifizio una prerogativa del genio umano”. Battello ebbro in balia dei flutti dell’arte, sprofonderà nella malattia psicosomatica. Nel 1884, capito raga?
Colonna sonora: THE CINEMATIC ORCHESTRA Ma fleur

BAZAR COLLECTION
NON GETTATE CADAVERI DAL FINESTRINO – Gero Mannella (Coniglio Editore. 63 pp., 5 euro)

MANNELLLA

“Non segnalate libri che possano divertire i lettori”. Una specie di paradosso critico – parafrasando titolo e tenore dei racconti di Gero Mannella - che ha un suo fondamento di verità: infatti chi se la sente più oggi di propagandare una letteratura fine a se stessa, svincolata rispetto alla necessità di rappresentare il reale, insomma di puro intrattenimento? Eppure esiste tutta una tradizione alta, fatta di raffinate sperimentazioni che ruotano attorno alle possibilità combinatorie di quel gioco che, come ogni altra manifestazione artistica, in fondo è la narrativa: basti pensare, per restare al ‘900, a Borges o alla ricerca linguistico-strutturale dell’Oulipo. E ai Delitti esemplari di Max Aub, fa pensare Mannella fin dall’incipit: “Il fatto che Alcenero Mangallo amasse Elettra era fuor di dubbio. Non a caso il giorno in cui le dette fuoco, cospargendola di benzina e lasciando cadere nei pressi un cerino, un insopportabile groppo gli strinse la gola mozzandogli quasi il respiro”.
Nonsense, ribaltamenti logici e del rapporto di causa-effetto, prosa brillantamente arguta: con questi ingredienti ci sono serviti i casi su cui indaga l’ispettore Liberovici, tanto più ridicolo quanto più si aggrappa al razionale. Qualcuno potrebbe obiettare che questa sia una scrittura algida, priva di veri sentimenti: invece ci mostra il caos di emozioni quotidiane reo di sbatterci contro la barra del timone.
Colonna sonora: RUFUS WAINWRIGHT Release the stars


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