Il Contributo di Lo Verso

Milano, 28 agosto 2001

Stanotte ho fatto un brutto sogno.
Ciao Sergio, mi ha fatto molto piacere ricevere la tua lettera.
Non l’ho letta subito, no. Ho cercato una carta porosa, spessa, e l’ho stampata. L’ho portata con me oggi, senza leggerla. Spesso la toccavo e poi ogni tanto la guardavo e rigirandola tra le mani dicevo non ora, piu’ tardi.

E' che ho fatto un brutto sogno stanotte, e’ strano proprio oggi che ho ricevuto la tua lettera. Non l’ho letta durante il giorno, quando la luce pesa su tutto cio’ che ci circonda e noi realizziamo di essere un dettaglio tra i dettagli. Non l’ho letta di giorno perche’ di solito andiamo di corsa e gli oggetti sono per noi ingombri, ostacoli. Ho aspettato la sera, quando la luce alleggerisce i contorni anche ai nostri pensieri, ed il rosa delle nuvole attira lo sguardo verso l’alto. Ho aspettato a leggerla perche’oggi sento le distanze per quello che sono, ed ho bisogno di fisicita’, di suoni.

Per questo l’ho stampata.

Ho preso un bicchiere, sono andato nel balcone di questa casa che probabilmente non ricordi, e li’, nel silenzio ho aspettato. Per poterti leggere sentivo il bisogno di un segnale che arrivasse da lontano.
Mentre il volo degli uccellini si faceva sempre piu’ frenetico a danno dei moscerini ho guardato la prima stella della sera. Brillava.
Quante volte avresti voluto che lo facessi?

"Non si puo’ vivere la notte se non la si conosce!”, dicesti una volta mentre io me ne stavo li’
a guardarti con la testa al cielo, con l’umidita’ che passava i jeans.
Quasi senza accorgermene ho lasciato il balcone ed il silenzio di questa sera di fine estate per ritrovarmi nella caciara assordante che facevamo quando, nel pomeriggio, ci vedevamo alla piazzetta del benzinaio. Ti ricordi le gite in motorino e l'attenzione al suono delle nostre marmitte che, rassicurandoci, ci accompagnava ovunque? Le impennate, i giri della piazza in acrobazia, le sfide a chi avrebbe toccato il mare con le ruote passando dagli scogli. E poi piu’ grandi, con la 124 dei tuoi, andare nei paesi vicini, per prendere un gelato o per fare gli stupidi a darsi delle arie.
Sempre, il tutto preceduto dal gioco a premi : "La prima luce della sera”. Poi un giorno hai smesso di parlare di stelle. Ma non avrai mica creduto, Sergio, che non continuassi a vedere il tuo amore per il cielo al buio?
E ora che ti scopro? Che ricominci ad ammorbare la gente con le stelle come da piccolo! Spero che con questa Emma vada diversamente da come e’ andata con Flavia. L’ho rivista da poco con Anna e Mario. Ci ha raccontato la sua versione delle vostre nottate. Diceva che stavate le ore sdraiati in balcone a seguire il viaggio lento della Luna, e che tu tenevi le mani sotto al culo per paura che ti andassero verso di lei. Credevi che se solo l’avessi sfiorata avresti perso il privilegio di poterla accompagnare nei suoi sogni. Adesso e’ Adriano che la guida. Complimenti!

Anche nel mio sogno di stanotte c’era una stella. Era un brutto sogno però, un brutto sogno. E al mattino mio padre mi ha detto che era vero: nella notte una stella aveva smesso di brillare. Quanto e’ lontana la lontananza? Per quanto tempo ancora arriva la luce? Credo che la luce di una stella, di una buona stella, sia sicuramente eterna. Dopo la morte si rifrange su altri corpi che beneficiati da quella luce devono, devono, diventare stelle a loro volta, e cosi’ all’ infinito, senza mai perdere la qualita’ di quella luce. E’ cosi’ che le vicende di Achille sono giunte ad Omero e da Omero a noi.

Quelle quattro settimane d’estate in cui venivi a passare le vacanze al paese erano quelle in cui, con te, scoprivamo le cose che avevamo. Le guardavamo con occhi diversi. Il valore di una cosa, di una persona cara, e’ stupidamente legata alla disponibilita’ che se ne ha. E quante volte realizziamo il valore, l’importanza di qualcuno quando ormai non c’e’ piu’?

Avevo saputo del tuo viaggio (non chiedermi come) e non pensavo di ricevere una tua mail proprio adesso. Non so se sia facile convivere su una barca piccola piccola, soprattutto per te che sei grande grande. Magari non stare troppo con la testa fra le nuvole quando c’e’ da darsi da fare. Ah! Ah!

A proposito: l’arco di roccia da dove facevamo i tuffi e’ crollato. Una mareggiata, pare. Al suo posto restano due spuntoni di rocce che non possono piu’ accogliere schiamazzi e tentativi di primi baci. Fa niente, e’ cosi’ che va! Le cose finiscono ed a noi resta il compito di raccontarle ai nostri figli. Il mio, lo sai?, cresce bene. Un giorno, quando potra’ ricordare, gli raccontero’ di suo padre quando era ragazzo, dei suoi amici , delle loro speranze affidate alle notti insieme, e della stella che da stanotte non brilla piu’.

Spero di rivederti presto.

Enrico Lo Verso, attore.


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