ferMati un miNuto a leggere
e quel minuto si dilaterà in lunghe piacevoli ore sulle pagine di Amos Oz, Chiara Valerio, Vitaliano Trevisan...

BAZAR SEGNALA
NON DIRE NOTTE – Amos Oz (Feltrinelli. 200 pp., 15 euro)
oz

La notizia – di quelle capaci di rinfocolare la brace sonnacchiosa della speranza in una rinascita civile degli italiani – è che per qualche settimana in testa alle classifiche di vendita dei libri, al posto dei soliti best-seller americani o dell’ultima fatica di “instancabili” comici televisivi, c’è stato un romanzo scritto nel 1993 da Amos Oz. Complici riviste femminili che lo hanno definito il Paul Newman delle lettere israeliane e altrettante maschili che hanno evidenziato che prima o poi gli daranno il Nobel, poco importa: conta solo il risultato. Che non è da poco, perché se è vero che Amos Oz – al pari dei suoi due connazionali, celebrati prima di lui in Italia, Yehoshua e Grossmann - non ha mai sbagliato un romanzo, il suo è uno stile di scrittura complesso. Non vocaboli ricercati, né una sintassi particolarmente elaborata, ma sforzo di mettere in luce i meandri della mente dei personaggi, mescolando due forze opposte derivanti dal loro vissuto: una spinta etica che li porta a relazionarsi ragionevolmente con il prossimo e un istinto a isolarsi per raggiungere la massima comprensione di se stessi. Ciò che accade puntualmente anche qui, nella vicenda amorosa di Theo e Noa – smagato ingegnere in pensione lui, con tendenze distruttive nei confronti dell’entusiasmo vitalistico di lei, professoressa di 15 anni più giovane – che Oz tira come un elastico fino a un attimo prima che si rompa, mostrandocene gli effetti fisici.
Il tutto ricordandoci che “le parole sono cocci di vetro” in cui “la poesia è una specie di scintilla intrappolata”.
Colonna sonora: BEBEL GILBERTO Momento

TALENT SCOUTING
FERMATI UN MINUTO A SALUTARE – Chiara Valerio (Robin Edizioni. 138 pp., 10 euro)

valerio

Meno male che ci siamo fermati un minuto prima di salutare questo libro – vista l’irritazione provocata dalla prima pagina, in cui fa sfoggio di sé un interminabile periodo cervellotico che un refuso rende ancor più incomprensibile di quanto non lo sia intenzionalmente – saltando a pié pari sugli altri racconti. Da lì, in un crescendo via via più entusiasta, siamo tornati all’inizio, dove l’irritazione è stata sostituita dallo stupore verso cotanta ingenuità editoriale, essendo gl’incipit elementi essenziali nella scelta del lettore.
Meno male, perché ci saremmo persi dei racconti che lavorano dentro, al termine dei quali ci si sente arricchiti da altri punti di vista sulla realtà. Perché per quanto variazioni intellettuali su temi diversi – dalle eccentriche pene d’amore espresse scrivendo a Natalia Aspesi, a un’impietosa disanima della borghesia il cui segno rivelatore è il rito dello Spritz; dal gioco letterario che chiama in campo il vecchio e scorbutico scrittore di un romanzo della Nothomb, alla spasmodica attesa di un contatto telefonico come specchio di se stessi - non ci appaiono barbosamente autobiografici. E perché sull’efficacia della prosa di Chiara Valerio, anche in proiezione futura, saremmo pronti a scommettere.
Colonna sonora: PATTI SMITH Twelve

PENSARE LEGGENDO
EREDI – Gianfranco Bettin (Feltrinelli. 222 pp., 8 euro)

bettin

Un consiglio spassionato: se covate tra i vostri familiari un adolescente, non aspettate oltre a buttarvi a capofitto nella lettura di questo libro. Certo: sul momento ne ricaverete un’amplificazione esponenziale dei vostri timori quotidiani, mettendo seriamente alla prova la vostra fiducia di riuscire a sfangarla. Ma, un istante dopo, verrete presi dall’urgenza di bandire gli Stati Generali dei Genitori di figli dell’età incerta, nell’ambito dei quali – ridotti al silenzio i cellulari - concordare finalmente una linea di condotta per fronteggiare il problema comune.
Iniziativa tempestiva questa di Feltrinelli – in epoca di bullismo diffuso - di riproporre un testo efficacissimo, assente da anni in libreria: il reportage narrativo sull’omicidio dei genitori da parte di Pietro Maso & Co., al fine di spartirsene l’eredità. E bene ha fatto Gianfranco Bettin, in questa riedizione, ad accostargli la vicenda non meno sconcertante (e di altrettanto macabra violenza) di cui si è resa protagonista Erika.
Tra i due episodi intercorrono 10 anni e motivazioni solo in apparenza diverse: vile danaro per Pietro e libertà (da godersi però nella casa di famiglia) per Erika. Li accomuna una compulsione a raggiungere l’obbiettivo velleitariamente prefissato, rifiutandosi di percorrere le tappe necessarie per conseguirlo.
Alla fine Bettin ci offre un’unica certezza: che se non ci rimbocchiamo subito le maniche, prima o poi gli toccherà aggiungere un altro macabro tassello.
Colonna sonora: GOOD CHARLOTTE Good morning revival

UPPER READERS
IL PONTE – Vitaliano Trevisan (Einaudi. 153 pp., 13 euro)

trevisan

Chi abbia visto il film d’esordio di Matteo Garrone Primo amore (cui seguirà - uno più allegro dell’altro - L’imbalsamatore), non avrà dimenticato facilmente l’ossessiva determinazione con la quale il protagonista maschile impone alla propria compagna di dimagrire per lui fino ad annullarsi: ebbene, a prestare il volto a uno dei personaggi più insopportabili che si sia visto al cinema negli ultimi anni è lui, Vitaliano Trevisan. Se lo riferiamo è perché leggendo Il ponte, lunga tirata monologante, ci è parso di udire lo stesso timbro monocorde della voce e lo sguardo spiritato dell’attore.
Come già nel precedente I quindicimila passi, Trevisan gioca con la sua infatuazione letteraria per Thomas Bernhard, dichiarandola e offrendone a tratti un ironico surrogato stilistico (l’accumulo di frasi assertive, che reiterano lo stesso significato se non per minime variazioni; l’utilizzo ripetuto del termine “cosiddetto” prima di sostantivi di uso comune; i sottotitoli al romanzo e alle parti che lo compongono). Anche se qui, ancor più che in passato, è come se prendesse a prestito, traendone ispirazione, la nota idiosincrasia di Bernhard per le proprie origini – patria, paese, famiglia e amici d’infanzia – focalizzandone le conseguenze: il disprezzo verso il tempo presente. Così, il libro è un’invettiva contro i costumi italiani, la grettezza dei vicentini, la prigione della famiglia e l’ipocrisia degli amici. Senza sconti per se stesso – e qui sta il bello - e la colpa di essere nati.
Colonna sonora: THE STOOGES The weirdness

OLD FASHION
QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE VIA MERULANA – Carlo Emilio Gadda (Garzanti. 275 pp., 18 euro)

gadda

Non tutti gli anniversari ricorrono per nuocere. Prendete questo, 50anni dalla pubblicazione del Pasticciaccio: quale migliore occasione per rileggerlo e confortare il giudizio di capolavoro assoluto (almeno della letteratura italiana del secondo ‘900)? E come non provare invidia per quanti si affaccino per la prima volta sul baratro di una prosa eccelsa, in grado di lasciar intravedere dietro una cortina di intorcinamenti verbali gli abissi dell’animo umano?
All’ingegner Gadda di risolvere la trama gialla, individuando l’assassino di una donna sterile della ricca borghesia mercantile romana per consegnarlo alla giustizia, non interessava un fico secco. Forse perché chi ha cuore davvero la verità gli basta riconoscerla, consapevole com’è che la punizione del colpevole serve poco alla causa dell’evitare il perpetuarsi di analoghi misfatti. Semmai, intendeva fornire il ritratto composito di una natura - quella italiana - che aveva permesso il fascismo, perché ne era permeata. (E vengono i brividi nel rilevare la contiguità odierna con certe manifestazioni istintuali).
Qui il suo alter ego è il commissario molisano Ciccio Ingravallo. Uno che guarda alla vita, a ogni sua singola porzione, come a uno gliuommero: “denso, quasi impenetrabile, dove convergevano il passato, il presente, il futuro, la realtà, il sogno, il tragico, il comico, la colpa, il rimorso, l’immaginazione, il gioco, la follia”, come dice Pietro Citati nell’introduzione.
Colonna sonora: DANIELE SILVESTRI Il latitante

BAZAR COLLECTION
IL VIZIO DELL’AMORE – Gabriele Romagnoli (Mondadori. Libro + DVD, 14 euro)

romagnoli


Ormai fare zapping sul satellite televisivo è un po’ come navigare su Internet: puoi trovarci di tutto o niente di interessante. (Del resto si sa, avvertire esaltante la molteplicità di offerte o invasivamente dispersiva, dipende anche dal tono dell’umore). Qualche sera fa su RaiSat c’era un vecchio programma in cui Vittorio Feltri dichiarava che per lui l’amore è associato a uno stato di sofferenza; il suo vicino di divano, Tinto Brass, annuiva, aggiungendo: “una sofferenza che però provoca un’enorme piacere”. Pare davvero una definizione calzante questa - e di uno che se ne intende, per giunta – del “vizio dell’amore”.
E sempre dal satellite, arriva questa operazione targata FOXlife e pensata da Gabriele Romagnoli: 28 brevi monologhi al femminile, che declinano l’argomento nelle salse più impensate, successivamente affidati all’interpretazione di attrici italiane (Gerini, Cortellesi, Bonaiuto, Ferrari, Pitagora, Amanda Sandrelli). Detto che Romagnoli è un bravissimo giornalista – sia che scriva cronache dal Libano che si occupi della strage di Erba – qui è portato a sondare il terreno argilloso dell’amore con lo spirito del Parise dei “Sillabari”: linguaggio scarno a lasciar parlare la poesia dei fatti, con il caso sempre pronto dietro l’angolo.
Giochino suggerito: leggendo il monologo immaginare l’attrice che lo reciterà. A noi è andata male: azzeccate... zero.


AIUTACI

PATROCINI E PARTNERS


Co-edizioni cartacee Bazarsaggi e Bazarcollection


  :: chi siamo
:: contatti
Direttore Responsabile
Eugenia Romanelli
Responsabile News
Alessandra Caiulo
Responsabile Finanziario
Cristiana Scoppa
Graphic Designer
Cristina Manfucci
Web Master
Elisa Barbini
Powered by
i-node