nauFraghi tra seSSo e viZi capitali
saltando tra improvvisi flashback, brevi incursioni pop, e qualche passione viScerale...

BAZAR SEGNALA
EVERYMAN – Philip Roth (Einaudi. 123 pp., 13,50 euro)

roth

La copertina interamente nera, in deroga all’abituale veste bianca della casa dello struzzo, è qualcosa di più di un avvertimento al lettore circa la monomaniacalità del tema trattato dall’ultimo Philip Roth. E’ un gesto di sfida ad affrontare ciò che ogni vivente rifugge fino all’ultimo suo respiro: la morte. Attenzione, non il pensiero della morte - quello sfiora e, a volte, investe l’umano sottoforma di granitici momenti d’angoscia, che si dissolvono per superficiale incredulità – ma la morte in sé: un concetto, quello della fine della nostra coscienza, che possiamo prendere in considerazione solo astrattamente.
Così il libro si apre su un’immagine fortissima, che sancisce la fine di tutto: al funerale del protagonista, dopo i discorsi di commiato, gli astanti tornano ognuno alle proprie case abbandonandolo per sempre. Ecco che allora ciò che viene dopo - il racconto della vita di Everyman, l’esistenza di un uomo comune, nella quale ognuno riconosce qualcosa di sé – assume la forma di una serie di flashback, tanto più malinconici quanto più si coglie che non c’è stato momento in cui il protagonista ha sentito la propria fine: nemmeno in procinto di sottoporsi all’operazione che gli sarà fatale.
Non c’è redenzione, semplicemente perché di fronte a questa cosa immonda non può esservi. E’ un romanzo deprimente? Dipende dal vostro grado di sensibilità all’argomento. In compenso, possiamo assicurarvi che a tratti si ride, nei modi usuali all’autore del Lamento di Portnoy.
Colonna sonora: MAURIZIO POLLINI Nocturnes (di Fredéric Chopin)

TALENT SCOUTING
VOI SIETE QUI – Autori Vari (minimum fax. 262 pp., 12,50 euro)

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Anche noi di Bazar, ogni mese, facciamo la nostra scommessa: segnalare un esordiente italiano, preconizzandogli un futuro nelle patrie lettere. E anche noi, nel nostro piccolo, condividiamo il peso delle responsabilità di cui parla Mario Desiati, selezionatore di questa antologia di 16autori pescati tra quanti hanno pubblicato nel 2006 racconti su riviste cartacee e web. Ma non è solo per averci sollevato da un onere, che ci sentiamo in dovere di complimentarci con l’appena 30enne Desiati: quale più quale meno, i racconti inclusi sono tutti davvero buoni. E di natura assai variegata, così come l’età degli autori che spazia dai 20 ai 45.
Con una certa dose di pressappochismo, cui siamo costretti dal poco spazio, possiamo tracciare 3direzioni nelle quali si muovono: reportage-narrativo, post-moderno americano con incursioni pop, vena intimista con sconfinamenti autobiografici. Fermo restando il consiglio di leggerli comunque tutti (pena la perdita di senso dell’operazione), impossibile sottrarsi al giochino critico del citare quelli che abbiamo preferito. E allora via. Il riciclaggio delle auto da parte della camorra (Piero Sorrentino). Il suicidio di Paris Hilton (Giancarlo Liviano). Un vano inseguire Andrea Paz (Duccio Battistrada). L’orgia a Paperopoli (Barbara Di Greogorio). La perdita del padre (Francesca Ramos). E – last but not least – la masturbazione dello studente fuorisede de “l’inquilina della rubrica accanto” (Flavia Piccinni).
Colonna sonora: MIKA Life in a cartoon motion

PENSARE LEGGENDO
INVIDIA – Zuenir Ventura (cavallo di ferro. 237 pp., 15 euro)
L’industria culturale funziona come ogni altra. Quando un prodotto non tira più, tocca inventarsi qualcosa per venderlo. Prendete la letteratura brasiliana: c’è stato un periodo in cui tutto ciò che emanava attesa speziata di latino-americano andava a ruba. Poi quasi più niente - indifferenza – indipendentemente dall’intrinseco valore. La Cavallo di Ferro, editrice specializzata nel settore, ha importato una raffinata iniziativa brasiliana: 7libri dedicati ognuno a un vizio capitale, affidati all’estro di un maestro della scrittura. Il primo – Lussuria di Joao Ubaldo Ribeiro – è diventato un caso letterario, oltre che per lo stile sontuoso dell’autore, a causa del successo inaspettato.
Invidia ha invece la forma di una ricerca sul campo con l’andamento di un romanzo. Infatti, Zuenir Ventura, poco dopo aver accettato l’incarico, è affetto da un tumore alla vescica e scopre su di sé di provare un’invidia parossistica per tutti gli altri, i sani. Sì, perché caratteristica precipua di questo vizio, non è desiderare ciò che hanno gli altri: semmai desiderare che gli altri perdano qualcosa che hanno. Ma mai sentirete qualcuno ammettere: “Ebbene sì: provo una grande invidia nei confronti di X”. Da qui, una serie di ricognizioni, storiche, bibliografiche e fisiche. Vengono interpellati preti, psicanalisti e santoni e affiorano risposte parziali. A vincerla - ne dubitavate? - è il mistero universale dell’invidia.
Colonna sonora: AIR Pocket symphony

UPPER READERS
IL NIDO DEL SERPENTE – Pedro Juan Gutiérrez (edizioni e/o. 220 pp., 16 euro)

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C’è una scena di forte impatto emotivo all’inizio di questo romanzo, che va raccontata per la sua carica allegorica. Il protagonista, il giovane Pedro Juan, è allo zoo e assiste alla fuga di una scimmietta. Inseguita dai guardiani, entra nella gabbia dei leoni che, indolenti, la osservano senza muovere un passo. Conscia del pericolo, anch’essa si immobilizza. Finché, braccata dagli umani, è costretta a esporsi al pericolo d’essere sbranata. Ma quando i leoni stanno per sferrarle una zampata, corre dov’era all’inizio, quasi nelle braccia dei guardiani. Insomma: un cul de sac dal quale è impossibile uscire, solo decidere se perdere la libertà o morire. In questo romanzo che parafrasando Flaubert potrebbe intitolarsi L’educazione sessuale, la scimmietta è la vita, la sua fuga il sesso, la gabbia Cuba, i guardiani il potere e i leoni la morte.
Scritte in una lingua diretta, senza fronzoli, altamente evocativa, le peripezie sessuali di Pedro Juan si leggono al galoppo. Dall’iniziazione con una prostituta lacera e maleodorante, al rapimento estatico di amplessi lisergici con donne indios, a rapporti ossessivi con single emancipate, il sesso è una continua sbornia in cui naufragare - piacere e dolore assieme - ma anche un faro che rischiara l’oscurità del mondo. E sullo sfondo l’Isola: raccontata senza l’indulgenza o il livore di chi crede a un sogno o di chi l’ha visto infrangersi, ma semplicemente con il realismo di chi ha attraversato adolescente gli anni postrivoluzionari.
Colonna sonora: DANIELE SEPE UND ROTE JAZZ FRAKTION Suonarne 1 per educarne 100

OLD FASHION
IL FUORIGIOCO MI STA ANTIPATICO – Luciano Bianciardi (Stampa Alternativa. 381 pp., 16,50 euro)

bianciardi

Tanto per inquadrare subito il tipo: quando Luciano Bianciardi pubblicò La vita agra e finalmente gli arrise un bel po’ di successo, ne fu dapprima deluso, poi cominciò a chiedersi dove mai avesse sbagliato. Pensava di aver mosso con quel romanzo una critica così radicale alla società italiana da suscitare scandalo. E invece, al posto di una denuncia per vilipendio, il consenso omologante e l’alimento della chiacchiera nei salotti mondani.
Alcolizzato, morirà nel 1971, a soli 49 anni. Non prima di aver raccolto l’invito di Gianni Brera a tenere una rubrica di posta coi lettori sul Guerin Sportivo, a partire dal settembre 1970: quando occuparsi di calcio non faceva così figo. Ora quest’epistolario è riprodotto fedelmente e il suo complesso ci restituisce l’immagine di un’Italia forse più ingenua e ruspante, ma nient’affatto incline all’ignoranza (non di rado sia nelle lettere che nelle risposte si tratta di libri). Ma soprattutto a emergere - al posto dei processi intentati a suon di noiosissime moviole - è la passione, quella che porta a discettare di valori estetici, e il divertimento fine a se stesso, che fa compitare discutibilissime classifiche come quelle del Nick Hornby di Alta fedeltà. Concentrato, qui c’è tutto Bianciardi: uno che si dà, azzarda, magari sbaglia ma non si tira mai indietro.
Colonna sonora: FRANCO BATTIATO Il vuoto

BAZAR COLLECTION
LE REGINE DEL TERRORE – Davide Barzi (Edizioni BD. 220 pp., 13 euro)
“Giornata triste quella di oggi per Diabolik: continuamente braccato com’è dall’ostinato ispettore Ginko, non potrà partecipare ai funerali di sua madre. Una mamma segreta, una dolce mamma milanese che lo ha messo al mondo 25 anni fa”. Così il Corriere della Sera annunciava nel 1987 la morte della creatrice del più famoso dei ladri in calzamaglia nera, Angela Giussani; seguita nel 2001 da quella della sorella Luciana, sua sodale per tutta la vita. L’obiettivo del libro è ripercorrere la vita di queste 2incredibili sorelle: benestanti, entrambe di rara avvenenza fisica, intraprendenza professionale, coraggio e tenacia. Tutte doti che risaltano dalle numerose immagini che corredano il testo e che fanno venir voglia di risfogliarlo una volta finito.
A dire la verità, a un certo punto, un uomo ci si metterà di mezzo - Gino Sansoni, un editore avventuroso che, pensate, dovrà il suo successo all’invenzione del mensile Forza Milan! – sposando Angela. Malsopportato da Luciana, tenterà perfino di fare concorrenza a Diabolik, una volta consumata la separazione. Ma ormai sono gli anni ’70 e Diabolik è diventato un’icona. Prima, però, ci sono state le denunce a loro carico per l’ardita rappresentazione di un ladro spietato e una giustizia sempre frustrata.
Riservate frequentando la mondanità, disinibite nel privato, finiranno per farsi assorbire completamente dal successo del loro personaggio. Che è ancora vivo.
Colonna sonora: TRACEY THORN Out of the woods


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