SOLUZIONI SALINE
SIAMO TUTTI DI SALE

In acqua è solubile finché non saturo, in zucca illumina se non c’è tracotanza, nel piatto solletica finchè non brucia.

Il sale come un minerale pesa, ma sa sciogliersi fino a scomparire.
Conserva gli organismi o li aggredisce, essiccandoli.
Se scavato, protegge come una casa di cemento, ma quando piove può franare.
Come il marmo abbaglia e come polvere opacizza.
Costa poco ma permette gli scambi.
Residuo e origine.
Aumentando la pressione, anima, ma anche coagula i liquidi, estenuando.
Può dare o togliere sapore, attrarre o repellere, cuocere o spegnere.

Come il sale, Bazar trasforma e si trasforma, con la stessa ambivalenza, che è anche di questa vita perigliosa in perenne amore e guerra.

Come fare di una sostanza prismatica, cangiante e ambigua, un’occasione di maturazione? Come rendere un’avventura extraordinaria, costruttiva? Come aggiungere senza togliere, cambiare senza distruggere?
Se un movimento non si può fermare, o la vita prenderla senza morirla, come trovare la dose giusta, la misura che sazia, l’equilibrio perfetto?

X Bazar una pista sta nel senso del limite e della differenza: nell’umiltà.

Se per caso ci accorgiamo che in ogni esperienza e in ogni persona stanno un limite e una differenza, riconoscerlo, comprenderlo e accettarlo può forse renderci un po’ più liberi.

Come in una bolina, Bazar naviga incerto ma pronto, attento e vigile per non cadere, ma avido nel procedere, teso dalla fatica dell’incertezza ma libero dagli automatismi delle griglie.

Per Bazar non ci sono meccanismi o sistemi da scoprire, arti o tecniche in cui diventare dottori, misteri da impossessare per poi governare: c’è invece un doloroso tendere senza pace, un rotolare drammatico, un alternanza di ritmo e melodia senza possibilità di previsione.

E in questo disordine che ci costringe, la più allegra pienezza.

Terremotati tra vuoti d’aria, sbalzi e scosse, cerchiamo di procedere forti dell’umiltà che ci permette di vedere, conoscere e sperimentare, e del coraggio di comprendere di ciò stesso il limite. Che non è dato, ma anch’esso tramuta.

Siamo tutti di sale perché come il sale che può tutto, tutto possiamo (se ci teniamo in ballo, se ci mettiamo in gioco): pronti alla continua revisione del chimico.



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