Un vino special: Champagne!
Chi non conosce lo champagne e le sue irresistibili bollicine? Eppure pochi sanno che il successo di questo vino lo si deve a... un astemio! E se vi è rimasta sulla tavola qualche lamierina metallica (di quelle che stanno sui tappi di sughero) fate atten

Una lunga tradizione
Se lo champagne è diventato un’altra delle glorie nazionali francesi lo si deve a una lunga tradizione di produzione vinicola, non certo al merito di un solo uomo, ma uno più degli altri ha segnato la storia di questo vino. Ironia del destino? Un astemio! Il suo nome è Dom Perignon, frate benedettino che arriva all’Abbazia di Hautvillers nel 1688. Vegetariano, è un gran conoscitore di uve e seleziona personalmente i grappoli da spremere insieme, la cosiddetta cuvée, invece di utilizzare miscele di mosti o tagli di vini precedenti. I francesi però apprezzano di più il vino “calmo” rispetto a quello “pétillant”, con le bollicine. Sarà Luigi XV, che nel 1728 autorizza il trasporto dello Champagne in panieri da 50 e 100 bottiglie, a segnare l’inizio della commercializzazione di questo vino.
Lo Champagne come lo conosciamo oggi è il frutto di una tecnica perfezionata nel XIX secolo. Viene prodotto secondo il metodo classico, chiamato anche champenoise, che consiste in una doppia fermentazione del mosto, la prima volta nei tini, la seconda nelle bottiglie stesse. L’altro metodo è lo charmat, dove la seconda fermentazione non avviene in bottiglia, ma in grandi contenitori refrigerati.
Occhio alla sigla! V.S.: Vino Spumante; V.S.Q.: Vino Spumante di qualità; V.S.Q.P.R.D.: Vino Spumante di qualità prodotto in regione delimitata.

Il Club dei collezionisti
Si chiamano capsule, “plaques des muselets” e “plaques de Cava”: sono quei lamierini posti sulla calotta dei tappi di sughero fermati ai collarini delle bottiglie tramite gabbiette di filo d’acciaio. Inventati in Francia nel 1844, hanno fan in tutto il mondo. Dalla metà degli anni ’80 i collezionisti si sono scatenati, se ne contano 50mila in Francia e quarantamila in Spagna.
In Italia è una passione recente, con 400 iscritti al “Club collezionisti di capsule”. Alcune aziende giocano molto anche su questa passione, variando logo, colori e immagini. La Moët & Chandon ne cataloga oltre 250! E i collezionisti si ritrovano per le mostre, organizzate con le aziende, dove si effettuano gli scambi. Le rarità, come una capsula “Zingari”, azienda italiana degli anni ’30 e ’40 poi fallita, arriva anche a costare mille euro, ma nessuno ve la venderà mai: in Italia ne risultano solo tre.
 
Spumanti e abbinamenti
A differenza di Paesi come Spagna, Francia e Germania, noti per un unico spumante o un’unica denominazione di bollicine, l’Italia si caratterizza per tante varietà. A seguire, una summa di consigli del direttore del Forum Spumanti d’Italia 2005, Giampietro Comolli: “Intanto la bottiglia va conservata al buio e al fresco e prelevata poche ore prima di essere servita per entrare in un secchiello con ghiaccio tritato, acqua fredda e sale grosso. Niente congelatore!! Ottimo per tutto un pasto, lo spumante può anche nobilitare una fetta di lardo di Colonnata o di culatello di Zibello, scaglie di Parmigiano Reggiano e la piccola pasticceria. Anche piatti elaborati, come la “bomba di riso” ripiena di selvaggina, si sposa bene con lo spumante, che esalta la delicatezza di alcuni sapori e smussa e ammorbidisce il carattere di altri. Lo spumante ripulisce con la propria sapidità le papille gustative, ripristinandole per i successivi sapori”. Altre info su www.spumantiditalia.it.

Una “frizzante” passione
Madame de Pompadour spiega: “Solo lo champagne rende le donne belle dopo aver bevuto”. Anche la grande Sarah Bernhardt beve regolarmente mezza bottiglia a ogni pasto, mentre la scrittrice Colette “ama bere lo champagne a piccoli sorsi”. Innamorati di questo vino sono anche Ian Fleming, che trasferisce la passione al suo fascinoso James Bond, e Hitchcock, che lo inserisce spesso nei suoi film, in particolare “Notorius”. Come dimenticare poi l’abbinamento con le fragole in “Pretty woman”? Oppure la marca Moët & Chandon, che in  “Totò, Peppino e i fuorilegge” diventa “Mò esce Anton”?

L’altra ricetta
Il TORTINO DI PERE ALL'ASTI SPUMANTE è ottimo per le feste, e con la frutta e lo zabaione va bene anche per i celiaci.
Ingredienti per 6 persone:
Uova 3; Zucchero 150 gr; -Asti Spumante 75 cl; Colla di pesce 12 gr;Pere Abate 4; Panna da montare 250 ml.
Sbucciate e pulite le pere Abate, dividendole a metà; cuocerle con 100 gr di zucchero e metà dell'Asti Spumante; nel frattempo ammorbidite i fogli di colla di pesce in acqua fredda. In una pentola d'acciaio a bagnomaria, con una frusta, cuocere lo zabaione utilizzando i rossi d'uovo, 50 gr di zucchero e il restante Asti Spumante, fino ad ottenere un composto solido. Terminata la cottura, aggiungere la colla di pesce ammorbidita e far riposare in frigorifero per almeno 1 ora. Foderate con le pere cotte tagliate a fettine sottili 6 stampi circolari monoporzione. Montare la panna ed aggiungerla allo zabaione. Riempite gli stampi monoporzione e riponeteli in frigo per circa 30 minuti. Servire freddo accompagnato da scaglie di cioccolato fondente.

Itinerari dello spumante
Le varie aziende organizzano visite guidate alle cantine, basta cliccare sui loro siti internet per trovare info.
Su
http://www.astidocg.it/ invece, ci sono le coordinate del consorzio per la tutela dell’Asti, utile per organizzare un itinerario ad hoc dedicato ad una zona di elezione dello spumante nostrano.
Info su
www.spumantiditalia.it per il “Forum Spumanti d’Italia”, l’ultimo di settembre 2005. Per gli appuntamenti legati invece al Club dei collezionisti di capsule, che si incontrano presso diverse case, come Ferrari, Berlucchi, Ricci Curbastro, Bosca, Consorzio Franciacorta, scrivere a elia.ccc@libero.it e giorgioccc@tele2.it. Varie degustazioni alla Città del gusto del Gambero Rosso, info allo 0655112215.


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