Qui noN legge neSSuno
Perchè più ke leggerle sembra viverle certe pagine, con finali inaTTesi, linguaggi provocatori, sTorie sFaccettate e perSonaggi inopportuni...

BAZAR SEGNALA
TERRORISTA – John Updike (Guanda. 293 pp., 15 euro)

updike

E pensare che qualcuno – nella tempesta mediatica scatenata dal successo di vendite negli USA - ha usato come argomento denigratorio il fatto che uno scrittore, 74enne e wasp, si sia incautamente calato nei panni di un 18enne di origine araba. Accusando insomma John Updike di aver preteso parlare di quanto più lontano dalla sua esperienza. Ma non è invece proprio questo il senso della letteratura, dare voce a personaggi che non sono la mera duplicazione del proprio sé? Senza contare che, nonostante la vicenda del giovane musulmano Ahmad sia quella centrale, il romanzo tratteggia lo sviluppo di ulteriori personaggi, essendovi rappresentate tra l’altro anche altre religioni: ebraica, cattolica e luterana.
Ahmad è un bravo ragazzo, forse un po’ troppo serioso: come chi ha dovuto crescere in fretta causa l’immaturità dei genitori (il padre egiziano, fuggito dall’America ma soprattutto dalle responsabilità, e la madre di origini irlandesi che si barcamena tra l’hobbie della pittura e una serie di improbabili amanti). Il confronto tra i desideri consumistici dei suoi coetanei americani e le idealità che gli offre l’imam è impietoso: pur tra le titubanze dovute alla forza degli impulsi sessuali, a prevalere è il bisogno di dimostrarsi superiore al padre. Perciò abbandona la scuola e fa il camionista, accostandosi a sedicenti cellule dormienti. Ma non è vero, come si era letto prima di poter toccare con mano, che il libro rappresenti una critica totale del sistema americano: Ahmad dovrà fare i conti con l’anziano consulente scolastico Jack Levy. E se qualche aspirante terrorista arrivasse alla fine del libro – di ogni risma si trattasse – capirebbe che i cattivi maestri non lo considerano altro che carne da macello. E che loro la fanno sempre franca.
Colonna sonora: PIOTTA Multi culti

TALENT SCOUTING
GLI IMPIETRITI – Francesco Tacconi (peQuod. 157 pp., 14 euro)

tacconi

L’aggettivo sostantivato nel titolo - dagli indifferenti di Moravia agli sfiorati di Veronesi – richiama, inevitabilmente, un tentativo di rappresentazione generazionale. E, da questo punto di vista, non c’è dubbio che “Gli impietriti” possa assurgere a definizione calzante x gli uomini di domani: quelli cresciuti con la televisione come tata, la play-station come campo giochi e il pedofilo come orco.
Il problema dell’undicenne Federico è sì programmaticamente la matematica, malsopportata per schematicità e grado di astrattezza. Ma soprattutto risiede nei suoi comportamenti inopportuni - o almeno così sostengono gli adulti: dal maestro sordo al disagio ai genitori distanti, fino al “fratello maggiore” Nicola che rappresenta l’ambiguità del reale - a cui conseguono episodi traumatici e reazioni violente. Federico sente (sulla sua pelle, visto le botte che prende, in casa e fuori) che dovrà capire tutto da solo: dal sesso alla morte. E imparare a discernere il bene dal male.
A Francesco Tacconi si perdona volentieri l’ingenuità di far dire a Federico che non conosce il significato del termine “inopportuno”, poche righe dopo aver descritto le sue compagne “un coro di petule infiocchettate”, perché si avverte la sua ammirevole concentrazione a ricreare mimeticamente la forma mentis di un bambino poco amato e come tale ossessionato da una presunta colpa.
Colonna sonora: TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI La seconda rivoluzione sessuale

PENSARE LEggENDO
NAVIGANDO A VISTA – Gore Vidal (Fazi Editore. 296 pp., 17,50 euro)

vidal

Una smentita eclatante a quanti pensino che non sia possibile praticare le concupiscenti stanze del potere, o frequentare la mondanità del proprio tempo, senza smarrire la bussola del libero pensiero ovvero esaurire le energie per proclamarlo. Questo è, il secondo libro di memorie di Gore Vidal. Che dovrebbe coprire l’arco temporale 1964 – 2006 (il quarantennio precedente essendo stato oggetto di “Palinsesto” ), se non fosse che l’intelligenza dell’autore è troppo mobile per bloccarsi di fronte alla tentazione di tornare su quanto già detto per meglio puntualizzarlo o di esprimere giudizi inediti sul materiale del passato. Anche perché a pressarlo ci sono le morti che sopravvengono e con le quali è necessario confrontarsi: degli amici, dell’impressionante sequela di intellettuali che ha conosciuto, del compagno con il quale ha condiviso 54 anni di vita. E lui reagisce - malinconico senza mai prendersi troppo sul serio, seguendo la lezione di Montaigne – raccontandoci la sua vita come fosse un film. Solo che non ci tratta come spettatori, ma ci invita direttamente sul set, dove in presa diretta assistiamo alle gesta di attori che faranno la storia.
Se alla fine gli siamo grati è perché Gore Vidal è stato tutto - scrittore (di romanzi, saggi, teatro e cinema), giornalista, attore e uomo politico negli “Stati Uniti d’Amnesia” – ma, prima di tutto, in ogni attività, è stato se stesso.
Colonna sonora: YOKO ONO Yes, I’m a witch

UppER READERS
NON MUORE NESSUNO – Sergio Claudio Perroni (Bompiani. 217 pp., 15 euro)

perroni

Il dovere informativo impone di dirlo: che Sergio Claudio Perroni, oltreché insigne traduttore - di Ellroy, Foster Wallace, ma anche del francese Houellebecq - fa l’editor (per esempio di Sandro Veronesi). Anche se si vorrebbe sottacerlo, soppesando il valore di questo suo primo romanzo indipendentemente dalle professioni sin qui svolte.
Dunque, lo scrittore R.T. Fex (volendolo leggere in inglese: Artifex) sparisce dalla circolazione, dopo aver pubblicato il suo capolavoro, accolto da pressoché unanime consenso. Ecco che allora il libro assume la forma del memoriale: 26 ore di registrazione che raccolgono le testimonianze di alcune persone che lo hanno conosciuto, interpolate da interventi di Fex stesso e da brani estratti da suoi inediti. Ne viene fuori un canovaccio via via più interessante quanto + l’immagine dell’uomo si fa sfaccettata e contraddittoria, e i contorni dei personaggi - le loro motivazioni più viscerali - emergono dai ricordi selezionati per raccontarlo. Presuntuoso, spietato, ma anche infantilmente commovente, Fex spiega così il suo trasporto per la letteratura: “Perché nei libri non muore mai nessuno: se un personaggio che ami muore, per resuscitarlo ti basta di tornare indietro di un paio di pagine”.
Fortunatamente per il lettore, Perroni è immune dalla pretesa di rappresentazione totale del caos della vita tipica di certo sperimentalismo, in favore di una vena di felice affabulazione: a tratti ecletticamente divertente.
Colonna sonora: LEANDRO BARSOTTI Il jazz nel burrone

OLD fAShION
L’OSPEDALE DEI DANNATI – Stanislaw Lem (Bollati Boringhieri. 203 pp., 18 euro)

lem

Ci sono casi in cui il dolore è così atroce, lo sgomento talmente grande, che è impossibile affrontarlo di petto. Specie quando la cosa, il trauma, travalica l’esperienza del singolo – chiamandosi guerra di sterminio - per farsi sciagura dell’umano; e il reduce, colui che ne scrive, nutre un irredimibile senso di colpa per essere scampato alla fine riservata a tutti gli altri (l’ha descritto in maniera magistrale e definitiva Primo Levi ne “I sommersi e i salvati”). Dev’essere anche con questo sentimento che Stanislaw Lem – autore polacco scomparso lo scorso anno, universalmente noto come uno dei maestri dell’odierna fantascienza – produsse nel 1948 un romanzo ambientato nella Polonia dei campi di concentramento nazisti, relegando i fatti storici a episodi marginali. Così, almeno a prima vista. Perché a guardare bene, la somma delle diverse follie che si manifestano nei pensieri, come nei comportamenti, dei medici dell’ospedale psichiatrico nel quale si rifugia il giovane Stefan, ricalcano (neanche troppo allegoricamente) idee e atteggiamenti dell’intellighenzia polacca all’indomani dell’invasione tedesca: qualcosa di oscillante tra rassegnazione statica e isterica miopia.
Insospettabile esistenzialista (vivere è essere reclusi in un manicomio), colui che scriverà “Solaris” non salva certo la genia degli scrivani: basti pensare alla boriosa figura, assurdamente decadente, del poeta Sekulowski. Nell’apocalisse conclusiva, tra le rovine fumiganti, un finale inatteso.
Colonna sonora: NAS Hip hop is dead

BAZAR COLLEctION
MAURIZIO CATTELAN – testo di F.Manacorda (Electa. 107 pp., 19 euro)

cattelan

Lode a Maurizio Cattelan. Per avere detto che il lavoro aliena l’uomo. Che la scuola irreggimenta il ragazzo con sistemi coercitivi. Che la famiglia prostra il bambino, talvolta fino a conseguenze estreme. E per avere espresso tali semplici quanto inaccettabili concetti non in termini così banalmente apodittici, ma con il linguaggio provocatorio e ambiguo della propria ricerca artistica. Di fronte alla quale noi fruitori siamo inevitabilmente spiazzati: non sappiamo se ridere o disperarci, se vederci un forte intento dissacratore o un austero fustigatore morale.
Va detto che le sue opere, che si esibiscono en plein air o in appositi contesti chiusi, curiosamente reggono alla riproduzione fotografica su volume. Infatti, sfogliando le immagini se ne resta irretiti - quasi come se le osservassimo dal vivo - tanto sono evocative di significati: il papa polacco abbattuto da un meteorite, Hitler genuflesso che prega, i 3 bambini impiccati agli alberi, l’asino rovesciato dal peso del carico da trasportare. Roba con quotazioni ormai stratosferiche, per un paradosso del mercato dell’arte che porta a fagocitare ogni iconoclastia.
Pregio dell’iniziativa – dedicare agili monografie a interpreti dell’arte contemporanea – è l’essere per tutti, grazie a semplici didascalie esplicative di ciascuna opera.
Colonna sonora: REMO REMOTTI In voga


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